I servizi di cura ed assistenza per le famiglie

G. Merlo, La programmazione sociale: principi, metodi e strumenti, Carocci 2014

Capitolo: 3.6. Dimensioni della spesa sociale

BOX DI APPROFONDIMENTO n.24

N.B. I riferimenti bibliografici si riferiscono alla sito bibliografia del testo. Nel caso di citazione si consiglia la seguente notazione: “Merlo G., La programmazione sociale: principi, metodi e strumenti”, allegato web n.24, Carocci, 2014

INDICE ANALITICO GENERALE

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"In ogni caso anche in questo settore esiste un importante mercato (domanda – offerta) molto variegato, che va dal tempo libero (entro cui si possono includere anche tutti gli interventi per i minori ed i giovani al di fuori della scuola), ma anche a tutto il tema dell’accudimento dei minori (si pensi agli asili nido) e dell’assistenza domiciliare. Un mercato in buona parte allo stato nascente e confuso, con una offerta di qualità assolutamente aleatoria (ottima o pessima a seconda delle singole persone ed organizzazioni) e debole, soprattutto sul versante dell’assistenza domiciliare (Merlo 2007)." (Merlo G., 2014, p. 94)

Nell’ultimo decennio l’area dei servizi di cura e assistenza per le famiglie ha rappresentato per il nostro Paese un grande bacino occupazionale. Il numero dei collaboratori che prestano servizio presso le famiglie, con formule e modalità diverse, è passato da poco più di un milione nel 2001 all’attuale 1 milione 655mila (+53%), registrando la crescita più significativa nella componente straniera, che oggi rappresenta il 77,3% del totale dei collaboratori.

Sono 2 milioni 600mila le famiglie (il 10,4% del totale) che hanno attivato servizi di collaborazione, di assistenza per anziani o persone non autosufficienti, e di baby sittin, mentre si stima che, mantenendo stabile il tasso di utilizzo dei servizi da parte delle famiglie, il numero dei collaboratori salirà a 2 milioni 151mila nel 2030 (circa 500mila in più).

Il costo grava quasi interamente sui bilanci familiari. A fronte di una spesa media di 667 euro al mese (valore totale annuo superiore ai 13 miliardi), solo il 31,4% delle famiglie riesce a ricevere una qualche forma di contributo pubblico, che si configura per i più nell’accompagnamento (19,9%). Nella attuale fase economica, visto che la spesa incide mediamente per il 29,5% sul reddito familiare, la maggioranza (56,4%) non riesca più a farvi fronte: il 48,2% ha ridotto i consumi pur di mantenere il collaboratore, il 20,2% ha intaccato i propri risparmi, il 2,8% si è dovuta indebitare. Mediamente nel 15% (al Nord la percentuale arriva al 20%) viene inoltre considerata l’ipotesi che un membro della stessa rinunci al lavoro per prendere il posto del collaboratore.

Tra le famiglie attualmente prive di badante, il 20% dichiara che in casa è presente una persona che ha bisogno di cura e assistenza. In questi casi non ci sono esborsi economici da sostenere, ma un costo non irrilevante grava comunque sulla famiglia: la rinuncia a lavorare da parte di un suo componente. Si stima che nel 25% delle famiglie in cui è presente una persona da assistere, e non si possa ricorrere ai servizi di un collaboratore, vi è una donna (nel 90,4% dei casi) giovane (il 66% ha meno di 44 anni) che ha rinunciato al lavoro: interrompendolo (9,7%), riducendo significativamente l’impegno (8,6%) o smettendo di cercarlo (6,7%).

Tutto il settore presenta: un’ampia area di lavoro totalmente irregolare (il 27,7% dei collaboratori) e «grigio» (il 37,8%) anche se in miglioramento; una sottovalutazione del valore delle competenze (solo il 14,3% dei collaboratori ha seguito un percorso formativo specifico, sebbene il 60% di essi si occupi dell’assistenza di una persona anziana) e l’assenza di intermediazione nel rapporto di lavoro (solo il 19% delle famiglie se ne avvale).

La pesantezza del «fattore organizzativo» porta le famiglie a chiedere, oltre agli sgravi di natura economica, una maggiore semplificazione per l’assunzione e la regolarizzazione dei collaboratori (lo chiede il 34% contro il 40% che richiede gli sgravi), ma anche servizi che sul territorio favoriscano l’incontro tra domanda e offerta (29%), l’istituzione di registri di collaboratori al fine di garantirne la professionalità (34,5%), creazione o potenziamenti delle strutture che si occupano di reclutamento (39%), mentre il 25,7% sarebbe pronto ad affidarsi totalmente a un’agenzia privata che sollevi la famiglia da tutte le incombenze di carattere burocratico e gestionale. (Censis Ismu, 2013)



Approfondimenti

Censis, Lo sviluppo dei servizi alla persona e il lavoro accessorio. Ipotesi e prospettive, 2009

http://www.italialavoro.it/wps/wcm/connect/64f95e004196e53499a3d931c86698f3/Servizi+alla+Persona.pdf?MOD=AJPERES

Saputelli G., La tutela dei nuovi diritti sociali: servizi innovativi alla persona tra mercato sociale e welfare mix, Issrfa-Cnr, 2011

http://www.progettisociali.it/uploads/File/I%20NUOVI%20DIRITTI%20SOCIALI%20TRA%20MERCATO%20SOCIALE%20E%20WELFARE%20MIX.pdf

Censis, Boom di badanti nelle casi degli italiani, 2013

http://www.censis.it/7?shadow_comunicato_stampa=120912

Ismu, Censis, Elaborazione di un modello previsionale del fabbisogno di servizi assistenziali alla persona nel mercato del lavoro italiano con particolare riferimento al contributo della popolazione straniera, 2013

http://www.integrazionemigranti.gov.it/archiviodocumenti/lavoro/Documents/Servizi%20alla%20persona%20e%20occupazione%20nel%20welfare%20che%20cambia%20-%20Sintesi%20dei%20risultati.pdf

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