Omelia della XV del TO - ANNO A
Il seme della Parola di Dio
La Liturgia di questa domenica ci invita a riflettere sulla potenza ed efficacia della Parola di Dio, e del dovere di accoglierla nel proprio cuore, mettendola in pratica. La prima lettura mette in evidenza la grande efficacia. Il profeta Isaia, attraverso le belle immagini della pioggia e della neve, infatti, afferma che la Parola di Dio ha in sé una potenza straordinaria, per cui non è mai inutile, anzi è sempre efficace: “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, (…), così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero” (Is 5,10-11).
La parola di Dio produce sempre quello che esprime: è bastato un «fiat» per trarre dal nulla l'universo intero e dare la vita a tutte le creature. E quando l'uomo invece di rispondere con amore alla parola creatrice e di comunione con Dio si è ribellato, un'altra parola, la promessa del Salvatore, ripetuta attraverso i secoli in mille forme, gli ha assicurato la salvezza e l'ha orientato ad essa. Giunta la pienezza dei tempi, Dio non ha più inviato agli uomini semplici parole, ma la sua Parola eterna, il suo Verbo. Il Verbo ha assunto la natura umana, si è fatto carne, si è chiamato Gesù Cristo ed è venuto a seminare nel cuore degli uomini la parola di Dio. Gesù semina dovunque la Parola: non la nega neppure ai peccatori induriti, alla gente superficiale e distratta, agli uomini immersi nei piaceri, ingolfati negli affari: nessun uomo viene escluso dalla grazia della salvezza.
È il tema della parabola del seminatore che si legge nel Vangelo odierno (Mt 13, 1-23). « Il seminatore... uscito a seminare » (ivi 13) è appunto Gesù, e il seme da lui sparso « è la parola di Dio » (Lc 8, 11) che egli - Parola increata - possiede in se stesso ed esprime agli uomini in linguaggio umano.
La sua parola quindi è di una potenza ed efficacia divina, è seme quanto mai fecondo capace di germogliare in salvezza, in santità, in vita eterna, però deve trovare anche l’accoglienza, la corrispondenza da parte dell’uomo. (Tremenda responsabilità per coloro che la rifiutano e la rendono inefficace per la propria anima). Nel campo particolare delle anime avviene che molti ascoltano la divina Parola ma pochi ne traggono frutto, secondo quello che dice Gesù stesso spiegando la parabola.
La parola viene loro rapita dal maligno; ascoltano e poi dimenticano tutto, o non vi fanno più caso e ritornano ai loro vani pensieri. Vi sono quelli che ascoltano, provano un diletto spirituale nell'evidenza della verità, propongono anche di confessarsi e cambiare vita, ma alle prime contraddizioni e persecuzioni mutano pensiero e ritornano alla vita di prima. Vi sono infine quelli che accolgono la divina parola, ma pretendono conciliarla con la sollecitudine delle cose terrene e delle ricchezze, e la soffocano nel loro cuore. Per ricevere con frutto la parola di Dio bisogna essere terra buona, cioè bisogna avere le disposizioni interiori per meditarla, svilupparla e metterla in pratica.
Nella parabola, Gesù, così parla di quattro tipi di terreno dove cade il seme della Parola di Dio: “Un parte del seme cadde sulla strada” (Mt 13,4). La strada è un terreno duro e arido dove nessun seme può germogliare e rappresenta la categoria di persone che hanno perso la fede. Oggi, purtroppo, viviamo in un’epoca in cui molti, giovani e adulti, non credono più in Dio o vivono come se Dio non esistesse, il loro cuore è chiuso alla grazia, per cui non si interrogano più sul senso della vita.
“Un’altra parte cadde in luogo sassoso” (ivi, 5). Questo è il terreno delle anime superficiali. Hanno buone intenzioni, ricevono la grazia anche con gioia, però, al momento delle difficoltà, si scoraggiano, non perseverano, e così non danno frutto.
“Un’altra parte cadde sulle spine” (ivi, 7). Il terreno con i rovi e le spine può essere rappresentato da coloro che hanno una eccessiva preoccupazione per il benessere, per i beni del mondo e le comodità della vita, cose che soffocano e non lasciano più il tempo per le realtà essenziali.
