DOMENICA QUINTA DOPO EPIFANIA
Il grano e la zizzania.
(Mt 12, 24-30).
L'origine del bene e del male.
In questa breve parabola abbiamo un mirabile compendio della storia del mondo, dalla sua alba fino al suo tramonto: storia di una continua mescolanza di bene e di male, di buoni e di cattivi; in una parola, di frumento e di zizzania che si contrastano il campo.
Questa continua mescolanza, nel mondo, di buoni e di cattivi, di frumento e di zizzania, costituisce l'assillante problema del bene e del male nel mondo, assillante problema che a non pochi è occasione di scandalo per la sua oscurità.
Essi si domandano ansiosi: Donde l'origine di questa brutta mescolanza di bene e di male? - Perché Iddio la tollera?…
A queste due domande ha dato una esauriente risposta Gesù stesso nell'odierna parabola.
Il bene ha avuto ed ha origine, ossia è seminato nel mondo da Dio, che è bontà per essenza. Tutto ciò che Egli ha fatto è buono: « Viditque Deus cuncta quae fecerat: et erant valde bona » (Gen. 1, 31).
Il male, al contrario, ha avuto ed ha origine, ossia è stato seminato nel mondo da Satana, in odio a Dio, a cui per primo si ribello ed in odio alla creatura più simile a Dio, ossia all'uomo. E non è stato forse egli a seminare la zizzania, ossia i germi della ribellione a Dio ed alla sua legge nei cuori dei nostri progenitori, nel cuore di Caino, di Giuda ?….E non è forse egli che continua a spargere questi semi nel cuore di tutti?
Del male che vediamo mescolato col bene, nel mondo, non incolpiamone dunque Iddio ma il demonio, da cui il male ha avuto ed ha origine.
Perché Iddio tollera che il male stia insieme col bene?
Ma perché Iddio tollera questo continuo miscuglio di bene e di male; ossia la zizzania, anzi permette che germogli, vigoreggi?.
Iddio la permette, questa mescolanza, per i suoi santissimi fini. La permette per il bene dei cattivi stessi, affinché si convertano. Iddio infatti, quantunque odi ineffabilmente il peccato, pure ama ineffabilmente il peccatore e vuole che si converta e viva: « Nolo mortem peccatoris sed ut magis convertatur et vivat». E quanti, da zizzania che erano, sono diventati frumento eletto!.. Basti nominare una Maddalena, un S. Paolo, un S. Agostino. Se Iddio non avesse atteso pazientemente che un S. Paolo, un S. Agostino si fossero convertiti, la Chiesa non avrebbe avuto il grande apostolo delle genti, S. Paolo, non avrebbe avuto il Dottore della Grazia, S. Agostino.
La permette, Iddio, questa mescolanza, per il maggior bene dei buoni, essendo Egli così potente da ritrarre il bene dal male. Le radici della zizzania sono talmente intrecciate con quelle del grano, che non si può strappare la zizzania senza strappare anche il grano; e cosi, la malizia dei cattivi è talmente intrecciata con la bontà dei buoni, che non si può quasi togliere quella senza compromettere anche questa. Ed infatti, se non ci fossero stati i persecutori, non ci sarebbero stati neppure i martiri, esempi d'invitta fortezza. Se non ci fossero i cattivi non ci sarebbe lo zelo dei buoni.
Ma questa paziente, longanime tolleranza di Dio, non deve incoraggiare i cattivi a perseverare nel male. Poiché verrà il dì della messe, vale a dire il dì del giudizio, e chi non avrà approfittato della pazienza e bontà divina, sentirà il peso della sua giustizia ossia, sarà gettato, come zizzania, a bruciare nel fuoco dell'inferno. Invece di far risplendere la bontà, esso farà risplendere la giustizia divina.
I buoni, al contrario, come eletto frumento, saranno riposti nel granaio del cielo.
Siamo noi frumento o zizzania?…
Il celebre Massillon predicava un giorno nella Chiesa di S. Eustachio in Parigi sul terribile tema: Il numero degli eletti. Era lì ad ascoltarlo il fior fiore dell'aristocrazia e della corte. Ad un certo punto, l’illustre Vescovo, si volge ai suoi uditori e domanda: «Se Cristo entrasse in questo momento in Chiesa per fare la cernita fra il grano e la zizzania,, fra i buoni e i cattivi, fra gli eletti e i reprobi, che cosa avverrebbe?….». A questa domanda, un fremito di orrore corse fra le file dell’uditorio. Tutti scattarono in piedi, in preda a profonda emozione. E l'oratore continuò : « Voi solo, o mio Dio, conoscete coloro che vi appartengono. Ma se noi non lo conosciamo, sappiamo per altro che i peccatori non vi appartengono».
E noi, siamo grano o zizzania, buoni o cattivi, eletti o reprobi?…
Se siamo buoni, ossia frumento, perseveriamo fino alla fine, cerchiamo anzi di diventare sempre migliori, per poter un giorno essere ammessi nel cielo. Se siamo cattivi, convertiamoci subito, non abusiamo della pazienza divina, poiché il dì della messe potrebbe essere vicino; potremmo correre il rischio di essere condannati a bruciare in eterno.
(P. Gabriele M. Roschini, Predicate il Vangelo, LICE Torino, 1943, pp. 34-35)
La parabola del grano e della zizzania