Profili e Piani di Salute

INDICE ANALITICO GENERALE

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"Il dibattito teorico sviluppatosi negli ultimi decenni, di cui si è dato sintetico conto, si è riverberato nei diversi campi del sociale producendo una serie di strumenti di programmazione che, pur partendo ciascuno da uno proprio specifico ambito, tendono ad allargare l’attenzione, l’osservazione e l’intervento a settori che potremmo definire confinanti, in una ottica e con l’obiettivo, per l’appunto, di benessere complessivo (popolazione e singoli individui che la compongono) di un determinato territorio.

Tra questi possiamo ricordare i già citati «Agenda 21» (e buona parte della programmazione ambientale) ed i «Piani Territoriali di Coordinamento», nonché i «Patti territoriali», i «Piani di sviluppo delle aree montane», ed in particolar modo i «Piani di Zona», i «Piani e Profili di Salute» e i «Piano Operativi Regionali» della formazione e lavoro. Due gli elementi che li collegano: la concezione del benessere come obiettivo generale della programmazione settoriale e l’indicazione, più o meno vincolante, di un processo plurale e partecipato sia dell’osservazione del tema affrontato che delle soluzioni da intraprendere." (Merlo G., 2014, p. 67)

I Profili e Piani di Salute (PePS) nascono dalla “strategia della salute per tutti” adottata dall'Assemblea Mondiale della Sanità del 1998 che individua 21 obiettivi strategici per il 21° secolo a livello internazionale, nazionale e locale. Tra questi vi è la “Responsabilità multisettoriale nei confronti della salute” per cui “un approccio efficace allo sviluppo della salute richiede che tutti i settori della società siano responsabili dell’impatto sulla salute delle loro politiche e dei loro programmi, nonché la consapevolezza dei benefici che la promozione e la protezione della salute possono offrire. La valutazione dell’impatto sulla salute deve perciò essere applicata a qualunque politica o programma sociale ed economico, così come ai progetti di sviluppo che hanno probabilità di provocare effetti sulla salute (WHO 1998)”.

L’esperienza in questo ambito appare abbastanza sviluppata: nei fatti sono un rapporto sulla salute pubblica che descrive la salute dei cittadini ed i fattori che la influenzano, identificano i problemi di salute e le potenziali soluzioni, consentendo di avviare strategie e programmi di intervento per indurre il cambiamento e migliorare la salute della cittadinanza. La costruzione del Profilo si basa su strumenti e metodi fortemente validati, consolidati, di carattere “oggettivo”, verificabile e quantificabile (essenzialmente l’epidemiologia). In questo il concetto di salute è ancora quello legato all’ambito sanitario: gli elementi presi in considerazione sono infatti prevalentemente di tale carattere (malattie) e lo strumento principe per valutare lo stato di salute di una popolazione è quello della mortalità. La programmazione conseguente (Piani di salute) è prevalentemente dominio dei tecnici, anche per una forma di separatezza culturale, organizzativa e gestionale del mondo medico e delle sue strutture operative.

Più aperto ai problemi della governance e della partecipazione è lo sviluppo denominato come Profilo di comunità che, tramite la partecipazione delle istituzioni socio-sanitarie, del Terzo Settore, organizzazioni sindacali, associazioni e società civile, inserisce nei profili elementi qualitativi di percezione ed una costruzione condivisa dei piani di salute.

Per una collocazione dei PePS nella programmazione d'ambito: scheda I PROGRAMMI D'AMBITO

Per approfondimenti vedasi anche la voce SALUTE dell'indice delle schede tematiche



Approfondimenti:

Simonetta Lingua, Esperienze e strumenti per la costruzione dei profili di salute nella scuola, Dors 2015

http://www.dors.it/pag.php?idcm=5463

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SPERIMENTAZIONE DI UN METODO PER L’ELABORAZIONE DI UN PePS PROVINCIALE

Un primo rapporto di ricerca è stato presentato durante al Convegno “Qualità della vita: riflessioni, studi e ricerche in Italia” organizzato dall’Università degli Studi di Firenze, 9 - 10 Settembre 2010, con il patrocinio di ISTAT e di altri atenei o enti di ricerca di livello nazionale.

