Fondazioni

INDICE ANALITICO GENERALE

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Fondazioni: bancarie, di partecipazione, di comunità, di impresa

Sul tema si vedano anche:

BANCHE ETICHE

FINANZA ETICA, FINANZA SOCIALE

RESPONSABILITA' SOCIALE DI IMPRESA

BENEFIT CORPORATION

SOCIAL RESPONSIBLE INVESTMENT

sul Terzo settore:

LA NUOVA LEGGE

IL CAPITALE SOCIALE - Le diverse componenti e tassonomia giuridico amministrativa

LE DIMENSIONI - Elementi quantitativi delle diverse componenti del Terzo Settore


Fondazione: un ente morale, dotato di personalità giuridica di diritto privato, che non persegue scopi di lucro e che ha quale elemento costitutivo essenziale l’esistenza di un insieme di beni vincolati (fondo patrimoniale) alla soddisfazione di un fine sociale (educativi, culturali, religiosi, sociali o altri scopi di pubblica utilità).

È dotata di una propria organizzazione e di propri organi di governo ed utilizza le proprie risorse finanziarie per gli scopi perseguiti. Lo Statuto detta le principali norme organizzative per il proprio corretto funzionamento e costituisce parte integrante dell'atto di fondazione.

(Il riferimento è al Libro I del Codice civile, artt. 14 e segg., non è regolamentata, né vi sono norme specifiche).

Sono oltre 6 mila le fondazioni in Italia in cui sono impiegati più di 108 mila lavoratori retribuiti (di cui 92 mila addetti) e 51 mila volontari.

ISTAT, Istituzioni pubbliche ed istituzioni no profit, 2011https://www.istat.it/it/files/2014/11/C23.pdf

Fondazioni bancarie: istituzioni di diritto privato senza scopo di lucro (dette anche Fondazioni di origine bancaria) che svolgono una funzione sussidiaria dell'intervento pubblico nel sostegno sociale, nella promozione dello sviluppo socio-economico e nel vasto ambito dell'ambiente, culturale, artistico e naturale.

Azioniste delle banche di riferimento, ma indipendenti e autonome, non svolgono attività bancaria, ma operano come investitori ricavando da questa attività le risorse per svolgere l’attività filantropica.

Sono sottoposte alla vigilanza del Ministero dell’Economia e delle Finanze che esercita i poteri di controllo, ordinari e straordinari.

In origine (nell’800) le casse di risparmio e le banche del ”monte” (accumulazione) svolgevano, sia le attività creditizie e finanziarie tipiche delle banche, sia quelle umanitarie, destinando parte dei propri utili in attività benefiche e di utilità sociale

Nel 1990 la legge 218 (legge Amato) obbligò le banche a trasformarsi in Spa e a separare l’attività bancaria da quella filantropica. Sono nate così le fondazioni bancarie alle quali è stato assegnato in origine il 100% delle azioni delle nuove casse di risparmio Spa e delle nuove banche del monte Spa. Nel 1998 sono state costrette a rinunciare al controllo delle banche, di cui comunque, detengono un pacchetto di azioni.

Dal 2001, per legge, il 90% degli investimenti delle fondazioni deve essere investito in iniziative di carattere locale, cioè nell’ambito della regione di appartenenza.

Pur non differenziandosi, in linea di diritto e di fatto dalle altre Fondazioni, se non per l'accentuazione delle finalità socialmente utili, esse vengono talvolta considerate come fattispecie a sé, in conseguenza della loro particolare origine.

Delle 88 Fondazioni di origine bancaria, sparse nel territorio nazionale, di cui 17 nel Nord Ovest, 30 nel Nord Est, 30 nel Centro e 11 nel Sud e Isole, 22 hanno ceduto ogni partecipazione al capitale della banca d'origine, 53 hanno partecipazioni minoritarie distribuite tra banche aggregate a 15 gruppi bancari, compresi gli 8 gruppi costituiti tra banche popolari, e le 13 rimanenti, di limitate dimensioni, mantengono una partecipazione di maggioranza nelle banche d'origine, per le facoltà previste dalla legge, allo scopo di agevolare la presenza sul territorio di banche autonome dai grandi gruppi bancari.

