La regolazione pubblica

G. Merlo, La programmazione sociale: principi, metodi e strumenti, Carocci 2014

Capitolo: 1.1. Politica, pianificazione e programmazione

BOX DI APPROFONDIMENTO n.3

N.B. I riferimenti bibliografici si riferiscono alla sito bibliografia del testo. Nel caso di citazione si consiglia la seguente notazione: “Merlo G., La programmazione sociale: principi, metodi e strumenti”, allegato web box n.3, Carocci, 2014

INDICE ANALITICO GENERALE

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"Nel nostro campo gli ambiti in cui si esplicano forme di regolazione si riferiscono essenzialmente da una parte ai singoli individui e d’altra parte al sistema economico (Borzaga e Fazzi 2005): i comportamenti individuali (che possono diventare collettivi); alcune forme di produzione di particolari beni, attività e servizi; la tutela della qualità dei prodotti e dei sistemi produttivi nonché la disponibilità ed il prezzo di beni e servizi socialmente meritevoli; le forme e le modalità della produzione sia pubblica che privata; la fruizione di servizi a valenza pubblica; l’utilizzo di alcune delle risorse territoriali attinenti al sociale.

Nel primo di questi ambiti, tra gli innumerevoli possibili esempi di azioni regolative del pubblico sul privato che interessano il nostro campo, si possono ricordare a mo’ di esempio e spaziando in contesti diversi: l’abbigliamento (tra chador e nudità), il turpiloquio, il disturbo della quiete pubblica, l’uso di alcune sostanze, l’immigrazione, vari codici (della strada, di comportamento dei dipendenti, etc.), il gioco d’azzardo[1] e così via.

Nel secondo ambito si possono collocare sia la produzione, la vendita e pubblicità di alcune sostanze come le sostanze stupefacenti, l’alcool ed il tabacco, che l’intermediazione di manodopera[2], nonché le attività del cosiddetto Terzo settore.

Nel terzo ambito si collocano l’accreditamento (attestazione della capacità di operare), gli istituti dell’autorizzazione e quello della concessione (con cui la pubblica amministrazione consente al concessionario l’uso di risorse e/o l’esercizio di attività riservate ai pubblici poteri) per le strutture sociali e sanitarie.

Nel quarto si annovera tutta la produzione legislativa relativa al mercato del lavoro come: la regolamentazione dei contratti, degli orari, salari minimi, licenziamenti, disoccupazione, etc.

Nel quinto ritroviamo, ad esempio, le cosiddette politiche dei tempi che tendono a ridistribuire le attività lavorative in fasce orarie più flessibili a vantaggio della conciliazione e ricomposizione dei tempi della vita quotidiana e nell’ottica di una mobilità più sostenibile. In questo senso molte Regioni e Comuni hanno emanato norme (ma anche incentivi ed azioni collaterali di sostegno) che tendono a coordinare gli orari dei servizi pubblici, degli esercizi commerciali, nonché di tutte le attività di interesse pubblico come quelle turistiche, culturali, sportive e dei trasporti perché adeguino i loro orari alle esigenze dei cittadini.

Rispetto alla fruizione di servizi a valenza pubblica è possibile ricordare, essenzialmente, tutto il sistema di regolamenti comunali ed in particolare quelli relativi all’accesso all’edilizia pubblica, agli asili nido, ai trasporti, etc. (in maniera estensiva si può comprendere anche il sistema dei tributi) che, con i loro requisiti, criteri di accesso, attribuzioni di punteggio e costo dei servizi, possono orientare e definire anche in maniera determinante e più o meno discriminante il loro utilizzo (vedasi il censo, la residenza, etc).

