Partizioni amministrative, servizi e diritti

INDICE ANALITICO GENERALE

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“Quando si passa dai diritti a specifiche prestazioni connesse si parla di ‘prestazioni doverose che costano’ (Giorgis, 2006), o anche di ‘diritti condizionati’, ossia sottoposti all’effettiva disponibilità di risorse e, pertanto, di diritti che possono assumere una valenza relativa. Il parametro ‘condizionante’ per eccellenza coincide con il principio di equilibrio finanziario, obbligo di copertura delle spese e risorse disponibili (Bifulco, 2003, p. 177)

(Merlo G., p. 49).

Vedi anche: Carlassare L., Diritti di prestazione e vincoli di bilancio, 3-2015 Costituzionalismo.it

http://www.costituzionalismo.it/download/Costituzionalismo_201503_533.pdf

"A questo punto il discorso, ovviamente, diventa scivoloso e insidioso: come può essere che un diritto (valenza assoluta) diventi relativo? … Si pensi ad esempio al diritto all’abitazione: ha lo Stato le risorse necessarie per garantirlo equamente a tutti i cittadini? Che cosa si intende per equamente? E per abitazione: quali sono gli standard?

(Merlo G., p. 49).

In questo quadro i problemi che la programmazione deve risolvere sono: definire gli standard di benessere in rapporto allo sviluppo economico, all’ideale e alle aspettative della popolazione (campo tra la tecnica e la politica); fissare i criteri (politici) della distribuzione, la conseguente efficiente ed efficace allocazione delle risorse e dei beni e servizi (tecnica) in modo che siano rispettati i valori di democrazia sociale; assicurare che tale sistema redistributivo sia effettivamente operante. (ivi, p. 51)

Una volta definito che cosa rientra nel bene comune [in questo caso i servizi] e per quale territorio, nonché chi abbia il diritto a goderne e con quali regole, il fine ultimo della programmazione sarà quello di mettere in campo azioni per ridurre le eventuali differenze presenti e osservate (divari) nella distribuzione territoriale, nella distribuzione tra i singoli cittadini e/o loro gruppi, rispetto agli obiettivi che ci si pone relativamente a risultati auspicati e/o a punti di riferimento (benchmarks). Nei primi due casi (differenze nella distribuzione territoriale o nella distribuzione tra i singoli cittadini e/o loro gruppi), compito della programmazione è quello di mettere in atto azioni tendenti al riequilibrio nel tempo presente, per cui si può parlare di riduzione delle differenze sincroniche.” (ivi, p. 55)

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“Possono essere definiti ambiti territoriali di programmazione gli spazi fisici, spesso corrispondenti alle partizioni amministrative (ad es. Comune, Provincia, Regione, Stato), su cui insistono le politiche e la programmazione conseguente. … Una politica e un programma che insistano su un determinato

ambito territoriale hanno infatti come obiettivo ultimo quello di intervenire su un aspetto della vita sociale che viene visto come unitario in quello stesso ambito territoriale. Qualche esempio può chiarire il concetto. In Italia le politiche previdenziali (e i conseguenti programmi) hanno un ambito territoriale nazionale in quanto si ritiene che tutti i cittadini italiani debbano avere gli stessi diritti e le stesse condizioni a livello nazionale. In campo sanitario la questione è più articolata, in quanto esiste un SSN e la normativa prevede la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, ma le regioni hanno ampia autonomia normativa, economica, gestionale e operativa; in questo caso appare spesso difficile sostenere che la salute abbia un identico valore a livello nazionale, tanto più in considerazione di alcune tendenze a portare a livello regionale tutte le competenze in materia. Nel campo dei servizi sociali la questione è meglio definita, in quanto la competenza è a livello locale (Comuni), eccetto che, come per la sanità, per la determinazione dei livelli essenziali.” (ivi, p. 39-40)

In questo quadro concettuale e normativo la situazione a livello nazionale appare molto variegata e la residenza appare molto spesso un elemento determinante per l’effettiva esigibilità dei diritti, con notevoli differenze territoriali nella reale possibilità di fruizione dei servizi.

Considerando che seppur “In molti ambiti di intervento pubblico può sorgere l’esigenza di suddividere e delimitare il territorio, sono ben note le prese di posizione di geografi come Sestini (1949), Muscarà (1968) e Gambi (1964, 1977 e 1995) in merito all’artificiosità delle delimitazioni di enti politici generali quali i Comuni, le Province, le Regioni” 1, appaiono sicuramente paradossali le situazioni in cui sono i confini delle partizioni amministrative (anche fino al livello di Circoscrizione di grandi città, e, quindi, da una via ad un’altra) a determinare la tipologia e la qualità dei servizi offerte ai cittadini.

Questi temi possono essere studiati da due punti di vista differenti e concorrenti: l’analisi dei servizi offerti nei differenti territori e le strategie di mobilità adottate dai cittadini per poter usufruire delle migliori opportunità.

Cambiando totalmente prospettiva possono, al contrario, concorrere alla definizione dei bacini di utenza: vedi le schede:

BACINI DI UTENZA, IDENTIFICAZIONE

BACINI "NATURALI" PER LE POLITICHE GIOVANILI

La scheda Partizioni, circoscrizioni amministrative presenta il quadro di riferimento relativamente alle attuali circoscrizioni.

Le schede:

Differenze territoriali nella sanità

Differenze territoriali nella scuola

Differenze territoriali nei servizi sociali

Mortalità infantile

approfondiscono la questione in alcuni ambiti differenti a partire dalla attuale definizione di partizioni, circoscrizioni amministrative.


Approfondimenti:

1 Celata F., L’individuazione di partizioni del territorio nelle politiche di sviluppo locale in Italia: ipotesi interpretative, Rivista geografica italiana, 115-1, 2008

ISTAT, Basi territoriali e variabili censuarie

http://www.istat.it/it/archivio/104317

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Giorgio Merlo gennaio 2015