(Lc 2,41-52)
Subito dopo la Natività di Gesù, nello stesso clima gioioso del Natale, festeggiamo oggi la Santa Famiglia di Nazaret. Essa è composta da Maria, Giuseppe e Gesù. La celebrazione della Santa Famiglia è la festa della Chiesa e di ognuna delle nostre famiglie. E’ una festa importante alla quale la Chiesa non trova rimedio migliore alla grave crisi che minaccia la famiglia in tutti i suoi settori presentando gli esempi mirabili della Santa Famiglia. E dalla famiglia dipende il futuro della stessa società. Infatti, come la famiglia di Nazaret, ospitando la presenza fisica e spirituale del Figlio di Dio fatto uomo, è stata il primo tempio di Dio nel mondo, così ognuna delle nostre famiglie è chiamata ad essere segno visibile della presenza di Dio. La famiglia cristiana - dissero i padri del Concilio Vaticano II - è una piccola Chiesa, è la «Chiesa domestica» (Lumen gentium, n. 11); essa è «come il santuario domestico della Chiesa» (Apostolicam actuositatem, n. 11).
E’ bene ricordare che la famiglia, composta da un padre, una madre e dei figli, è stata voluta da Dio, sin dall'inizio della creazione, quale luogo dell'amore, cioè il posto dove si fa l'esperienza dell’'essere comunità, quindi dove in modo più naturale che altrove si riflette l'immagine della Trinità divina come comunità d'amore. Infatti leggiamo nel libro della Genesi: “Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza; a immagine di Dio egli lo creò; maschio e femmina Dio li creò”(1,27).
La vocazione e santificazione della famiglia
L’uomo e la donna, creati a immagine di Dio, sono chiamati a compiere insieme quell’alta missione affidata loro dal Creatore: essere suoi collaboratori nella grande opera della procreazione. E’ dal loro amore scambievole che deve scaturire la vita umana.
Dalla prima lettura della Messa di oggi emerge che la vita è un dono di Dio. La nascita prodigiosa di Samuele è il frutto delle insistenti preghiere della madre Anna, che era sterile. Dio non fu sordo alla preghiera e al pianto di una donna che desiderava essere madre e le concesse il figlio. Anna, come segno di gratitudine, non solo consacra il figlio al Signore, ma l’offre al suo servizio nel tempio “per tutti i giorni della sua vita” (Sam 1,28). L’episodio c’insegna che la vita, proprio perché è un dono di Dio, è sacra, ossia appartiene a Lui, per cui l’uomo commette un grave delitto tutte le volte che tenta di eliminarla, anche quella non ancora nata (aborto). Quella concepita nelle provette o da altra manipolazione dell’uomo (fecondazione artificiale) è una grave offesa al piano stabilito da Dio e al suo amore. Quindi, contrariamente alle idee devastanti che oggi attaccano e profanano la sacralità della vita e della famiglia, la Bibbia afferma che la essa ha origine da Dio ed è il culmine di tutte le opere meravigliose compiute da Dio nella creazione.
E la famiglia, è stata santificata da Gesù, che ha scelto di nascere e vivere la maggior parte della sua vita in una semplice famiglia, con Maria e Giuseppe, dove, lui Figlio di Dio ha imparato ad essere e a comportarsi da uomo. Per circa trent’anni Gesù, nel nascondimento di una piccola casa di Nazareth, ha condiviso con la Vergine Madre e san Giuseppe gioie e sofferenze di gran parte della sua vita terrena. Anche se poco conosciamo dei misteri ineffabili che si svolgevano in seno alla Santa Famiglia, tuttavia i pochi episodi che i Vangeli ci trasmettono sono sufficienti per illuminare le nostre famiglie degli esempi e degli insegnamenti più sublimi. Anche l'inizio della sua vita pubblica coincide col miracolo alle nozze di Cana, quasi a ribadire l'importanza del nucleo familiare nell'economia della salvezza.
Il primato di Dio e l'osservanza della sua Legge
E dalla pagina del Vangelo, che racconta l’episodio della inaspettata scomparsa di Gesù, emerge quest’altra verità: Dio deve occupare il primo posto nella vita della famiglia. Le misteriose parole di Gesù rivolte ai suoi genitori: “Non sapevate che io debbo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2,49) non sono un rimprovero per Maria e Giuseppe che addolorati lo cercavano, ma sottolineano una priorità di comportamento: Gesù, prima di appartenere ai suoi genitori che ama di amore unico, appartiene al Padre celeste, del quale deve compiere la volontà fino alla morte di croce. Questo sarà sempre il suo primo dovere. I genitori non devono mai dimenticare la priorità di appartenenza a Dio dei loro figli, su ognuno dei quali il Signore ha un particolare progetto. Quanti genitori, al contrario, rifiutano questa verità e si oppongono energicamente a una eventuale vocazione dei figli alla vita religiosa o sacerdotale!
