“Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”
(Mc 8,27-35)
L'identità di Gesù di Nazareth
Il tema principale della liturgia della parola di oggi è il riconoscimento della messianicità di Gesù.
«Chi dice la gente che io sia?», chiede Gesù ai suoi discepoli.
La gente a quei tempi aveva completamente travisato l’identità di Gesù. Alcuni lo credevano Giovanni Battista risuscitato, altri il profeta Elia o qualcuno dei profeti. Insomma, tutte visioni errate. Gesù era ed è molto di più, infinitamente di più del Battista e di qualsiasi altro profeta, seppure il più grande, come era considerato Elia.
E non che il Signore fosse curioso di sapere ciò che la gente dicesse di Lui. La sua domanda prepara la confessione di fede dei discepoli. Infatti, subito dopo averli ascoltati li interroga di nuovo, questa volta per conoscere cosa loro stessi pensassero di Lui: «E voi chi dite che io sia?». Pietro risponde per tutti, manifestando la sua fede nella messianicità di Gesù: «Tu sei il Cristo».
La nostra professione di fede unita alle opere
Queste due domande, apparentemente così semplici, ma in realtà profonde, Gesù le rivolge a tutti noi, oggi. Chi è Gesù per la gente di oggi, e chi è per me? Di certo Gesù non intende invitare ad un infondato soggettivismo religioso: ognuno può credere nel Gesù che vuole. Al contrario! Se Gesù a fatto ai suoi discepoli e fa ancora oggi a noi quella domanda, è per sapere se noi abbiamo la retta fede in Lui, e per illuminare la nostra mente, cosicché possiamo conoscerlo ed amarlo perfettamente e senza errore. Ci sono nel mondo quelli che non credono in Gesù o non lo riconoscono come il Figlio di Dio (ebrei, musulmani, Testimoni di Geova, ecc.)
Gesù è «il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16). È il Messia promesso da Dio, annunciato dai profeti e atteso da secoli dal popolo d’Israele; è Colui che deve portare a compimento l’opera di salvezza e di redenzione dell’umanità, colpita dal peccato e dalla morte. È l’«unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create», e «di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine» (dal Simbolo apostolico).
Noi professiamo questa fede in Gesù ogni domenica, nel pronunciare le parole del Credo. Quanti sono però coloro che aderiscono veramente a ciò che dicono pubblicamente durante la santa Messa? Pochi, si dovrebbe rispondere a giudicare dalle strutture di peccato che si vedono erette un po’ dappertutto. Aborto, divorzio, contraccezione, omosessualità, pornografia, pedofilia, promiscuità, scandali, furti, illegalità, anticlericalismo, comunismo, sono tutte realtà con oggi si convive pacificamente, realtà che non toccano più di tanto la sensibilità di molti, che ormai si sono come assuefatti all’odore pestilenziale di queste cose che provengono dal profondo dell’inferno, dal cuore perverso e omicida di satana.
Dobbiamo ricordare sempre che non è possibile dire di conoscere Cristo e dire di amarlo, se non si osservano i suoi comandamenti. Ce lo dice Gesù stesso: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama» (Gv 14,21).
Gesù è venuto a noi come Maestro, come Pastore, come Santificatore. Ci illumina con la sua parola, ci guida attraverso la sua Chiesa con i suoi legittimi Pastori, ci santifica attraverso i Sacramenti. È venuto a noi come Salvatore e come Redentore.
Il valore della sofferenza
Quest’opera è stata però dolorosa. Gesù è un Messia sofferente. Ha dovuto soffrire per salvarci, e soffrire la morte di croce, la più infame che esistesse a quei tempi. Molto prima che questo accadesse, Gesù lo aveva preannunciato ai suoi discepoli, perché la loro fede in Lui non svanisse nel nulla.
Come tale era stato già profetizzato da Isaia. Nella prima Lettura il profeta presenta la vocazione del servo sofferente, che è figura del Messia. In particolar modo il verso 6 rimanda agli episodi della flagellazione e della coronazione di spine subite da Gesù: «Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi» (Is 50,6; cf. Mt 26,67; 27,30).
Gesù conferma questa prospettiva profetica, quando dà agli apostoli il primo annuncio della sua Passione, con il quale viene svelato per la prima volta nel vangelo di san Marco il volto autentico di Gesù: «Cominciò a insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare» (Mc 8,31; cf. 9,9s.31s; 10,32-34). L’opera di Gesù raggiungerà il compimento solo con la sua morte. Dopo seguirà la risurrezione.
Scegliendo la via della sofferenza per salvare il mondo, Gesù insegna al mondo e a ciascuno di noi che ci salveremo se impareremo a soffrire per Dio. La terra, la famiglia, gli affetti più cari, la casa, il lavoro, e ancora di più il potere, il denaro, l’onore son tutte cose d’un momento, passeggere. Non le porteremo con noi nell’altra vita. La nostra vera patria non è la terra ma il Cielo, il Regno eterno di Dio. Lì saremo riempiti di gioia e felicità eterne, e avendo Dio, che è il Tutto, non avremo bisogno di nient’altro. La sofferenza, anche quella che viene da una malattia o dalle esigenze del proprio lavoro e del proprio dovere, ci aiuta a capire la caducità di questo mondo e della nostra stessa vita. Ci aiuta a rivolgere un poco più spesso il nostro sguardo al cielo e a Dio.
Non è facile accettare questa visione. Ma è necessario. San Pietro stesso, dopo aver pronunziato quella splendida professione di fede nel Cristo, si ribella di fronte alla prospettiva della sofferenza e della morte di Gesù, che in realtà doveva procurare la salvezza al mondo intero. Gesù però reagisce con forza a Pietro: «Voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: “Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”» (v. 33).
Come per Gesù, anche la via del cristiano passa per la Croce. Gesù lo ripete anche a noi oggi: «Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà» (vv. 34s).
Chiediamo alla Madonna di aiutarci a crescere sempre di più nella fede in Gesù e a seguirlo sulla via della Croce; la Madonna modello di fede e di sequela nella via della corce.
"Ma voi, chi dite che io sia?"