Approfondimenti:

Legge n. 218/1990

http://def.finanze.it/DocTribFrontend/getAttoNormativoDetail.do?ACTION=getSommario&id={C0D753CF-0D9D-461D-8A21-448829D23674}

Legge n. 461 del 1998

http://www.camera.it/parlam/leggi/98461l.htm

Decreto Legislativo 4 maggio 2001, n. 207

http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/01207dl.htm

Parlamento Italiano, Le fondazioni bancarie: ricostruzione normativa (profili soggettivi)

http://leg16.camera.it/561?appro=421

Giancarlo Pallavicini, Treccani on line

http://www.treccani.it/enciclopedia/fondazioni-bancarie/

Tencati A., Fondazioni bancarie, Cendon Book, 2016

Guzzetti G., Le fondazioni bancarie: cultura, valore, innovazione, FrancoAngeli, 2016

Bandera L., Welfare: dove vanno le fondazioni di origine bancaria?, Secondo welfare 2014

http://www.secondowelfare.it/terzo-settore/fondazioni/welfare-dove-vanno-le-fondazioni-di-origine-bancaria.html

AA.VV, Le fondazioni bancarie, Giappichelli, 2005

Fondazione di partecipazione: a metà strada tra una fondazione ed una associazione in quanto non è istituita da un singolo soggetto, ma da una pluralità di soggetti che condividono le stesse finalità, permettendo la presenza contemporanea di enti pubblici quali le regioni, le province o i comuni e di soggetti del mondo privato.

Trova la sua legittimazione nel riferimento alle “altre associazioni di carattere privato” previste dall’abrogato articolo 12 del codice civile, recepito dall’articolo 1 del Decreto del Presidente della Repubblica n° 361 del 10 febbraio 2000.

Ha una struttura ed un patrimonio a struttura aperti: cioè possono essere ammessi nuovi soci, sempre nel rispetto dei vincoli statutari e condividendone le finalità non lucrative e di pubblica utilità previste nello Statuto. Apporti in denaro, beni materiali o immateriali, professionalità o servizi, da parte di tutti i soggetti, pubblici e privati (denominati sostenitori o partecipanti) che intendano contribuire economicamente alla realizzazione dello scopo di solidarietà sociale ritenuto meritevole di tutela, anche successivamente alla costituzione.

Si tratta di strumento particolarmente duttile in quanto assomma alle prerogative della fondazione classica (dove ha prevalenza l’elemento patrimoniale), quelle dell’associazione (dove ha prevalenza l’elemento personale), costituendo una “variante” della fondazione tradizionale in quanto realizza un nuovo modello gestionale di incontro fra tra pubblico e privato, non a caso utilizzato in particolar modo per la realizzazione di iniziative nel campo culturale e del non profit in genere.

Approfondimenti:

Cocco A., La “fondazione di partecipazione” quale organismo di carattere pubblicistico, LeggiOggi.it, 2014

http://www.leggioggi.it/2014/09/11/fondazione-partecipazione-quale-organismo-carattere-pubblicistico/

Maltoni M., La fondazione di partecipazione: natura giuridica e legittimità, Fondazione Italiana Notariato

http://elibrary.fondazionenotariato.it/articolo.asp?art=06/0603&mn=3

Antomarioni M., La costituzione di una Fondazione di Partecipazione, NoProfit oggi, 2013

http://www.nonprofitoggi.it/2013/02/10/la-costituzione-di-una-fondazione-di-partecipazione/

Fondazione di comunità: una species della fondazione di partecipazione che stimola la filantropia civile sul territorio e raccoglie risorse per attività di utilità sociale, fornendo un supporto tecnico e operativo sia a chi decide di fare una donazione sia a chi riceve sostegno finanziario.

Ha come finalità la promozione della cultura della donazione per migliorare la qualità della vita della comunità stessa prefiggendosi di stimolare erogazioni e contributi a favore di progetti d’utilità sociale rimuovendo tutti quegli ostacoli di natura culturale, fiscale, legale ed amministrativa che normalmente impediscono ai membri di una comunità di contribuire allo sviluppo del bene comune.

A differenza di altri soggetti non profit queste organizzazioni non hanno come scopo l’accumulo di risorse per il perseguimento di una causa precisa, individuata dall’organizzazione stessa, ma puntano a favorire l’attività filantropica dei soggetti attivi della comunità contribuendo e/o sostenendo i progetti delle organizzazioni di solidarietà del territorio.

Possono essere viste “intermediari filantropici” che mettono a disposizione dei donatori la possibilità di massimizzare i benefici collegati alle proprie donazioni usufruendo dei servizi e delle potenzialità sviluppate dalla filantropia istituzionale, offrendo sicurezza, semplicità, flessibilità, economicità ed efficacia.

Possono fare donazioni le persone fisiche; le imprese; altre organizzazioni (ad es. associazioni sindacali o di categoria, enti di secondo livello, enti ecclesiastici, organizzazioni non profit, etc).

