La festa della gioia cristiana.
Il Pontefice S. Leone Magno, inizia la sua celebre omelia natalizia con queste parole: « Salvator noster, dilectissimi, hodie natus est: gaudeamus! Neque enim fas est locum esse tristitiae, ubi natalis est vitae »: Il Salvatore nostro, o dilettissimi, oggi è nato. Esultiamo! Non è infatti possibile abbandonarsi alla tristezza quando'è il natale della vita.
Il Natale è veramente la festa della gioia cristiana.
Questo sentimento di gioia è così universale e così sentito, nonostante la gravità dell'ora che volge e le vicende dolorose che in essa si svolgono. Nè potrebbe essere diversamente : poichè Gesù è veramente la gioia del mondo; con Lui, quindi, è la gioia del mondo che nasce!
Per questo l'Angelo aveva detto ai Pastori : « Nolite timere: ecce enim evangelizo vobis gaudium magnum, quod erit omni populo: quia natus est vobis hodie Salvator, qui est Christus Dominus in civitate David » (Lc 2, 10-11): « Non temete : poichè eccomi a recarvi la nuova di una grande allegrezza, che avrà tutto il popolo: perchè è nato oggi a voi un Salvatore, che è il Cristo Signore, nella città di David ». E la Chiesa
nella sua liturgia, fa eco alle parole dell'Angelo esclamando: « Laetentur caeli et exultet terra ante faciem Domini quoniam venit! ».
Lezione di amore.
Ma la nostra celebrazione natalizia non si deve esaurire in un sentimento di gioia, per quanto bello e più che legittimo. Essa ci deve stimolare ad ascoltare ed a mettere in pratica le grandi lezioni del Presepio: lezioni di amore e di umiltà.
Lezione di amore, innanzitutto, Sul presepio noi vediamo brillare, più che stelle, quelle parole di S. Giovanni: « Sic Deus dilexit mundum, ut Filium suum unigenitum daret »: Iddio ha amato talmente il mondo da dargli il suo stesso Figliuolo unigenito! Il Verbo si è fatto uomo per amor nostro, per redimerci, per restituirci la vita soprannaturale della grazia, ossia, la partecipazione della vita divina perduta col peccato.
Egli è nato perchè noi rinascessimo. Il Figlio di Dio - scrisse Sant’Agostino - si è fatto figlio dell'uomo, affinchè il figlio dell'uomo diventasse figlio di Dio. O mirabile scambio! - esclama la Chiesa nella Liturgia natalizia. - II Verbo ha preso la nostra umanità e ci ha data la sua divinità: « O admirabile commercium! Creator generis humani.. procedens homo sine semine, largitus est nobis suam deitatem ».
Iddio ci si presenta sotto forma di bambino per rapire i nostri cuori.
E di fatti non v'è nulla, in questo mondo, che tanto rapisca i cuori quanto un bambino: attraverso quel mistero di candore, egli è l'espressione più alta dell'amabilità; egli strappa baci e carezze!
Come è possibile dunque rimanere freddi ed indifferenti dinanzi al
divino Bambino di Bethlehem?… Come è possibile non riamare uno che tanto ci ha amato? « Sic nos amantem quis non redamaret?... ».
Lezioni di umiltà.
Ma sulla grotta di Bethlehem noi vediamo ancora brillare come stelle queste altre parole: « Exinanivit semetipsum » : Egli ha annientato se stesso! E difatti, dinanzi ad un Dio fatto bambino, bisognoso di tutto, tremante dal freddo; dinanzi ad un Re, anzi, al Re dei re che ha « per aula regia una stalla, per trono una mangiatoia, per baldacchino le ragnatele pendenti dal soffitto, per nubi di incenso le esalazioni del letame. per cortigiani due creature umane senza casa » , sorge spontanea nell'animo nostro questa domanda: un Dio, un Re che ci si presenta in tal modo, può dirsi ancora Dio, può dirsi ancora Re?... Si Può dirsi ancora Dio, può dirsi ancora Re, ma è un Dio annientato, ma è un Re annientato! « Exinanivit semetipsum! ». E' detto tutto!..
L'uomo era stato rovinato dalla superbia. Era giusto fosse stato redento con l'umiltà. Principio di rovina la superbia, principio di restaurazione l'umiltà.
Osserva acutamente S. Ambrogio: Allorchè si trattò di combattere gli altri vizi, Iddio mando i suoi profeti; ma allorchè si trattò di combattere il vizio della superbia che va direttamente contro di Lui, Egli stesso venne a combatterlo e a misurarsi con esso. Che lezione! Noi, piccoli, vogliamo fare i grandi. Egli, grande, si è fatto piccolo per noi, per guarire la nostra superbia. Egli ha voluto insegnarci che come l'umiltà è stata la scala per cui il Tutto è sceso fino al nulla, così sarà anche la scala per cui il nostro nulla salirà fino al Tutto, Iddio.
Alla luce di queste semplici considerazioni, l'umile pargoletto di Bethlehem adagiato e tremante sopra una povera culla, ci apparisce in tutto il fulgore della sua luce, in tutta la sua divina ed umana grandezza.
Prostrandoci amorosamente ed umilmente dinanzi a Lui, noi sentiamo veramente che il cielo si è riversato sopra la terra, e che la terra, per Lui, è diventata un cielo.
Imitiamo e supplichiamo Maria!
Prima ad accogliere e a praticare nel modo più perfetto le grandi lezioni del presepio, e in modo tutto particolare la lezione di amore e di umiltà, fu la creatura più vicina e più simile a Cristo, Maria, Madre sua, Ce lo dice il sacro Testo: « Maria autem conservabal omnia verba haec conferens in corde suo (Luc., 11, 19): Maria poi conservava tutte queste parole (ebraismo per « avvenimenti ») convolgendole nel suo cuore ».
Imitiamola e preghiamola ad impetrarcene la forza presso il celeste Bambino!
« Tra i ricordi che della sua infanzia S. Bernardo raccontava, il più dolce era questo. Era giunta la vigilia del Natale, attesa con quel fascino che solo sanno i fanciulli dall'anima bianca. Egli volle ad ogni costo che i suoi lo prendessero seco alla Messa di mezzanotte. Ma quando fu nella chiesa, cullato dal mormorio delle preghiere, avvolto dal tepore della folla, tardando la Messa ad uscire, vinto dal sonno si addormento.
Nel sonno vide attraversare i cieli la Vergine Maria che teneva stretto al seno il bellissimo Bambino, appena nato, Con materna mossa, curvata su di esso, diceva: « Guarda fra quella gente il mio piccolo Bernardo! » II Bambino apri le palpebre, girò gli occhi, e lo vide. Si sorrisero scambievolmente.
O dolce, o santa Madre! quella parola che un giorno dicesti per
S. Bernardo, ripetila al tuo Bambino, oggi, anche per noi! Digli che ci guardi!
Digli che tu lo rivestisti di poveri panni, perchè Egli rivestisse noi con la gloria dell'immortalità.
Digli che lo ponesti nell'angusta mangiatoia, perchè Egli collocasse
noi nella reggia dei cieli immensi.
Digli che lo adagiasti tra il fiato degli animali, perchè Egli sollevasse
noi tra il canto degli Angioli.
Se così gli dici, così sarà »
(P. Gabriele M. Roschini)
Natività (Giotto)