Il Terzo Settore: il capitale sociale

G. Merlo, La programmazione sociale: principi, metodi e strumenti, Carocci 2014

Capitolo: 3.3. Il capitale sociale

BOX DI APPROFONDIMENTO n. 21

N.B. I riferimenti bibliografici si riferiscono alla sito bibliografia del testo. Nel caso di citazione si consiglia la seguente notazione: “Merlo G., La programmazione sociale: principi, metodi e strumenti”, allegato web n.21, Carocci, 2014

INDICE ANALITICO GENERALE

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AGGIORNAMENTO: LA LEGGE DI RIFORMA DEL TERZO SETTORE: VEDI SCHEDA

Il 6 giugno 2016 è stata approvata la Legge delega di riforma del Terzo Settore che dà mandato al governo di mettere ordine e semplificare l’intero settore, definendone il quadro di azione, armonizzandone le norme con un Codice del terzo settore, prevedendo un unico Registro nazionale, rivedendo la normativa sull’impresa sociale, istituendo il servizio civile universale (aperto anche agli stranieri regolarmente soggiornanti). Il governo avrà un anno di tempo per dare attuazione effettiva a questi principi attraverso i decreti legislativi delegati.

Sul tema del Terzo Settore vedasi anche le schede:

LE DIMENSIONI - Elementi quantitativi delle diverse componenti del Terzo Settore

FONDAZIONI


In Italia, le organizzazioni di Terzo Settore, pur avendo diversa natura giuridica, struttura organizzativa e consistenza economica e finanziaria, devono condividere invariabilmente le seguenti caratteristiche: - assenza di scopo di lucro, - natura giuridica privata, - presenza di un atto di costituzione formale oggetto di un contratto formalizzato o di un accordo esplicito fra gli aderenti, - autonomia di governo, - utilizzo nelle attività di una quota di lavoro volontario, - presenza di una struttura di governance democratica.

Seppure all’interno della condivisione dell’obiettivo ultimo dell’azione da parte di tutte le sue differenti componenti, ovvero la realizzazione di attività aventi pubblica utilità, il Terzo Settore comprende realtà aventi diverse funzioni-obiettivo.

È possibile, dunque, trovare sia organizzazioni che svolgono prevalentemente una funzione produttiva (quali le cooperative sociali e le imprese sociali), che realtà (come le fondazioni) aventi prevalentemente una funzione erogativa, finalizzata a sostenere l’attuazione di interventi di welfare a livello locale da parte di altre organizzazioni del Terzo Settore, oppure quella di advocacy (come le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale).

In quest’ultimo caso, l’azione dei soggetti di Terzo Settore si articola in due principali obiettivi: da un lato, su coloro che sono individuati quali decision maker, agendo per modificare la loro percezione o comprensione riguardo alla questione da promuovere e per influenzare il loro comportamento; dall’altro, sui cittadini, organizzando, formando, educando, stimolando alla responsabilità sociale i consumatori, i risparmiatori, le imprese.

È opinione comune che il Terzo Settore non possa essere ricondotto entro modelli pre-costituiti, essendo una realtà sociale, economica e culturale in continua evoluzione. È tuttavia possibile delineare una tassonomia dell’insieme, vasto ed eterogeneo, di aggregazioni collettive che fanno parte oggi del Terzo Settore.

Questo è il quadro pre legge di riforma

Tipologia organizzativa

organizzativa ----------------------------------------giuridica --------------------------------------
--------------------------------------qualifica civilistica
--------------------------------------qualifica fiscale

Ente

Associazione riconosciuta Associazione non riconosciuta Fondazione-------------------------------------- Comitato Cooperativa sociale Associazione di promozione sociale Organizzazione di volontariato Organizzazione non governativa-------------------------------------- Società di mutuo soccorso-------------------------------------- Enti ecclesiastici Impresa sociale-------------------------------------- Onlus