In ultimo vi é l’utilizzo di alcune delle risorse territoriali attinenti al sociale attraverso il sistema della pianificazione territoriale, che, principalmente con il suo strumento operativo Piano Territoriale di Coordinamento (PTC)[3], si occupa di studiare e regolamentare i processi di governo del territorio e di valutarne le conseguenti dinamiche evolutive. Il PTC è il più importante strumento di governo del territorio su temi strategici quali: la tutela delle risorse ambientali, la difesa e consumo del suolo, delle acque, del paesaggio, la qualità dell’aria, i trasporti e la mobilità delle persone e delle merci, il fabbisogno e lo sviluppo abitativo, i rifiuti, la qualità urbana. Si comprenderà da un lato l’importanza in termini di limiti e potenzialità di tali temi in rapporto con la salute della popolazione coinvolta, nonché degli aspetti di coordinamento ed integrazione con la programmazione sociale (se ne parlerà ampiamente più avanti).

L’esempio dell’uso di alcune sostanze, che si pone a cavallo dei primi due ambiti, può essere utilizzato per entrare ulteriormente nel merito del tema della regolazione. Infatti, per ogni sostanza è possibile che il “soggetto pubblico”, alla luce di “certi valori” e di un “interesse pubblico”, schematicamente, se ne disinteressi lasciandone alla piena libertà la produzione e l’utilizzo o piuttosto imponga una regolazione più o meno stringente: dal divieto totale ad una serie di limitazioni e restrizioni che si possono realizzare nelle diverse fasi: produzione, importazione, commercializzazione, uso e pubblicità.

Dal punto di vista dei vincoli, occorre inoltre ricordare che, a seconda delle competenze amministrative, è possibile che ad integrazione della normativa nazionale si affianchino norme e regolamenti locali, spesso maggiormente restrittive. Tipici esempi, relativi al primo ambito, sono il caso del fumo di tabacco per cui alcuni Comuni d’Italia hanno emesso ordinanze che estendono il divieto a parchi pubblici, gazebo e dehors, ad una distanza inferiore ai due metri dalle soglie degli esercizi commerciali, sotto le pensiline delle fermate degli autobus e così via; o il caso del consumo di alcoolici per cui vi sono ordinanze che ne limitano l’uso per orari, età, luoghi (pubblici esercizi, circoli, aree pubbliche), modalità (mescita e distributori automatici); o per l’abbigliamento il divieto di vestire succintamente (es. bikini) distante dal mare." (Merlo G., 2014, p. 28-29)



[1] Limitandosi alle sole norme nazionali si ricordano in prima istanza, rispettivamente: mezzi atti a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona: LN 152-1975 Art. 5; nudità e turpiloquio: Art. 726 CP; quiete pubblica: Art. 659 CP; uso di sostanze: DPR 309-1990, LN 125/2001; immigrazione: LN 30 luglio 2002, n.189; codice della strada: DL 285/92 e successive modifiche; codici di comportamento dei dipendenti: DPR 72 del 08/03/2013; gioco d’azzardo: CP artt. 718 e ss, LN 189/2012.
[2] Per le sostanze stupefacenti: D.P.R. 309/90 e LN.49/2006; per il tabacco: Legge 165/1962 sulla la propaganda pubblicitaria, Regolamento CEE n. 727/70 sulla liberalizzazione delle coltivazioni (D.L. 30/11/70 n. 870, convertito in Legge 27/1/71 n. 3); per l’alcool: Decreto Ministero Finanze 27-3- 2001, N. 153 e LN 189/2012; per l’intermediazione di manodopera: LN 1369/60 e successive modifiche.
[3] La legge 1150/42 prevedeva che il soggetto competente per i Piani Territoriali fosse lo Stato. Con il DPR 8/72 tale competenza è passata alla Regione che ha provveduto a predisporre tali strumenti ciascuna per il proprio ambito territoriale. Il decreto legislativo 267/2000 "Testo Unico delle Leggi sull'Ordinamento degli Enti Locali" ha definito i ruoli e le competenze degli enti locali, riservando competenze di pianificazione territoriale alle Province, attraverso i Piani di Coordinamento Territoriali provinciali.

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