La previdenza sociale

G. Merlo, La programmazione sociale: principi, metodi e strumenti, Carocci 2014

Capitolo: 2.2 Diritti e beni comuni

BOX DI APPROFONDIMENTO n. 8

N.B. I riferimenti bibliografici si riferiscono alla sito bibliografia del testo. Nel caso di citazione si consiglia la seguente notazione: “Merlo G., La programmazione sociale: principi, metodi e strumenti”, allegato web n.8, Carocci, 2014

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"La domanda di fondo è del tipo: il pubblico (lo Stato) può, per esempio, entrare nell’assistenza dei bisognosi o obbligare i cittadini a comportamenti che li tutelino dal diventarlo? La domanda non è peregrina per almeno due motivi. Innanzitutto perché per occuparsi di assistenza lo Stato deve aumentare il prelievo fiscale generale e/o obbligare i cittadini a destinare parte delle proprie risorse da lavoro (trattenute previdenziali, tassa sulla salute, etc.) al fine di garantire a loro stessi, per esempio, l’assistenza sanitaria e la pensione." (Merlo G., 2014, p. 52)

"In secondo luogo perché lo Stato si occupa di campi, temi e problemi che la solidarietà individuale o organizzata può, o potrebbe, presidiare attraverso varie forme, così come è stato nel passato ed in alcuni casi ancora avviene: società di mutuo soccorso, assicurazioni personali o professionali, Chiese, etc. " (Merlo G., 2014, p. 53)

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L’assicurazione per l’invalidità e la vecchiaia per i dipendenti diventa obbligatoria nel 1919 (Dlgs 603/1919) con l'istituzione della Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali (CNAS). Precedentemente questa tutela individuale era organizzata dalle singole categorie di lavoratori (come per i tessili, i minerari, gli agricoltori etc.) che contribuivano volontariamente alla costituzione di fondi comuni (es. società di mutuo soccorso) da cui potevano attingere risorse per far fronte alle varie necessità.

“La nascita e lo sviluppo del complesso di istituti e situazioni giuridiche protette, che va comunemente sotto il nome di previdenza sociale, sono strettamente legati alla vicenda che ha visto la trasformazione in senso sociale dell’organizzazione costituzionale dello Stato moderno di matrice liberale (cioè l’affermarsi dello Stato sociale). Lo Stato liberale non soltanto ha determinato la nascita della assicurazioni sociali, ma ha anche impresso gran parte dei connotati che hanno caratterizzato di sé gli sviluppi di quelle nell’epoca successiva. È, soprattutto, nel periodo che va dai primi anni del 1900 all’avvento del regime fascista (la cosiddetta età giolittiana), che hanno visto la luce importanti sviluppi delle forme previdenziali”. “Subito dopo la costituzione dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, con legge n. 350 del 1898 è stata istituita la Cassa nazionale di previdenza per la vecchiaia e l’invalidità degli operai (poi denominata Cassa nazionale delle assicurazioni sociali: l’antecedente storico dell’attuale INPS), destinata a gestire, peraltro, per il momento, soltanto un’assicurazione facoltativa. Ma successivamente, sotto le pressioni a favore di un incremento della legislazione sociale, concentricamente provenienti da varie direzioni (dalla sinistra, specie dei socialisti riformisti; dai cattolici, fautori della sociologia cristiana; dalla destra «illuminata»), vennero: riorganizzate, in chiave migliorativa, la legislazione antinfortunistica (1904) e quella relativa alla tutela per l’invalidità e la vecchiaia degli operai (1907); istituita (1910) la Cassa nazionale di maternità per la tutela delle donne in occasione del parto o dell’aborto; estesa all’agricoltura (1917) l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro; istituita l’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione (1919); ampliata e resa obbligatoria (1919) l’assicurazione per l’invalidità e la vecchiaia (Cinelli 2013, p. 26 e seguenti)”.

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Giorgio Merlo 2014