Avete mai giocato in una discarica di laterizi? No, eh? E siete anche un po' inorriditi, vi vengono in mente le favelas, la poverta', lo sfruttamento minorile...
Invece no. Era Roma, Italia, ed erano gli anni del boom economico.
Ci eravamo trasferiti nella case appena costruite, palazzoni di periferia per la piccola e media borghesia. Il nostro appartamento era grande, confortevole e luminoso, contrariamente a quello precedente, dove stavamo in cinque in due stanze e che puzzava di vecchio sin dal portone. Era al secondo piano, con un bel balcone che si affacciava su un grande prato, trasformato appunto in discarica di laterizi dagli infiniti cantieri che alimentavano il sacco di Roma e la trasformavano in un informe agglomerato di case.
Oltre la discarica c'era la borgata: quella si, era una vera favela. Baracche accatastate, fogne a cielo aperto, bambini che giocavano nei rigagnoli... A noi, dall'altra parte della discarica, avevano detto di starne lontani, perche' erano sporchi, ladri, rubavano i bambini e infastidivano le bambine. Proprio come gli extracomunitari di adesso, solo che all'epoca erano meridionali: calabresi, pugliesi, siciliani e quant'altro.
All'epoca, i ragazzini erano tantissimi. Li', in quelle enormi periferie, le scuole elementari facevano i doppi e persino i tripli turni, con classi che a volte superavano i trenta alunni. E finita la scuola si riversavano tutti a giocare per strada. Una pipinara - cosi' si chiamava a Roma - urlante e vociante, che si scalmanava nei tipici giochi di strada. In realta', a me che ero femmina, sarebbe stato proibito: avrei dovuto accontentarmi della campana, della corda o dell'un-due-tre-stella!. Ma con la mia caparbieta' ero riuscita a conquistarmi uno spazio a seguito di mio fratello maggiore, seppure in un ruolo servile: gli preparavo con immensa cura - mai ho fatto un lavoro con tanta attenzione, per non perdere il privilegio accordatomi - i cartoccetti che poi lui lanciava con la cerbottana in epiche battaglie.
E fu grazie a questo, che ebbi accesso alla discarica, scenario delle guerre per bande dei maschi. Un paradiso terrestre. Ci si trovava di tutto. Pezzi di mattonelle translucide con cui facevo collane coloratissime, frammenti di specchi con cui ornavo i vestiti delle bambole - che si cucivano, non si compravano - gemme di vetri colorati per farsi degli orecchini... Una meraviglia, insomma: ero l'invidia di tutte le mie amichette. Solo che mi distraevo a cercare tutti questi gioielli preziosi e perdevo tempo, rispetto a quello che sarebbe stato il mio compito precipuo. Cosi', accadde che una volta non fui abbastanza veloce nel rifornire di cartoccetti il mio fratello-padrone, il quale venne "ucciso" dalla squadra rivale. Avendo un capro espiatorio bello e pronto per la sua sconfitta, non se lo fece ripetere due volte.
E fu la cacciata dal paradiso terrestre....