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beni comuni e diritti

INDICE ANALITICO GENERALE

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PROGRAMMAZIONE, DIRITTI E BENI COMUNI; LA FUNZIONE PUBBLICA COME RIDUZIONE DELLE DIFFERENZE: PERCHE' E QUANDO.

“La programmazione pubblica, a differenza di quella privata, assume come oggetto privilegiato della propria azione la distribuzione e allocazione di alcuni beni che, in qualche modo, vengono individuati e definiti come «comuni» da una specifica comunità.” (Merlo G., 2014, p.44)

“Beni, cioè, frutto di scelte politiche che nel tempo hanno [anche] prodotto accumulazione di valore.” (ivi, p.45)

“Il concetto di bene comune appare pertanto strettamente connesso a quello di diritto a goderne, mentre la possibilità di una sua reale fruizione (esigibilità) ne è l’espressione, nonché obiettivo della programmazione.” (ivi, p. 46)

Ma “quando si passa dai diritti a specifiche prestazioni connesse si parla di “prestazioni doverose che costano” (Giorgis, 2006), o anche di “diritti condizionati”, ossia sottoposti all’effettiva disponibilità di risorse e, pertanto, di diritti che possono assumere una valenza relativa.” (ivi, p. 49)

“Dal punto di vista della programmazione, domande di così vasta portata (politica) ritornano spesso in termini molto più operativi, del tipo: in un quadro di risorse limitate (pressoché sempre), è più importante allestire un centro per i trapianti di cuore o migliorare l’assistenza sanitaria di base? Cioè assicurare una speranza di vita per pochi o migliorarne la qualità per molti? Offrire una casa o l’assistenza sanitaria?” (ivi, p. 50)

“Questo è il problema centrale della programmazione pubblica: distribuzione e allocazione delle risorse disponibili che in Italia, in campo sociale e sanitario, è parzialmente risolto con la definizione dei diritti soggettivi e dei livelli essenziali di assistenza statuiti a livello nazionale.” (ivi, p. 51)

“Parlando di programmazione pubblica e diritti non appaiono risolti alcuni storici dilemmi (politici) riguardanti … la funzione dello Stato, la distribuzione e allocazione dei beni comuni” (ibidem): il rapporto tra giustizia e libertà individuali (ibidem), l’equità e l’uguaglianza nella distribuzione dei beni comuni (ivi, p. 53).

“Perché, quando, in quali casi, lo Stato ritiene di sviluppare un’azione programmatoria e non lasciare l’uso dei beni al fisiologico sviluppo della domanda-offerta, cioè all’economia di mercato? Perché lo Stato, eventualmente, non si occupa solo del fatto che i soggetti abbiano le risorse necessarie per domandare-acquistare? O sostenendo i soggetti in difficoltà che non ne hanno? E che i beni siano disponibili all’acquisto?” (ivi, p. 56)

“In Italia siamo in presenza di un sistema misto e in grande evoluzione, in cui coesistono approcci diversi in molte articolazioni e differenze nei diversi settori (assistenza, sanità, previdenza, lavoro, ma anche casa, trasporti ecc.). In particolare, nel nostro campo si passa da esempi storici di monopolio esclusivo dello Stato, come nel caso del mercato del lavoro, alla programmazione pubblica tipica del welfare state, ai regimi di welfare mix e welfare comunity, ciascuno dei quali impone l’utilizzo di metodi e strumenti altrettanto articolati.” (ivi, p. 58)


Approfondimenti:

Nespor S., Breve storia dei beni comuni

http://www.federalismi.it/ApplOpenFilePDF.cfm?artid=22139&dpath=document&dfile=03042013174436.pdf&content=L%27irresistibile+ascesa+dei+beni+comuni+-+stato+-+dottrina+-+

BENESSERE, SALUTE E PROGRAMMAZIONE

“Pur nati separati, i due concetti di benessere e salute (mondo del sociale e del sanitario), con il progredire delle evidenze scientifiche e del dibattito sulle connessioni tra i due mondi, tendono sempre di più a integrarsi e a sovrapporsi.” (ivi, p. 64)

“Si può … agevolmente sostenere che, all’interno del nostro sistema sociale, l’approccio per valori-diritti-obiettivi ha sempre al suo centro quello che genericamente può essere chiamato benessere di una popolazione e dei singoli che la compongono, quale che sia la politica, e conseguente programmazione, in ciascuna delle tematiche indicate.” (ivi, p. 66)

sul tema vedi anche le schede sul Benessere:

INDICATORI - Tra sviluppo economico e benessere di una popolazione

EQUO e SOSTENIBILE (BES) - Il superamento del PIL

IL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETA'

“Il termine “sussidiarietà” risale al latino subsidium (“aiuto”), che designava l’ordine militare dei triari (terza linea), cioè delle truppe di rinforzo che, in epoca classica, stazionavano dietro al fronte, pronte a intervenire in aiuto alle coorti che conducevano la battaglia sul campo. Un principio di sussidiarietà equivale pertanto al dovere di portare aiuto, che ha origini diverse”: dalla dottrina sociale della Chiesa alla cultura liberale. (ivi, p. 68)

“Siamo, pertanto, di fronte a un principio non solo giuridico-amministrativo, ma anche sociale, che stabilisce che l’intervento dei diversi enti pubblici territoriali …, nei confronti sia dei cittadini sia delle loro partizioni e suddivisioni amministrative … debba essere attuato esclusivamente come sussidio nel caso in cui il cittadino o l’entità di area più vicina … sia impossibilitata ad agire per conto proprio o se questi possono rendere il servizio in maniera più efficace ed efficiente. ... Dunque è anche un criterio regolatore di competenze, volto ad assicurare l’efficacia e l’efficienza dell’organizzazione dei pubblici poteri e il “buon andamento” della funzione amministrativa (art. 97 Cost.). ).” (ivi, p. 70)

“Un principio fondante, la cui applicazione appare piuttosto chiara nel parlare di amministrazione e gestione dei servizi" (ivi, p. 71), ma che "se può essere semplice e lineare in campo di gestione e offerta di servizi, in una logica di bisogno, domanda e risposta" (ivi, p. 72), pone alcuni problemi quando lo si voglia vedere dal punto di vista della programmazione” (ivi, p. 71).

Sarebbe a dire che il rischio é di “fare diventare quest’ultima una mera sommatoria di più o meno casuali interventi decisi in totale autonomia dai cosiddetti corpi intermedi” e/o in un approccio bottom up. (ivi, p. 73), sovrapponendo un’ottica di programmazione di carattere aziendale e privata (ibidem) ad una logica di valori, diritti, obiettivi e azioni. (ivi, p. 73)

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Giorgio Merlo