“Queste realtà sono nate negli Stati Uniti quasi un secolo fa, nel 1914, per organizzare e canalizzare forme di filantropia basate su erogazioni provenienti da trust gestiti dalle banche, creati da soggetti facoltosi per il perseguimento di scopi caritatevoli. Le fondazioni di comunità si sono diffuse principalmente in Nord America e solo nel corso degli anni Novanta hanno iniziato a svilupparsi, con modalità e tempistiche diverse, anche nel resto del mondo. Nel contesto statunitense le community foundations hanno svolto e svolgono tuttora un ruolo importante in molteplici aree del Paese, indirizzando e coordinando le risorse presenti sul territorio verso enti e attività ritenute socialmente utili per la vita comunità. Attualmente negli Stati Uniti se ne contano oltre 700, come mostrano anche i dati del Foundation Center (http://data.foundationcenter.org/), e il loro valore economico sia in termini patrimoniali che di risorse erogate risulta essere particolarmente significativo.”

http://secondowelfare.it/terzo-settore/fondazioni/le-fondazioni-di-comuita-in-italia.html

Oggi in Italia se ne contano una trentina, quasi tutte concentrate nell'Italia del nord, anche se, per volontà della Fondazione per il Sud, che ha voluto promuoverne lo sviluppo anche nel Mezzogiorno, ne sono sorte in Campania e diversi comitati promotori si stanno organizzando nel sud del nostro Paese.

http://www.fondazionemirafiori.it/fondazioni-comunit

Approfondimenti:

Martinoni M., Le fondazioni di comunità. Strumenti e strategie per un nuovo welfare, Carocci 2015

Casadei B., Fondazioni di comunità: novità e problematiche, Fondazione italiana del notariato

http://elibrary.fondazionenotariato.it/articolo.asp?art=32/3209&mn=3

Fondazioni di comunità crescono, Associazione di Fondazioni e Casse di risparmio, 2012

https://www.acri.it/PublicFondazioniOnline/Detail/293

Le Fondazioni di comunità: cosa sono?, Munus-Onlus

http://www.fondazionemunus.it/le-fondazioni-di-comunita-in-15-punti/

Mori D.., Dalle Fondazioni alle Fondazioni di partecipazione, Tesi di laurea, 2004

http://www.mori.bz.it/fondazioni.pdf

Ferrucci F., Capitale sociale e partnership, tra pubblico, privato e terzo settore. Vol. II Il caso delle Fondazioni di comunità, FrancoAngeli, 2010

D. Galletti, G. Bosi, Impresa sociale di comunità/Forme giuridiche

https://it.wikibooks.org/wiki/Impresa_sociale_di_comunit%C3%A0/Forme_giuridiche

Crocetta C., Lineamenti di diritto privato del terzo settore, LibreriaUniversitaria.it, 2013

Rago S, Villani R., Glossario di economia sociale, Homeless Book, 2011


Fondazioni di impresa

Fondazione costituita direttamente dall'impresa, o dall'iniziativa personale dell'imprenditore, allo scopo di svolgere attività di utilità sociale all’interno e/o all’esterno della stessa.

Le ragioni possono essere:

· considerare l’impegno a favore della comunità come naturale espressione della cultura aziendale (indicato come rilevante o molto rilevante dal 78.6%),

· motivazione dell’imprenditore o capo azienda (58.6%),

· opportunità di migliorare la reputazione dell’azienda e le relazioni con la comunità (48.6%),

· conferire continuità e professionalità a iniziative filantropichee di Responsabilità Sociale di Impresa (37.1%).[1]

Entità ibride per definizione: soggetti senza scopo di lucro, legalmente indipendenti e obbligati a perseguire scopi di utilità sociale, ma anche organi fondati e finanziati in misura preponderante da imprese che agiscono all’interno del libero mercato secondo le regole del capitalismo e della massimizzazione dei profitti.

Pur non esistendo una definizione univoca e universalmente condivisa nella letteratura internazionale del fenomeno[2], sono diffuse in tutto il mondo, rappresentando differenti porzioni del settore filantropico a seconda del Paese di appartenenza.[3]

Nella situazione italiana è possibile distinguere due tipi di impostazione:

· erogazione diretta dei servizi: modello volto a realizzare servizi di pubblica utilità, a promuovere ricerche e studi in campo economico, sociale, ambientale, scientifico – anche quelle in cui non è direttamente coinvolto l’interesse dell’azienda -, e a fornire ai suoi soci e dipendenti servizi assistenziali che possono riguardare la conciliazione lavoro/famiglia, l’assistenza sanitaria e attività ricreative che aumentino il benessere aziendale (Fondazione Bracco 2017). In Italia hanno una lunga storia, che è possibile far risalire alle piae causae previste dal diritto romano ai tempi di Giustiniano, e alle Opere Pie, istituzioni caritatevoli private nate nel medioevo, che hanno attraversato i secoli occupandosi dell’assistenza individuale ai bisognosi servendosi di un patrimonio fondamentalmente immobiliare, in cui si esercitavano le attività di assistenza e cura a livello sanitario (Barbetta 2013)