Riferimenti normativi


C.Civile art. 12 e artt. 14-35. C.Civile art. 36-42 C.Civile art. 12 e artt. 14-35-------------------------------------- C.Civile artt. 36-42 L.n. 381/1991 L.n. 383/2000 L.n. 266/1991 L.n. 49/1987-------------------------------------- L.n. 3818/1886-------------------------------------- L.n. 222/1985 L.n. 118/2005, D.lgs. n. 155/2006-------------------------------------- D.lgs. n. 460/1997

L’intero settore, secondo l’Istat[1], conta oltre 235 mila organizzazioni non profit, pari al 5,4% di tutte le unità istituzionali; circa 488 mila lavoratori, pari al 2,5% del totale degli addetti e circa 4 milioni di persone coinvolte in veste di volontari. Dal punto di vista del valore economico, la ricerca quantifica un volume di entrate stimato di 67 miliardi di euro pari al 4,3% del Pil, in deciso aumento rispetto ai dati Istat del 2001 che attestavano tale cifra a 38 miliardi di euro, pari al 3,3% del Pil. Dati ancor più significativi se accompagnati da una quantificazione del risparmio sociale derivante dalle ore di lavoro messe gratuitamente a disposizione dai quattro milioni di volontari e, ancor più, dal benessere materiale e immateriale apportato a chi ha beneficiato delle loro prestazioni, del loro aiuto e della loro solidarietà. (Unicredit 2012 cap.1).



[1] I dati quantitativi relativi alle diverse tipologie di soggetti del Terzo Settore, in grado di fornire una fotografia della dimensione del settore nel suo complesso, non sono di recente rilevazione: questi ultimi, infatti, risalgono al VIII Censimento Generale dell’Industria e dei Servizi condotto da Istat nel 2001; è previsto, da parte di Istat, per la fine del 2013 la pubblicazione dei dati nuovo “Censimento delle Istituzioni Non Profit”.http://censimentoindustriaeservizi.istat.it/istatcens/category/non-profit/


Approfondimenti

TERZO SETTORE / Fondazioni, Il rapporto “Sussidiarietà e qualità nei servizi sociali”

http://www.secondowelfare.it/terzo-settore/fondazioni/il-rapporto-sussidiarieta-e-qualita-nei-servizi-sociali.html

Istat, Censimento dell'industria e dei servizi, il settore no profit, 2014

http://censimentoindustriaeservizi.istat.it/istatcens/category/non-profit/

Accorinti M., Terzo settore e capitale sociale, Obiettivi, politiche, interventi, Biblink, 2008

http://www.biblink.it/catalogo/bl00052.html

Donati, Colozzi,Terzo settore, mondi vitali e capitale sociale, FrancoAngeli, 2007

Organizzazioni del terzo settore e creazione di capitale sociale: il caso delle cooperative sociali e il ruolo della responsabilità sociale d‘impresa, Giacomo Degli Antoni Elisa Portale, Working Paper n. 47 , dicembre 2007

http://www.aiccon.it/file/convdoc/47.pdf

De Sanctis M., CAPITALE SOCIALE (CS) E SVILUPPO LOCALE , Un tentativo di messa a punto di un lungo dibattito

Rossi G., Boccacin L., Il capitale sociale e le organizzazioni del Terzo Settore, Angeli 2006

Bruni, L. e Zamagni, S. (a cura di), (2009), Dizionario di Economia Civile, Città Nuova, Roma;

Forum Nazionale del Terzo Settore (a cura di), (2010),Le sfide dell’Italia che investe sul futuro.

Libro Verde del Terzo Settore, in www.forumterzosettore.it

Borzaga, C., (1997), “Il Terzo Settore: dimensioni, evoluzione, caratteristiche e potenzialità” in L. Bernardi (a cura di), La finanza pubblica italiana. Rapporto 1997, Bologna, Il Mulino

Rago, S. e Villani, R. (a cura di) (2011)

Glossario dell’Economia Sociale, Homeless Book

Rossi E., Zamagni S., (2011) Il Terzo settore nell'Italia unita, Il Mulino;

Sabatini, F. (2007), Capitale sociale, imprese sociali, spesa pubblica e benessere sociale in Italia, MPRA Paper n.2365.

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Giorgio Merlo