Inoltre, dobbiamo ammirare l’esemplare atteggiamento tenuto dai due santi Sposi nei tre giorni di ricerca affannosa di Gesù. Anche se addolorati, essi accettano con grande spirito di fede e di obbedienza alla divina Volontà, come faranno sempre in tutti i momenti difficili della loro vita, l’incomprensibile vicenda della scomparsa del Figlio.
La pagina del Vangelo di oggi ci segnala ancora un altro grande insegnamento: Gesù, dopo essere stato ritrovato dai suoi genitori, “Partì dunque con loro e tornò a Nazareth e stava loro sottomesso” (ivi 51). Totale obbedienza a Dio, piena sottomissione ai genitori: ecco in sintesi tutta la vita di Gesù! Obbedienza che vale più di tutte le parole e i miracoli compiuti da Gesù. Quanta vergogna dovremmo provare al pensiero delle nostre continue disobbedienze e infedeltà a Dio, alla sua santa Legge e ai suoi rappresentanti! Quanti richiami Gesù fa ai bimbi e ai giovani di oggi nel prestare obbedienza ai propri genitori.
La Chiesa domestica
E Gesù cresceva in età, sapienza e grazia. La vita nascosta e laboriosa di Gesù a Nazaret c'insegna a fare delle nostre famiglie il luogo ideale della crescita globale e profonda dei loro componenti. La famiglia cristiana, sull'esempio della Santa Famiglia, come chiesa e santuario domestico dev'essere scuola: luogo di preghiera, di lavoro e comunità di vita, dove i genitori spezzano ai propri figli non solo il pane materiale, ma anche «il pane» della parola di Dio, guidandoli a un'autentica esperienza di fede. I genitori, infatti, come sottolinea Giovanni Paolo II nell'esortazione apostolica sulla famiglia, Familiaris consortio, devono essere i primi educatori della fede dei propri figli. Già il Concilio, definendo la famiglia «la prima e vitale cellula della società», auspicava che essa adempisse la sua missione sociale e cristiana quale «santuario domestico della Chiesa» (Apostolicam actuositatem, n. 11; cfr Lumen gentium, n. 11). Solo così la famiglia, cellula vitale della società e perno della civiltà, sarà una Chiesa domestica, fondata sull'amore reciproco e proiettata a creare «una civiltà dell'amore».
I genitori in particolare dovrebbero ricordare le parole di Paolo VI e poi ripresentate dal Papa Giovanni Paolo II e che troviamo nella Familiaris Consortio n. 60: “Mamme, le insegnate ai vostri bambini le preghiere del cristiano? Li preparate, in consonanza coi sacerdoti, i vostri figli ai sacramenti della prima età: Confessione, Comunione, Cresima? Li abituate, se ammalati, a pensare a Cristo sofferente? A invocare l'aiuto della Madonna e dei santi? Lo dite il Rosario in famiglia? E voi, papà, sapete pregare coi vostri figlioli, con tutta la comunità domestica, almeno qualche volta? L'esempio vostro, nella rettitudine del pensiero e dell'azione, suffragato da qualche preghiera comune, vale una lezione di vita, vale un atto di culto di singolare merito; portate così la pace nelle pareti domestiche. Ricordate: così costruite la Chiesa!”.
La Santa Famiglia: modello per tutte le famiglie
Nella festa della Santa Famiglia, ci è dolce augurare alle nostra famiglie ciò che suggerisce Padre Pio dal profondo del suo cuore: “Modellatevi su di Essa ed avrete pace e bene temporali e spirituali”. Ci auguriamo che tante nostre famiglie senza Dio, infedeli e vuote di ogni amore, seguendo l’invito del nostro Santo, imitino i mirabili esempi della Santa Famiglia di Nazareth e possano ritrovare “pace, beni temporali e spirituali”. Affidiamo tutte le nostre famiglie e le famiglie del mondo alla Sacra Famiglia di a Nazareth affinché tutte corrispondano ai voleri del Signore.
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