IL DISAGIO ABITATIVO: definizioni

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Scheda a cura di Martina Ferraris

Il problema casa è divenuto un tema fortemente presente nel dibattito sociale e politico italiano a causa dell'emergere di nuove e più diffuse forme di disagio determinate dalla difficoltà di accedere alla residenza da parte di un crescente numero di individui.

Pietro Palvarini considera il disagio abitativo sotto forma di “povertà abitativa”[1] in cui è possibile racchiudere tutte quelle situazioni che, seppur in modo differente tra di loro, “si allontanano da una condizione di normalità abitativa”. Si tratta di un concetto complesso e non facilmente delimitabile che comprende molteplici situazioni con caratteristiche diverse tra loro in base ad intensità e tipo di disagio sofferto. Egli individua quindi in particolare cinque “domini della povertà abitativa”[2]:

  • Dominio fisico, cioè il disagio derivante da deficit strutturali o da carenza di servizi nell'abitazione;
  • dominio legale, riguardante l'insicurezza legata al titolo di godimento dell'abitazione;
  • dominio sociale, il quale produce forme di disagio dovuto ad un disequilibrio nella relazione tra la casa e i suoi abitanti;
  • dominio economico, ovvero il fenomeno dello “stress da costo” a cui sono sottoposte le famiglie che vedono indirizzata una quota troppo ampia del reddito ai costi destinati all'abitazione;
  • dominio territoriale, per cui il contesto territoriale in cui è inserita l'abitazione viene percepito come un problema fonte di disagio.

Non esiste quindi una definizione esaustiva di ciò che può essere considerato disagio abitativo, ma occorre adattarla in base al contesto preso in esame.

Alessandra Graziani[3] scompone il fenomeno del disagio abitativo secondo tre dimensioni principali:

  • Lo stress economico derivante dal costo di accesso alla casa e dal suo mantenimento;
  • l'inadeguatezza dello spazio abitativo, determinata da problemi di sovraffollamento;
  • l'inidoneità abitativa, risultante dal livello di dotazioni fondamentali dell'alloggio.

L'insieme di questi tre fattori principali rendono l'alloggio insoddisfacente rispetto a quelle che sono le esigenze di una famiglia.

L'Autrice considerando congiuntamente le dimensioni citate definisce un ordinamento che esprime in forma sintetica le condizioni del disagio abitativo individuando[4]:

  • disagio grave, in cui si combinano contemporaneamente almeno due fattori ritenuti di media o grave entità;
  • disagio assente, quando la situazione abitativa risulta essere pienamente soddisfacente su più versanti, infatti essa è il risultato dell'incrocio di almeno due fattori caratterizzati da assenza di disagio;
  • disagio lieve, in cui si combinano due fattori di lieve o nulla entità, ma anche la presenza di uno solo dei fattori di disagio lieve determina l'inclusione in tale classe;
  • vulnerabilità abitativa, situazione intermedia al disagio abitativo grave e a quello lieve, si caratterizza per la presenza di uno solo dei due fattori che presentano situazioni di media o grave entità.

Mediante questa suddivisione Graziani vuole giungere ad avere nuovi criteri di analisi del disagio, che comprendano variabili di diversa natura, capaci di individuare con maggiore efficacia i soggetti maggiormente bisognosi e le azioni di tutela più efficaci in relazione alla gravità e alla tipologia del disagio. Per tale finalità l'Autrice elabora uno schema delle proposte finalizzate alla riduzione del disagio abitativo derivante dalle ricerche condotte e che possa essere condiviso da tutte le parti sociali coinvolte nei processi decisionali.

Soluzioni finalizzate alla riduzione del disagio abitativo: schema delle proposte.[5]

Quella del disagio abitativo è quindi come si è visto una tematica complessa che non prevede parametri validi universalmente. Si possono rilevare però particolari condizioni di disagio che coinvolgono sia soggetti che non dispongono di uno spazio fisico in cui vivere, sia coloro che, pur disponendo di un reddito, si trovano in difficoltà nel far fronte alle spese per l'abitazione e agli imprevisti.

I parametri di riferimento tengono conto di tutti gli aspetti, sia quelli tecnici che quelli sociali e la dimensione economica, seppur molto incisiva, non rappresenta più il solo ed unico fattore che definisce e influenza maggiormente la condizione di disagio abitativo. Ad essa infatti vanno aggiunti fattori non più da considerare come secondari, cioè i fattori demografici e soprattutto sociali che influenzano il ciclo di vita dei soggetti e di conseguenza la domanda presentata sul mercato abitativo.




[1] Palvarini P., “Il concetto di povertà abitativa: rassegna di tre definizioni”, paper teorico dottorato di ricerca 2005/2006, pp da 3 a 8. http://www.sociologiadip.unimib.it/dipartimento/ricerca/pdfDownload.php?idPaper=143.
[2] Ivi, p. 12
[3] Graziani A., “La nuova dimensione del disagio abitativo: statistiche e previsioni degli esperti di settore”, in Studi e note di economia, marzo 2004. p.141
[4] Ivi. p. 147
[5] Ivi. p. 167

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maggio 2015 Martina Ferraris