(Gv 6,51-58)
Il 15 agosto abbiamo celebrato la solennità dell’Assunta che ci ha richiamato al Cielo. Per raggiugere il Cielo (il Paradiso) è necessaria quindi la devozione alla Madonna e con essa l’Eucarestia. Infatti:
I. La santa Comunione è fin da ora un anticipo del cielo e la garanzia di raggiungerlo.
La prima lettura della Messa riporta l'invito che fin dal principio Dio rivolge agli uomini: «Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino ...».Questo banchetto prefigura l'Eucaristia, nella quale Cristo si offre a noi come cibo; a questo pane riferisce il Vangelo riportando l'ultima parte del discorso di Gesù nella sinagoga di Cafarnao, dove annunciò l'ineffabile dono che avrebbe lasciato agli uomini. «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo», ci dice Gesù: «Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno». E poco dopo aggiunge: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda [...]. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
La Comunione, essendo alimento dell'anima, aumenta la vita soprannaturale dell'uomo; al tempo stesso e di conseguenza rende capaci di resistere a quanto in noi non è di Dio e impedisce una vera unione con Cristo. Aiuta a combattere l'inclinazione al male e fortifica contro il peccato; aumenta la gioia che procede da Dio, ravviva il fervore e conferma la fedeltà alla vocazione. Mentre rinvigorisce la carità e risveglia la contrizione per le nostre mancanze, cancella i peccati veniali di cui siamo pentiti e preserva dai mortali.
L'Eucaristia, inoltre, non solo è alimento dell'anima che procede verso Dio, ma è anche pegno di vita eterna e anticipo del cielo. In un'antica Antifona del culto eucaristico preghiamo: «O sacro convito, in cui Cristo è nostro cibo... l'anima è ricolma di grazia e a noi viene dato il pegno della gloria futura».
«Pegno» è un contrassegno che viene dato in garanzia del compimento di una promessa. Nella Comunione abbiamo già un anticipo della vita gloriosa e la garanzia di raggiungerla se non viene meno la nostra fedeltà al Signore.
Poter stare con Cristo e, in qualche modo, entrare in cielo mentre ancora siamo qui sulla terra è davvero motivo di gioia immensa.
II. L'Eucaristia è anche pegno della futura glorificazione del corpo.
La gloria eterna non è riservata solo all'anima ma anche al corpo, all'uomo nella sua interezza. Il Signore faceva riferimento a questa verità quando promise che chi mangia di Lui, vivrà per Lui e non morirà mai, e che Egli lo risusciterà nell'ultimo giorno. L'Eucaristia proclama la morte del Signore «finché egli venga»,alla fine dei tempi, quando i corpi risorgeranno e torneranno a unirsi all'anima. Così coloro che sono stati fedeli ameranno e godranno Dio - con l'anima e con il corpo - per sempre.
I Padri della Chiesa definiscono la Comunione «Medicina d'immortalità, antidoto per non morire, ma per vivere eternamente in Cristo».San Gregorio di Nissa spiega che l'uomo si è cibato con un alimento di morte (il peccato originale) e pertanto deve prendere una medicina che gli serva da antidoto, come chi, avendo ingerito un qualche veleno, deve prendere un contravveleno. La medicina della nostra vita non è altro che il Corpo di Cristo, «che ha vinto la morte ed è la fonte della Vita».
Se a volte il pensiero della morte ci rattrista e avvertiamo la fragilità della nostra dimora terrena, dobbiamo pensare, pieni di speranza, che la morte è un passaggio: oltre la morte continua la vita dell'anima, e un po' più tardi le si riunirà il corpo, anch'esso glorificato. Ugualmente, chi deve abbandonare la sua casa per qualche catastrofe, si consola e addirittura si rallegra se sa che l'attende un'altra casa assai migliore, che poi non dovrà più abbandonare. La sacra Eucaristia non è solo anticipo, ma anche «contrassegno che si dà in garanzia» della promessa che ci ha fatto il Signore stesso: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno».
III. Durante il cammino verso la casa del Padre la nostra debolezza deve indurci a cercare fortezza nella Comunione.
Cristo, nella Comunione, ci insegna a vivere bene il tempo presente, a contemplare il presente con sguardo di eternità; ci indica ciò che è veramente importante in ogni situazione, in ogni avvenimento. Nella sacra Eucaristia troviamo le forze necessarie per percorrere la strada che ancora ci separa dalla casa del Padre. La nostra debolezza deve suggerirci di cercare fortezza nella Comunione e nell'Eucaristia che trovano la loro piena attuazione quelle dolci parole: "Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò" (Mt 11, 28). Con Lui, se siamo fedeli, un giorno entreremo in cielo, e ciò che era garanzia di una promessa diventerà realtà: la vita accanto alla Vita per tutta l'eternità. «Ecco il pane degli angeli, pane dei pellegrini, vero pane dei figli».
I Santi anime eucaristiche. Esempio di San Pio.
Tutti i santi sono anime eucaristiche. Vi sono, tuttavia, alcuni che hanno avuto uno speciale legame con l’Eucaristia. Tra questi ricordiamo Padre Pio da Pietrelcina. Gli effetti dell’unione con l’Eucaristia sono stati particolarmente intensi nella sua vita: avvertiva profondamente la presenza di Gesù nell’Ostia santa e il suo cuore ne vibrava d'amore. Leggiamo in una sua lettera: “Sento che se Gesù continua a bruciarmi il cuore e le viscere, al mattino prima di unirmi a lui, non potrò più resistere, e me ne andrò” (Epistolario I p. 289). Grandi erano gli effetti che produceva anche sulle folle che attendevano alle sue celebrazioni. Le Messe del Padre convertivano, attiravano a Gesù, infervoravano. La gente non si stancava mai di guardarlo, soprattutto al momento della consacrazione e della comunione: quei grandi occhi spalancati sull’Ostia candida commuovevano e trascinavano i presenti a credere alla presenza reale di Gesù nell’Eucaristia. Spesso esortava i suoi figli spirituali ad accostarsi degnamente a ricevere Gesù nella Santa Comunione: “Accostiamoci a ricevere il pane degli angeli con una gran fede e con una gran fiamma d'amore” (Epistolario II, p. 490).
Preghiamo San Pio perchè la nostra società, stordita e ubriacata dalla droga, dal sesso, dall’immoralità, si accosti all’Eucaristia, il farmaco celeste che può guarire tutti i mali dell’uomo, affinchè, nutrita delle carni immacolate dell’Agnello, gusti le realtà divine ed eterne.
Dacci, o Signore, per intercessione di Maria SS. Assunta, la forza per percorrere con garbo umano e soprannaturale il cammino su questa terra, con lo sguardo volto alla meta eterna. Amen.
(PBMA)
Gesù il Pane di vita eterna