Edilizia popolare

G. Merlo, La programmazione sociale: principi, metodi e strumenti, Carocci 2014

Capitolo: 7.3. La produzione pubblica di beni e servizi

BOX DI APPROFONDIMENTO n. 45

N.B. I riferimenti bibliografici si riferiscono alla sito bibliografia del testo. Nel caso di citazione si consiglia la seguente notazione: “Merlo G., La programmazione sociale: principi, metodi e strumenti”, allegato web n.45, Carocci, 2014

INDICE ANALITICO GENERALE

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EDILIZIA POPOLARE : cenni storici degli interventi pubblici nel settore


Il tema dell’abitazione è trattato in diverse schede:

L DIRITTO ALLA CASA - Esiste una gerarchia dei diritti?

LA NORMATIVA: excursus storico

IL DISAGIO ABITATIVO: definizioni

IL FABBISOGNO ABITATIVO: una prima analisi nel territorio della provincia di Torino: esempio

MODALITA’ DI INTERVENTO

PIANO CASA - Piano nazionale 2014



"Come abbiamo accennato parlando della programmazione pubblica, al di là dei differenti approcci politici, storicamente e nei diversi settori di intervento, le modalità pubblica di produzione ed erogazione possono essere differenti, anche dal punto di vista della ripartizione di risorse impiegate tra pubblico e privato (es. compartecipazione al costo, accreditamento e vauchers) essenzialmente riconducibili a tre tipologie: direttamente dallo Stato ed i propri enti territoriali quali le Regioni, le Province ed i Comuni (Pubblica Amministrazione), ma anche attraverso proprie articolazioni come le Aziende Autonome o gli Enti Pubblici Economici e non, le Aziende Speciali o Enti Strumentali, le Imprese a partecipazione statale; tramite forme di esternalizzazione; attraverso aziende concessionarie (privati che erogano in proprio beni e servizi, ma la cui titolarità ed il controllo restano al soggetto pubblico)." (Merlo G., 2014, p. 175)

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La nostra Carta Costituzionale non riconosce in modo esplicito il diritto alla casa, è difatti discusso quale sia la norma costituzionale cui fare riferimento: se l'art. 14, comma 1 della Costituzione, il quale prevede che il domicilio è inviolabile, o l'art. 47, comma 2, che attribuisce alla Repubblica il compito di favorire l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione. Da ciò risulta quindi che il bene Casa è strumentale a esigenze di diversa intensità, da quella primaria di avere un “tetto”, a quella di avere uno spazio delimitato dove sviluppare in modo pieno i diritti della persona.

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Gli interventi pubblici in campo di edilizia popolare nel nostro ordinamento giuridico nascono con la promulgazione della legge n. 251 del 31/5/1903 (legge “Luzzatti”) nel quadro di una politica sociale, ma anche come fattore di sviluppo economico.

All'inizio l'intervento pubblico nell'edilizia opera attraverso i Comuni (oltre a forme cooperative) attraverso le nascenti aziende municipalizzate, mentre in epoca fascista (T.U. n. 1165 del 1938) le competenze trovano spazio nel nuovo Consorzio Nazionale degli Istituti Fascisti Autonomi per le Case Popolari.

Con la fine della guerra, in un contesto in cui il patrimonio edilizio era fortemente lesionato dagli eventi bellici e con solo il 7,4% delle abitazioni dotate contemporaneamente di servizi idrici ed elettrici, entrano in campo gli enti pubblici INA-CASA (1949, Istituto Nazionale per le Assicurazioni) e più tardi la Gescal (1963, GEStione CAse per i Lavoratori), mentre di quel periodo sono alcune fra le principali leggi e disposizioni relative al settore, tra cui la cosiddetta legge “Tupini” (n.408 del 2.7.1949) che stabilì alcuni principi dell'intera successiva legislazione.

In questa fase, superato il forte contributo iniziale del Piano Marshall, il finanziamento deriva dai prelievi effettuati direttamente sulle retribuzioni di dipendenti pubblici e privati (0,35% del valore totale) e dalle aziende (0,70%). Nel 1971, con la legge di riforma della casa (865/1971), si ha la trasformazione degli Istituti Autonomi delle Case Popolari (IACP) da Enti Pubblici Economici ad Enti Pubblici non Economici, sottolineandone attività pubblico-assistenziale, e l'accorpamento negli stessi di tutte le funzioni prima variamente e territorialmente disperse. Nel 1973 viene soppressa la Gescal (ma i contributi dei dipendenti e delle aziende solo nel 1992) ed il patrimonio fino ad allora costruito é in parte ceduto agli assegnatari ed in parte trasferito agli IACP. Infine, nel 1977, con il DPR 616 (primo tassello del decentramento) si ha il trasferimento delle deleghe alle Regioni.

Nel tempo e nelle differenze tra i diversi modelli adottati dal pubblico, l’Edilizia Residenziale Pubblica (ERP, precedentemente alla legge di riforma: "edilizia economica e popolare"), attualmente supportata dal Comitato per la programmazione economica (Cipe) e dal Comitato per l'edilizia residenziale (Cer), si caratterizza per tre tipi di intervento:

- edilizia residenziale sovvenzionata, in cui l'ente pubblico edifica direttamente il fabbricato, mediante finanziamenti integralmente pubblici;

- edilizia residenziale agevolata, in cui l'amministrazione incentiva l'edificazione residenziale attribuendo specifiche agevolazioni creditizie alle imprese costruttrici;

- edilizia residenziale convenzionata, in cui l'ente pubblico attribuisce direttamente beni o contributi all'impresa costruttrice.

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Giorgio Merlo 2014