· modello erogativo (o grant-making): non erogano direttamente dei servizi, ma utilizzano il loro patrimonio per finanziare progetti e attività ritenuti vicini agli scopi statutari, anche proposte da altri attori; progettano iniziative svolte in collaborazione con altri soggetti o enti; erogano donazioni, contributi e sussidi ad altri attori, enti, soggetti o organizzazioni non-profit, selezionando le richieste esterne; stimolano la partecipazione e il coinvolgimento esterno attraverso bandi e progetti su temi vicini agli scopi statutari della fondazione.[4]

Le Fondazioni d’impresa in Italia sono 131 e rappresentano il 2.8% del totale delle fondazioni italiane. Nate prevalentemente nell’ultimo decennio, il 70% di loro ha sede nel Nord Italia (quasi il 50% nella sola Lombardia)[5], con un budget complessivo di 150 milioni di Euro.


Note

[1] Sodalitas, Le Corporate Foundation in Italia, 2009http://download.terna.it/terna/0000/0062/43.pdf
[2] Corporate Citizenship, The Game Changers: Corporate Foundations in a Changing World, Corporate Citizenship 2016http://corporate-citizenship.com/our-insights/game-changers-corporate-foundations-changing-world/
[3] Per una disamina si veda: Azzarita V., Come cambiano le fondazioni di impresa, ConfiniOnline 2017https://www.confinionline.it/it/principale/Informazione/news.aspx?prog=63003
Lodi Rizzini C., Noia E., Le fondazioni di impresa di fronte a un welfare state in trasformazione, in Maino F., Ferrera M., Terzo rapporto sul secondo welfare, Percorsi di secondo welfare, 2017
[4] Noia E., Fondazioni di impresa: modelli d’azione nel panorama italiano, Percorsi di secondo welfare, 2017http://www.secondowelfare.it/terzo-settore/fondazioni/fondazioni-di-impresa-modelli-dazione-nel-panorama-italiano.html[5] Sodalitas, ibidem

Approfondimenti:

Amorosino V., Le attività di impresa delle fondazioni di origine bancaria, Edizioni Scientifiche Italiane 2013

Azzarita V., Come cambiano le fondazioni di impresa, ConfiniOnline 2017

https://www.confinionline.it/it/principale/Informazione/news.aspx?prog=63003

Corporate Citizenship, The Game Changers: Corporate Foundations in a Changing World, Corporate Citizenship 2016

http://corporate-citizenship.com/our-insights/game-changers-corporate-foundations-changing-world/

Barbetta G.P., Le fondazioni – Il motore finanziario del terzo settore, Il Mulino, Bologna 2013

Turati G., Piacenza M., Segre G., [a cura di], Patrimoni & scopi – per un’analisi economica delle fondazioni, Edizioni Fondazione Giovanni Agnelli, Torino 2008

Barresi G., La rendicontazione economica e sociale nelle fondazioni – Profili di accountability e trasparenza nell’esperienza italiana, FrancoAngeli, Milano 2013

Foundation Center

http://foundationcenter.org/

ISTAT, Le fondazioni in Italia, anno 2005

http://www3.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20071018_00/testointegrale20071018.pdf

ISTAT, Istituzioni pubbliche ed istituzioni no profit, 2011

https://www.istat.it/it/files/2014/11/C23.pdf

Lodi Rizzini C., Noia E., Le fondazioni di impresa di fronte a un welfare state in trasformazione, in Maino F., Ferrera M., Terzo rapporto sul secondo welfare, Percorsi di secondo welfare, 2017

Noia E., Fondazioni di impresa: modelli d’azione nel panorama italiano, Percorsi di secondo welfare, 2017

http://www.secondowelfare.it/terzo-settore/fondazioni/fondazioni-di-impresa-modelli-dazione-nel-panorama-italiano.html

Pedrini M., Minciullo M., Italian corporate foundations and the challenge of multiple stakeholder interests, Nonprofit Management and Leadership 2011, 22: 173–197. DOI:10.1002/nml.20048.

Sodalitas, Le Corporate Foundation in Italia, 2009

http://download.terna.it/terna/0000/0062/43.pdf

Vita, Boom di fondazioni d'impresa, 2009

http://www.vita.it/it/article/2009/12/10/boom-di-fondazioni-dimpresa/96443/

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Giorgio Merlo, febbraio 2017