OTTAVA DEL SANTO NATALE
Festa della Circoncisione.
(Lc 2, 21-22).
Un Vangelo programmatico.
Il Vangelo di questo primo giorno dell'anno è il più breve fra tutti i Vangeli dell'anno, ma è anche, si può dire, il più programmatico.
Nel nome santissimo di Gesù - imposto al divin pargoletto otto giorni dopo la sua nascita - la Chiesa ci fa iniziare l'anno civile. E con ragione! Poichè il nome di Gesù ci indica il più completo programma di azione pel nuovo anno.
Gesù, infatti, significa « Salvatore divino ». E' questa l'essenza di Cristo.
Esso ci ricorda che è venuto nel mondo per salvarci: per questo si è fatto nostro compagno, nostro maestro: per questo Egli ha patito ed è morto per noi. S'affaccia subito, alla nostra mente, pensando al nome di Gesù, il grande problema della nostra eterna salvezza, e quindi il punto fondamentale del nostro programma d'azione pel nuovo anno: tendere con tutte le forze ad assicurare l'eterna salvezza nostra e quella degli altri. Siam qui, sulla terra, unicamente per questo: assicurarci un premio eterno, ossia l'eterna salvezza, attraverso una prova continua di fedeltà a Dio. Tutto ciò che non è ordinato a questo, è cosa vana, è tempo perso.
Chi sa, quanto ne abbiamo perduto, di questo tempo, in passato!...Vorremo perderlo anche quest'anno? No!.
Per evitare questa iattura, noi dobbiamo ben riflettere che l'eterna salvezza dell'anima è il problema dei problemi, ed è l'affare più importante, più necessario, più personale.
L'affare il più importante, il più necessario, il più personale.
E' l'affare il più importante. E' noto, infatti, l'aforismo degli antichi Romani: « Salus suprema lex esto! » : « La salvezza sia la legge suprema ». E se ciò vale per ciò che riguarda la salute del popolo; se ciò vale anche per noi per riguardo alla salute del corpo, tanto più deve valere quando si tratti dell'eterna salvezza dell'anima!
E difatti, quand'è che anche noi diciamo importante un affare?...
Quando da esso ci può provenire una grande fortuna o incogliere una grande sfortuna; quando da esso dipende tutto il nostro avvenire. E dall'affare dell'eterna salvezza dell'anima non dipende forse la nostra eternità, felice o infelice?...
Giustamente quindi il nostro divin Maestro diceva: « Quid prodest homini si mundum universum lucretur, animae vero suae detrimentum patietur? » (Mt.16, 26).
Grave sentenza, la quale getta sprazzi di luce per conoscere il nulla di quaggiù e il tutto dell'al di là!..
L'eterna salvezza dell'anima non solo è il più importante di tutti gli affari, ma è anche il più necessario, l'unico veramente necessario...
Molte cose, purtroppo, si dicono necessarie in questo mondo; ma sono necessarie di una necessità relativa, non assoluta. Una sola cosa è di assoluta necessità: salvare l'anima nostra per assicurarci un eterno godere. Ed è per questo che il nostro divin Maestro, rivolto a Marta, tutta preoccupata ed affacendata nelle cure domestiche, diceva: « Porro unum est necessarium ». Una cosa soltanto è necessaria!
E ricordiamoci anche che, questo affare tanto importante, tanto necessario, è anche un affare personale: un affare cioè che interessa ognuno di noi individualmente, e che individualmente dev'essere condotto a termine! Gli altri ci potranno forse aiutare colle loro preghiere, con le loro buone opere, coi loro buoni esempi; ma non possiamo salvarci senza di noi... anzi Iddio stesso il quale - come dice S. Agostino - ci ha creato senza di noi, non ci salverà senza di noi: « Qui creavit te, sine te, non salvabit te sine te! ». Ed è per questo che l'Apostolo ci esorta ad operare la nostra eterna salvezza con timore e tremore: « Cum timore et tremore vestram salutem operamini! ».
