DOMENICA DI SESSAGESIMA
La parabola del seminatore.
(Lc. 8, 4-15).
La parabola del seminatore - così colorita ed espressiva - è la prima fra le varie parabole proposte da Gesù ai suoi uditori all'inizio della sua predicazione. E di questa graziosa parabola Egli stesso - a richiesta dei suoi discepoli - si è degnato darcene la spiegazione. Non ci rimane dunque che considerare e penetrare sempre più sia la parabola stessa che l'interpretazione, e applicarla a noi stessi.
Il seme è la parola di Dio.
L'uomo che esce a spargere il suo seme è Gesù stesso, il quale è venuto sulla terra per essere nostro maestro e nostra guida nel cammino che conduce al cielo. Egli sparse personalmente il seme della divina parola durante la sua vita pubblica; e continua a spargere, nei secoli, questa sua divina parola per mezzo dei suoi apostoli e dei loro successori, ai quali disse: « Andate ed insegnate! » - « Chi ascolta voi.
ascolta me! »,
La parola di Dio sparsa da Gesù, continuata a spargere dagli Apostoli e dai loro successori, è veramente un seme: vivo, fecondo, operoso. Non senza ragione la parola è stata definita « la prima potenza del mondo ». Come nel seme è contenuta in germe tutta la pianta, così nella parola di Dio è contenuta in germe tutta la vita cristiana, ossia, ciò che dobbiamo credere e ciò che dobbiamo operare per raggiungere la vita eterna.
Ogni seme è per se stesso efficace a produrre la pianta. Eppure non da ogni seme procede la pianta. Dipende dal terreno su cui il seme viene gettato. Altrettanto possiamo dire della parola di Dio: non da ogni parola di Dio procede la vita cristiana. Dipende dal terreno.
Quattro specie di terreni, quattro specie di cuori.
Con una penetrazione psicologica degna di una mente divina, Gesù distingue con una enumerazione progressiva, quattro specie di terreni, ossia quattro specie di uditori, quattro specie di cuori, dai quali derivano quattro risultati diversi della parola di Dio. Tre quarti della divina parola rimane infruttuosa perchè cade su tre terreni cattivi, e appena un quarto produce frutto, perché cade sul buon terreno.
Nell'ampio gesto della semina, una parte del seme - dice Gesù - cadde lungo la strada... Vennero gli uccelli dell'aria e lo beccarono. La strada simboleggia quegli uditori i quali ascoltano, si, la parola di Dio, ma è proprio come se non l'avessero ascoltata: il demonio li spinge a non tenerne nessun conto, oppure ad applicarla agli altri, oppure a guardare al modo con cui si predica e non già a ciò che predica. Costoro ascoltano la parola di Dio, ma non l'accolgono. Essa penetra per un orecchio ed esce per l'altro.
Una seconda parte del seme cadde sopra un suolo roccioso, appena ricoperto da un velo di terra: spuntò, ma tosto inaridi perchè non aveva umore. Questo terreno roccioso simboleggia coloro i quali ascoltano la parola di Dio, e l'accolgono anche con allegrezza, ma non la ritengono. Sono persone ricche di sentimento, povere di volontà. La parola di Dio in esse non va oltre il sentimento, ossia non getta profonde radici nella volontà, e quindi dopo essere spuntata inaridisce quasi subito dinanzi alla prima ventata, ed è ben lungi dal produrre frutto,
Una terza parte del seme cadde tra le spine: spuntò, crebbe insieme con esse, giunse a buon punto, ma poi rimase da esse soffocato e non arrivò a produrre il suo frutto. Questo terreno spinoso simboleggia coloro i quali non solo ascoltano la parola di Dio, non solo la accolgono, ma anche la ritengono, ossia, concepiscono buoni pensieri, formulano saldi propositi, e per qualche tempo persistono in essi, son assai vicini a produrre frutto; ma l'amore disordinato alle ricchezze e ai piaceri della vita, non dominato, ma lasciato crescere insieme alle pianticelle di grano, arriva a soffocare quelle pianticelle e ad impedire che portino frutto.
Ecco in qual modo ben tre quarti della parola di Dio - proporzione spaventosa! - non giunge a produrre alcun frutto.
Una quarta parte del seme - proporzione molto esigua, impressionante! - cadde su buon terreno e produsse dove il trenta, dove il sessanta, dove il cento per uno. Questo buon terreno che produce frutto quantunque in proporzione diversa, simboleggia coloro i quali non solo ascoltano la parola di Dio, non solo la accolgono, non solo la ritengono ma anche la mettono in pratica, dominando e troncando generosamente, pazientemente, tutte quelle spine che vorrebbero soffocarla, ossia l'amore sfrenato alla gloria, alle ricchezze e ai piaceri. In tale terreno, i vizi spariscono, le virtù fioriscono.
A quale di questi terreni appartiene ciascuno di noi?...
Ed ora ciascuno di noi, metta la mano sulla propria coscienza e si rivolga questa domanda: « A quale di questi terreni appartengo io?... Al terreno stradoso, al terreno roccioso, al terreno spinoso o al terreno buono?... ». Risolviamoci ad essere tutti un buon terreno, ascoltando la parola di Dio, accogliendola, ritenendola, e sopratutto praticandola: Sforziamoci di produrre non solo il trenta, non solo il sessanta, ma anche il cento per uno! Sarà nostro, tutto nostro e solo nostro il guadagno.
(P. Gabriele M. Roschini, Predicate il Vangelo, LICE Torino, 1943, pp. 42 -44)
Il Seminatore