Per ricevere con frutto la parola di Dio bisogna essere terra buona, cioè bisogna avere le disposizioni interiori per meditarla, svilupparla e metterla in pratica: “un’altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto” (ivi, 8). Si diventa terra buona e fertile, quando si ha una grande fede per disporsi ad ascoltare il Signore, quando si è umili e docili per accoglierlo, e si sottomette la propria volontà a quella di Dio. Il medesimo seme in un terreno produce frutti abbondanti e in altri non ne produce affatto.
E nell'ordine attuale anche « le pietre possono mutarsi e divenire terra fertile, la via battuta può non essere più calpestai aperta a tutti i passanti, ma divenire campo produttivo e anche le spine possono sparire per lasciar crescere e fruttificare in tutta libertà il grano seminato ». E se tale trasformazione non avviene in tutti, « la colpa non è del seminatore ma di coloro che non hanno voluto cambiare vita » (S. Giovanni Crisostomo, In Mt 44,3
È qui significato il mistero della libertà e delle disposizioni dell'uomo di fronte al dono di Dio.
Il modello più sublime di questo terreno fecondo è la Vergine Maria: col suo Fiat, ha accolto nel suo grembo verginale il Verbo di Dio, lo ha custodito con immenso amore, lo ha generato e dato al mondo come Salvatore. Esempio dei Santi che hanno accolto la Parola di Dio (es. San Francesco e rappresentano il Vangelo vivente). S. Agostino diceva che la Parola di Dio fruttificò il cento per uno tra i martiri, il sessanta tra i vergini, il trenta fra quelli che vivono santamente nel mondo.
Esaminiamoci oggi com’è il terreno della nostra anima e impegniamoci a sradicare tutte le pietre e le spine che impediscono la crescita della buona semente.
a) terreno infruttuoso: anima indurita nell'apatia e nell'errore, aperta a ogni compromesso...
b) luogo sassoso, con poca terra, poco umore, poca profondità: anima superficiale, dai facili e brevi entusiasmi, anima instabile e mutevole, e quella spirituale è una effimera esperienza...
c) spine, terreno ingombro, stepposo, non sarchiato: anima dai mille futuri interessi, piena di attacchi meschini e tenaci, pronta al compromesso, preda di ogni passione e di ogni desiderio sfrenato...
d) terreno buono: disponibile al seme della divina parola,
- col saper ascoltare, anche se il turbine della vita movimentata e febbrile della nostra epoca ci incalza e ci assalta, ci travolge e ci rende insensibili;
- col saper tacere, è impossibile l'ascolto, se non facciamo silenzio intorno a noi e dentro di noi; far tacere la nostra curiosità, entrare nella parte più riposta di noi, da soli: là troveremo Dio, che parla nel segreto, là troveremo pure noi stessi, la parte autentica di noi, quella che è docile alunna di Dio:
- saper riflettere: la Parola di Dio ha infinite risonanze interiori che si scoprono solo dopo molta riflessione e meditazione. Anche la Vergine SS.ma "riponeva tutte queste cose nella memoria, meditandole in cuor suo" (Lc 2,19).
Anche oggi il Signore ha parlato al nostro cuore. Il periodo estivo è un tempo molto adatto per ascoltare, leggere, meditare la Parola di Dio (il Vangelo, la Bibbia, il Catechismo,...), tempo propizio anche per qualche ritiro spirituale. Tempo ideale per colmare la lacuna dell'ignoranza della Sacra Scrittura; sono sempre attuali e tornano come un rimprovero a noi cristiani quelle parole di S. Girolamo: “L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo”. Il periodo estivo è anche momento privilegiato per aprire, insieme col Vangelo, il libro della natura e della creazione di Dio, per contemplare con sguardo di fede l’operato di Dio!
Se tale ricchezza di vita, di luce, di grazia non opera in noi. La colpa è soltanto nostra.
E dopo l’accoglienza della Parola dobbiamo essere, a nostra volta, testimoni, seminatori della Parola che salva, annunciandola ai fratelli, per illuminare i loro passi nell’incontro e nell’accoglienza del Signore. Infatti tutta la Chiesa, tutti i cristiani, hanno il compito di trasmettere questa Parola, di renderla efficace per il mondo, nel momento storico, nelle circostanze particolari in cui noi siamo inseriti. Noi tutti siamo spargitori di questo seme.
Ci aiuti la Madonna ad accogliere sempre la Parola di Dio e metterla in pratica, portando il massimo di frutti per noi e per il mondo intero