Combustibili fossili in Campania

La distribuzione dei siti a livello territoriale

In fig.1 è mostrata la distribuzione territoriale, articolata a livello comunale, degli 8 siti di estrazione di combustibili fossili e bitumi, principalmente di lignite xiloide concentrata nel territorio di Morcone, in provincia di Benevento.

Fig. 1 - Distribuzione territoriale a livello comunale dei siti di estrazione di combustibili fossili e bitumi in Campania

Geologia e giacimentologia

Nel settore di conca intermontana che si sviluppa ad est dell’abitato di Morcone, lungo il corso del fiume Tammaro, affiora la porzione superiore di una successione fluvio-lacustre, denominata Sintema della Piana di Morcone, potente circa 150 m, che si articola in tre complessi.

Dal basso in alto:

  • complesso clastico inferiore, costituito da ghiaie con ciottoli poco arrotondati di natura calcarea e silicea, ricchi in matrice argilloso-sabbiosa grigia nella parte alta;

  • complesso argilloso-sabbioso intermedio lignitifero, formato da argille e argille sabbiose grigie, cui sono intercalati tre livelli principali di lignite e, verso l'alto, argille varvate ricche di frammenti di ostracodi, di gusci e opercoli di gasteropodi di acqua dolce; molto diffusi sono i pollini e le spore di piante erbacee.

Tali associazioni sono riferite a un clima temperato caldo con oscillazioni in senso oceanico, in un quadro tipico del Pleistocene inferiore (2÷2.5 Ma);

  • complesso clastico superiore, costituito da ghiaie con ciottoli eterometrici, poco arrotondati, di natura calcarea e marnosa, riferite a lembi di conoidi torrentizie.


I giacimenti di lignite xiloide (fig. 2), compresi nel complesso intermedio, si allungano in direzione N e sono costituiti, come già detto, da un massimo di tre banchi con spessori oscillanti tra 1 e 6 m ciascuno, posti a profondità massima di 100 m circa.

Il bacino di accumulo è suddiviso in due parti da una zona sterile allungata in direzione N-S; quella orientale, più vasta, è caratterizzata da una giacitura sub-orizzontale dei banchi posti a 90 m di profondità, mentre in quella occidentale i banchi lignitiferi si immergono verso W con un angolo di 30-40° arrivando a superare la profondità di 100 m.

La potenzialità dei giacimenti è stata stimata in 8 milioni di tonnellate con rapporto sterile/lignite pari a 6.7 m3/ton.


Nei primi anni del XX secolo, in provincia di Salerno, è stato coltivato un giacimento di scisti bituminosi localizzato nell’unità delle dolomie nere bituminose presente nella serie di piattaforma carbonatica affiorante nei versanti meridionali e orientali della Serra della Pettinessa, circa 7 km a N dell’abitato del comune di Giffoni Valle Piana.

L’unità, il cui ambiente di sedimentazione, di età triassica superiore (Retico, ca. 200 Ma), è riferibile a un bacino poco profondo, è costituita da dolomie e calcari dolomitici di colore dal nero al grigio chiaro, in strati di spessore 1÷10, più raramente fino a 30 cm, frequentemente caratterizzati da lamine piano parallele, in cui si possono rinvenire resti di pesci fossili e materiale organico nero (bitume e carboni algali).

Fig. 2 – Mappa del bacino lignitifero di Morcone

L'evoluzione temporale dell'attività mineraria

In fig. 3 è riportata l’evoluzione temporale del numero di concessioni attive di coltivazione dei combustibili fossili e bitumi in Campania: si osserva un andamento crescente fino a un massimo di 6 siti nel 1920. Quello stesso anno le tre concessioni esistenti nel comune di Morcone confluirono in un'unica concessione (Morcone-Valle del Tammaro), la sola che sopravviverà al RD 1443/1927.

In periodo bellico furono realizzate alcune coltivazioni di ricerca nel comune di Acerno, in provincia di Salerno.

Fig. 3 - Evoluzione temporale del numero di concessioni vigenti di combustibili fossili in Campania

La miniera di Morcone

La storia della lignite di Morcone comincia nel 1914, quando la famiglia Santucci aprì la prima miniera a cielo aperto per lo sfruttamento del banco di lignite affiorante con l'impiego di circa trenta unità lavorative.

Scoppiata la 1a guerra mondiale, il Commissariato Generale per i Combustibili Nazionali (CGCN), costituito nel 1917 per favorire l’aumento di produzione dei combustibili nazionali, rilasciò in data 30 ottobre 1917 tre concessioni (Cisterna e Taverna vecchia, Santa Croce I e Santa Croce II) con scadenza 20 dicembre 1919, acquisite infine dalla Società anonima delle ligniti di Morcone.

Terminata la guerra, con decreto del 30 aprile 1920 la CGCN confermò per la durata di anni 30 la concessione Morcone-Valle del Tamarro, in cui confluirono le tre precedenti.

Tuttavia, già alla fine del 1922 la Società anonima delle ligniti di Morcone fu costretta a sospendere l’attività di estrazione per scarsa economicità della produzione rispetto ai prezzi di mercato del carbone.

Nel 1923 venne presentato al comune di Morcone un nuovo progetto per la valorizzazione della miniera di lignite, che si poneva come obiettivo lo sfruttamento dello stesso giacimento lignitifero già individuato anni prima nella piana del paese e che, all’indomani del primo conflitto mondiale, era stato riconosciuto come uno dei più importanti del Mezzogiorno italiano.

La proposta si poneva l’obiettivo, in realtà assai ottimistico, di attivare un’occupazione di ben 800 unità, nella realtà negli anni di massima produzione si arrivò ad occuparne un numero oscillante tra 150 e 200 unità, comunque importante per la situazione occupazionale dell’area.

Nel passaggio determinato dal RD 1443/1927 la concessione esistente non fu denunciata, pertanto nel 1928 ne fu decretata la decadenza e lo scioglimento della società concessionante.

Con DM del 15 giugno 1937 la concessione fu ripristinata e assegnata per anni 30 all'ing. Luigi Ciapparelli, per poi essere trasferita con DM dell’11 marzo 1941 alla Società Anonima Ligniti Italia Meridionale (L.I.M.S.A.).

In quegli anni la consistenza dell’attività estrattiva morconese, che ormai si svolgeva in sotterraneo essendosi esaurita la lignite di superficie, era significativa, arrivando a una produzione massima di 18,050 tonnellate annue nel 1942 (fonte RSM) con un’occupazione superiore alle 200 unità.

Tuttavia, le vicende della 2a guerra mondiale e la successiva crisi del dopoguerra, dovuta alla crescente competizione sul mercato internazionale del carbone, portarono alla crisi definitiva della produzione, che nel 1948 raggiunse appena le 155 tonnellate estratte.

Nei primi anni ’50 la L.I.M.S.A. fu messa in liquidazione coatta amministrativa e fece domanda di rinuncia alla concessione mineraria, accettata con DM del 17 maggio 1956.

Le successive analisi, effettuate tra il 1958 e il 1961 da GEMINA (Geomineraria Nazionale), conclusero che "i modesti quantitativi di lignite, le sfavorevoli caratteristiche geometriche del giacimento (in alcuni punti al di sotto del letto del Tammaro) e termiche del combustibile" non ne avrebbero consentito lo sfruttamento per una centrale termoelettrica.