Effetto leva / moltiplicatore

INDICE ANALITICO GENERALE

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L’effetto leva, l'effetto moltiplicatore

ed il Piano Juncker.

Sono due effetti distinti, ma spesso sinergici.

Il moltiplicatore degli investimenti parte da una constatazione molto semplice: ogni aumento nell'acquisto di nuovi strumenti di produzione (ovvero ogni ulteriore aumento degli investimenti) dà vita ad una catena di relazioni causa-effetto: aumenta l'occupazione nel settore in cui si producono tali beni, o il salario (nel caso in cui quelli già occupati prestino ore di lavoro straordinario); cresce il reddito dei nuovi o maggiormente occupati (e, conseguentemente, quello nazionale); cresce, di conseguenza, la domanda dei beni di consumo (si tratta, di solito, di beni di consumo durevoli, come le automobili, gli elettrodomestici ecc.); ne consegue una maggiore attività delle imprese che producono i beni di cui la domanda è aumentata. Tali imprese, sulla spinta dell'aumento di domanda, richiedono (in proporzioni maggiori per l'effetto acceleratore) strumenti di produzione; le industrie fornitrici di questi strumenti di produzione, a loro volta, concedono aumenti salariali agli occupati ecc. Il reddito addizionale dovuto all'originario investimento di strumenti di produzione genera la nascita di una serie di industrie (produttrici di beni di consumo e strumentali), aumenti di occupazione e di reddito. In altri termini, un dato aumento dell'investimento netto (ossia acquisto di strumenti produttivi non destinati ai rimpiazzi) provoca un aumento sempre maggiore del reddito nazionale.

http://www.simone.it/newdiz/?action=view&id=2104&dizionario=6

Mentre “Attraverso l'utilizzo della leva finanziaria (o "leverage") un soggetto ha la possibilità di acquistare o vendere attività finanziarie per un ammontare superiore al capitale posseduto e, conseguentemente, di beneficiare di un rendimento potenziale maggiore rispetto a quello derivante da un investimento diretto nel sottostante e, di converso, di esporsi al rischio di perdite molto significative”.

http://www.consob.it/web/investor-education/la-leva-finanziaria

In campo di programmazione pubblica si parla di “effetto moltiplicatore” e/o “effetto leva” quando il denaro pubblico non va a finanziare direttamente i progetti che si intende promuovere, ma serve a costituire una forma di garanzia degli investimenti privati e quindi ad orientare le risorse finanziarie già presenti nel sistema, ma immobilizzate, verso gli investimenti produttivi auspicati: infrastrutture strategiche; educazione, ricerca, sviluppo ed innovazione; energie rinnovabili; supporto alle piccole e medie imprese.

Nel giugno 2015 la Commissione Europea ha approvato lo “Investmen Plan”[1] (detto anche Piano Juncker, dal nome del Presidente della Commissione Europea) con l’obiettivo di stimolare la crescita economica aumentando le risorse finanziarie per gli investimenti, senza produrre un aggravamento del debito pubblico.

Il piano si basa su tre direttrici:

1. la creazione del “European Fund for Strategic Investments, Efsi”[2] (Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici, FEIS);

2. la creazione di una riserva di progetti credibile e di un programma di assistenza per veicolare i progetti di investimento dove sono maggiormente necessari;

3. la definizione di un programma per rendere l'Europa più attraente per gli investitori e per rimuovere le strettoie regolamentari.

Il pilastro del Piano è il Fondo di investimento costituito con 21 miliardi di euro: 16 provenienti dal bilancio dell’Ue e 5 dalla Banca Europea degli Investimenti (Bei), a cui si potranno aggiungere anche ulteriori fondi dei singoli Stati e di privati.

In pratica, la Banca Europea concede il finanziamento a questo o quel progetto, mentre gli eventuali rischi (o perdite legate al prestito) vengono coperte dalla dotazione del Efsi. In questo modo la Banca può emettere obbligazioni e raccogliere fondi sul mercato per un totale di 60 miliardi, con cui finanziare progetti senza rischiare di veder intaccato il proprio patrimonio.

Ma la quantità di denaro che si prevede che questa operazione possa mobilitare è decisamente superiore poiché i prestiti rappresentano solo una parte (indicativamente il 30%) dei capitali che i privati investiranno, ma anche per quello che gli economisti chiamano “effetto moltiplicatore” su tutto il sistema (occupazione, reddito disponibile, consumi, etc).

Sarebbe a dire che con i 21 miliardi iniziali posti a garanzia, l’obiettivo è generare (tra il 2015 e il 2017) prestiti e poi investimenti per almeno 315 miliardi di euro, grazie a un “effetto leva” calcolato in 1 a 15.

A questo si aggiunga che, dal momento che il Fondo assume la parte di rischio più importante, facendosi cioè carico della garanzia e accettando di essere pagato dopo gli altri creditori, si faciliterebbe la contribuzione al Fondo degli investitori privati aumentandone ulteriormente la dotazione.

Note























































[1] UE, Investment Plan, https://ec.europa.eu/commission/priorities/jobs-growth-and-investment/investment-plan_it







[2] http://www.eib.org/efsi/index.htm
http://www.borsaitaliana.it/notizie/sotto-la-lente/juncker-219.htm

Aggiornamenti ed approfondimenti

Bethaz D.F, Pasquini S., Piano Juncker: a che punto siamo?, Istituto Bruno Leoni, 2017

http://www.brunoleonimedia.it/public/Focus/IBL_Focus_275-Bethaz_Pasquini.pdf

UE, Investment Plan,

https://ec.europa.eu/commission/priorities/jobs-growth-and-investment/investment-plan_it http://www.eib.org/efsi/index.htm

In argomento si veda anche:

La nuova programmazione europea strutturale 2014-2020

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Giorgio Merlo, marzo 2018