Esplosero in un giorno di maggio
Perché lo stato
……… lo stato ..……
La mano davanti alla bocca
per non urlare
intorno la furia del dolore
Rosaria dai capelli ricci
e le labbra esangui.
il prete allontana il microfono,
ma la disperazione ha la forza
della parola
Loro non cambiano
non cambiano
e sono qui
anche qui
in questa chiesa
nella città di sangue
sangue
sangue
[Quelle bare allineate
ed io qui, in silenzio]
Impotenza, impotenza e dolore
Ma poi le grida, la rabbia:
non più soli
Esplosero
in un giorno di maggio
e noi esplodemmo
E gridammo
Finché il silenzio non ci avvolse
di nuovo
-di nuovo-
Silenzio
sub specie aeternitatis
NdA: Questa è la riedizione di un mio testo del 2010, che ho leggermente modificato. In realtà non ne sono del tutto soddisfatta e continuerò a lavorarci. È difficile spiegare cosa provammo quando vedemmo quelle immagini del 1992. Ieri Daniele, mio marito, mi ha detto: "quello che provo, quando sento le parole di Falcone e Borsellino o vedo le immagini delle stragi o dei funerali, è un sentimento di vergogna". Sì, vergogna è la parola giusta: vergogna per l'ignavia, per il silenzio, per l'accettazione di uno stato di fatto che dovrebbe farci insorgere. Vergogna, vergogna a tutti noi.