I materiali presentati di seguito sono desunti da:

- documentazione del Servizio Solidarietà Sociale della Provincia di Torino per la Prima Conferenza dell'Ufficio di Piano Provinciale 15/12/2010)

- relazione presentata al Convegno “Qualità della vita: riflessioni, studi e ricerche in Italia” Università degli Studi di Firenze, 9 - 10 Settembre 2010 (allegato)

Due sono le principali difficoltà da affrontare:

- portare in un unico sistema provinciale, organico e coerente, le diverse letture dei profili in considerazione della diversità dei temi analizzati e da patrimoni informativi provinciali e locali i quali leggono diversamente sul piano concettuale ed operativo i diversi fenomeni, utilizzando dati o indicatori diversi, tra quelli disponibili

- costruire un metodo che sia tempo stesso semplice ed immediatamente comprensibile e fruibile, ma allo stesso tempo "valido" (cfr. Glossario)

Il quadro metodologico è rappresentato dalle ”Linee guida regionali PePS” (Regione Piemonte dgr n. 3-9978 del 5/ 11/2008) che indica (nell'allegato A) come “Tutte le politiche del territorio possono concorrere alla promozione della salute ed in questo senso nessun ambito delle politiche locali dovrebbe essere escluso dalla revisione circa il loro impatto attuale o potenziale sulla salute. Al di là delle denominazioni utilizzate nelle singole amministrazioni in base alla distribuzione delle deleghe, gli ambiti e i settori di politiche che andrebbero presi in considerazione, i “tematismi” (raggruppamento logico) sono i seguenti: Politiche sociali e di welfare, Infanzia e sviluppo, Istruzione, Famiglia, Lavoro, Povertà e assistenza, Immigrazione, Sanità, Cultura, Politiche economiche, Sviluppo, Economia, Finanza, Pensioni, Agricoltura, Commercio, Turismo,Politiche del territorio, Ambiente, Trasporti, Clima, Energia, Rifiuti, Urbanistica, Casa, Sicurezza, Politiche dei diritti, Genere, Sindacalizzazione, Invecchiamento, Partecipazione, Volontariato e sussidiarietà”.

http://www.aslcn1.it/fileadmin/Distretto/PePS/Linee%20guida%20regionali%20PEPS_01.pdf

Se, sinteticamente, si può dire che il fine principale della programmazione è la riduzione delle differenze tra diverse situazioni (territori) o con opportuni punti di riferimento (benchmark) (Merlo G., 2014, cap. 2.3, pag. 54 e seg.), il metodo operativo può essere in questo modo riassunto:

- individuazione degli elementi qualitativi e quantitativi per ciascun “tematismo”

- riduzione della complessità per pervenire ad una sintesi (Merlo G., 2014, p. 146 e seg.)

- costruzione di uno strumento agile ed “intuitivo” che definisca i diversi profili territoriali

- creazione di graduatorie che permettano la comparazione.

Lasciando sullo sfondo e come punto di riferimento l’ampia e completa individuazione di tutti i possibili “tematismi” indicata dalla DGR regionale, è possibile sperimentare un modello di costruzione dei PePS a partire da una serie di indicatori attualmente disponibili.

Per evidenziare le differenze territoriali il modello sperimentale si sviluppa in due direzioni parallele:

  1. individuazione di profili dei diversi territori con le specifiche caratteristiche che li distinguono dagli altri, attraverso l’utilizzo di una "analisi fattoriale multivariata per componenti principali" (vedi Glossario) degli indicatori disponibili (Merlo G., 2014, p. 142 e seg.)
  2. costruzione di prime graduatorie del livello di benessere di ciascun territorio, attraverso la composizione e comparazione in ciascun territorio di una serie di indicatori messi in ordine di valore,

così come evidenziato dalla figura seguente.

Ovviamente, in questo approccio il problema nasce dal numero e qualità degli indicatori disponibili per i diversi tematismi e, nel caso ve ne siano diversi, dalla loro scelta.

Nel particolare caso sviluppato più avanti sono stati utilizzati sperimentalmente una serie di indicatori disponibili che, plausibilmente, possono, in prima approssimazione, rappresentare delle proxy (cfr. Glossario) dei fenomeni in osservazione.

La scelta degli indicatori, a sua volta, rimanda da un lato a valutazioni di carattere tecnico (quanto essi siano "validi" e rappresentativi del fenomeno in osservazione) e d’altro lato da valutazioni di carattere politico (quale peso si ritiene di dare a ciascuno di essi).

1. LA COSTRUZIONE DI PROFILI TERRITORIALI

Per la costruzione dei profili territoriali una serie di indicatori é stata trattata con una metodica di "analisi fattoriale multivariata" (cfr. Glossario) che permette di ridurre la complessità evidenziando alcune variabili “latenti” (cfr. Glossario) che “spiegano” l’andamento e le correlazioni tra i diversi e molteplici indicatori. (Sulle cautele nell'utilizzo di tali metodiche vedasi Merlo G., 2014, p. 142 e seg.).