Circoncisione spirituale.
Per assicurarci l'eterna salvezza è necessario circonciderci spiritualmente, vale a dire - come insegna l'Apostolo nell'Epistola di questa festività (Tit 2, 11-12) spogliarci dell'uomo vecchio: « abnegantes impietatem et saecularia desideria ». L'empietà principale è quella idolatria spirituale di noi stessi e delle nostre soddisfazioni, che ci spinge a sostituire l'io a Dio. Noi dobbiamo rinnegare questa empietà:
servire Dio, non l'io.
Questo spostamento di centro, da Dio all'io, è la più grande di tutte le empietà: abnegantes impietatem. Dobbiamo, inoltre, rinnegare i desideri mondani, ossia la tendenze sfrenate dei nostri sensi, delle nostre passioni verso le cose del mondo: abnegantes saecularia desideria. Poiché esse non sono e non possono essere altro che vanità ed afflizione di spirito.
In una parola: spogliarci dell'uomo vecchio, in tutte le sue forme.
Ma non basta spogliarci dell'uomo vecchio, è necessario rivestirsi del nuovo. E' la seconda parte della circoncisione spirituale. In che modo? Ce lo dice l'Apostolo: « sobrie, iuste et pie vivamus in hoc saeculo expectantes beatam spem » : osservando fedelmente tutti i nostri doveri verso noi stessi, verso il prossimo e verso Dio.
Ecco un programma ancora più dettagliato pel nuovo anno!
Per rivestirci dell'uomo nuovo, noi dobbiamo vivere sobriamente, « sobrie », ossia usare delle cose di questo mondo con temperanza, senza lasciarci assorbire o preoccupare troppo per quanto sia necessario alla vita. Questa temperanza, stabilisce i rapporti che ci legano a noi stessi.
Dobbiamo, in secondo luogo, vivere giustamente: « iuste », ossia dando a ciascuno ciò che gli spetta, evitare quell'egoismo che ci spinge a ordinare tutto e tutti a noi stessi, a sacrificare gli altri per noi. Questa giustizia stabilisce i nostri rapporti col prossimo.
Dobbiamo, in terzo luogo, vivere piamente: « pie », ossia offrire a Dio quel tributo perenne di lode e di filiale pietà che Gli dobbiamo, piegando di continuo la mente ed il cuore dinanzi a Lui. Questa pietà stabilisce i nostri rapporti con Dio.
Dobbiamo, infine, fare in modo che la nostra vita sopra la terra sia una continua aspirazione al cielo, che è l'oggetto di tutte le nostre speranze. Camminare con lo sguardo fisso ai nostri superni ed eterni destini: expectantes beatam spem.
Ecco qual'è e quale dev'essere il programma per il nuovo anno, che potrebbe essere anche l'ultimo! Rinnoviamo dunque i nostri propositi ed attuiamoli!.
Ricordiamoci che fra tutte le grazie che il Signore ci ha concesso, la più grande è precisamente questa: di essere ancora in tempo a salvare l'anima nostra, mentre tanti altri disgraziati stanno urlando ed urleranno per tutta l'eternità giù nell'inferno, per non aver più un momento di tempo per provvedervi: « Oh si daretur hora! ». Mettiamoci un istante al loro posto. E vediamo quale conto faremmo, in quell'ipotesi tremenda, del tempo che Iddio ci offre, e dell'opportunità di poter salvare l'anima nostra! Mettiamo quindi, la mano all'opera, affrontando il nuovo anno nel nome di Cristo, con i più sinceri e migliori propositi, con lo sguardo fisso alla mêta, esclamando anche noi con la Chiesa : Procedamus in pace!... In nomini Christi. Amen!
(P. Gabriele M. Roschini, Predicate il Vangelo, LICE Torino, 1943, pp. 19-21)