In questo modo si sono evidenziate due componenti descrittive di profilo socio economico di comunità che sono state denominate:

- dinamismo socio economico

- dinamismo demografico popolare,

il cui incrocio (alta o bassa presenza) individua quattro diverse situazioni territoriali, così come evidenziato dalle figure seguenti.

2. LA COSTRUZIONE DI GRADUATORIE (LIVELLO) DI BENESSERE

Per la costruzione di prime graduatorie di benessere nei differenti territori (differenze) é stata utilizzata un'altra serie di indicatori raggruppati per "tematismi" che riconducono a specifiche politiche settoriali attraverso le quali è possibile intervenire: occupazione, presenza di servizi sociali, ambiente, trasporti pubblici e privati, sicurezza sociale, sanità.

All’interno di ciascun tematismo ogni indicatore è stato trattato come "tasso di popolazione specifica" (cfr. Glossario) ed ogni valore trasformato in una scala a 100 in modo che il valore di ogni indicatore possa essere confrontato con il corrispondente relativo agli altri territori presi in considerazione.

In questo modo è possibile costruire graduatorie (in valori di “gravità”) per ciascun tematismo messo sotto osservazione in ciascun territorio (nel caso i Consorzi socio assistenziali), così come evidenziato nelle figure seguenti.

Indicatori utilizzati: cessati, in mobilità, flusso dei disponibili.

In questo esempio la situazione peggiore sarebbe quella del CISS di Chivasso e la migliore quella del CISA di Gassino.

Per i successivi tematismi si presenta, per semplicità espositiva, la sola tabella riassuntiva della somma dei valori dei tassi specifici degli indicatori utilizzati, in scala a 100.

Si noti che il tematismo appare orientato ad evidenziare le differenze extra capoluogo

Costruite le graduatorie per ciascun tematismo, a questo punto è possibile sommarne i valori ottenuti e, utilizzando nuovamente una scala a 100, ottenere una graduatoria complessiva di benessere / malessere che metta in confronto i diversi territori.

Riprendendo quanto detto precedentemente sulla scelta di ciascun indicatore, il problema a questo appunto appare quello del “peso” che si intende dare a ciascun tematismo (problema tipicamente politico) nella definizione del benessere della popolazione (graduatoria complessiva dei sei tematismi).

A livello esplicativo si rappresentano due differenti situazioni.

2. A. Situazione in cui ognuno dei sei tematismi ha lo stesso peso (100% / 6 =16,6%).

In questo caso la situazione sarebbe la seguente:

Indice medio di criticità: media dei valori ottenuti da ciascun territorio in ciascun tematismo (media di riga).

In questo esempio la situazione peggiore sarebbe quella del CISAP Collegno Grugliasco e la migliore quella della C.M. Valli di Lanzo.

2. B. Situazione in cui, ai fini della definizione del livello di benessere della popolazione, si dà un peso differente ad alcuni tematismi rispetto ad altri.

Nella figura che segue, ad esempio, viene considera più importante la sicurezza sociale (30%), secondariamente ed a pari merito l’ambiente ed i trasporti (20%) e meno ancora i servizi sociali ed il lavoro (10%).

In questo caso la situazione sarebbe la seguente:

Indice medio di criticità: media dei valori ottenuti da ciascun territorio in ciascun tematismo (media di riga).

In questo esempio la situazione peggiore sarebbe quella della Città di Torino e la migliore quella del CONISA Val Susa.


NOTA: Al di là delle risultanze, fortemente orientate dalla scelta di indicatori disponibili, questo modello sperimentale di costruzione di graduatorie di benessere appare particolarmente utile a scopo di “didattica politica” nel senso che, gestito con un adeguato software (tipo foglio exel) con cui sia possibile variare di volta in volta il peso di ciascun tematismo, può essere al centro di discussioni collettive sull'importanza che ciascuna parte ritiene di assegnare sulle diverse componenti del benessere (indicatori e tematismi).



Per approfondimenti sull'utilizzo della analisi fattoriale multivariata vedasi anche le schede:

ANALISI MULTIVARIATA PER LA DESCRIZIONE DI UN TERRITORIO - Un potente e delicato strumento statistico nelle mani del programmatore (e della politica)

ANALISI PER MACRO OBIETTIVI: LA SALUTE - Come superare la parcellizzazione dei temi della programmazione mettendo al centro dell'attenzione obiettivi complessi

la voce SALUTE dell'indice delle schede tematiche

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Giorgio Merlo luglio 2014