SCEGLIERE IL SIGNORE
Vocazione e risposta dell'uomo
(Gv 6,60-69)
C'è una legge che governa i rapporti tra Dio e l'uomo; la liturgia di oggi ci aiuta a scoprirla e ci invita a meditarla: l'amore di Dio è gratuito e previene qualsiasi gesto o merito dell'uomo (« Sono io che ho scelto voi »), ma l'uomo non può rimanere passivo e inerte di fronte a tutto ciò; deve accettare liberamente e ratificare questa scelta, scegliendo a sua volta Dio.
La liturgia di oggi ha tratto dalla Scrittura due passi che descrivono il momento drammatico in cui Dio esige apertamente dall'uomo questa scelta. Dio aveva scelto il popolo ebraico, lo aveva ricolmato di benefici; - tutto ciò liberamente e gratuitamente (esso era un popolo da meno degli altri), lo aveva sollevato come su ali di aquila. Ora che questo popolo sta per prendere possesso della terra promessa, egli esige da esso una decisione: Chi scegliete: Dio o gli dèi stranieri? Gli dèi « al di là del fiume » esigono meno, sono più comodi; non vietano questo e quell'altro; non impongono di non rubare, di non fornicare, di non uccidere.
La prova è reale, non fittizia, La risposta quel giorno fu: scegliamo Dio! E così finalmente il popolo poté entrare n possesso della terra promessa.
Passando ora al Vangelo, troviamo un'esperienza analoga. Gesù ha scelto dei discepoli; è diventato come un padre per loro; erano chi pescatore, chi pubblicano, chi zelota, cioè tutta gente che viveva ai margini della legge e della religione ebraica. Viene però il momento che anche ad essi è posta la drammatica alternativa, dopo il discorso sull'Eucarestia, sul Pane di vita eterna, incomprensibili ai più: scegliete: volete rimanere con me, o andarvene? Sono liberi; infatti alcuni se ne vanno e altri restano; restano i Dodici che formeranno la Chiesa, ma restano non più come prima, senza impegno; ora sanno che hanno scelto lui per la vita e per la morte: Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio.
Naturalmente, si impone adesso che applichiamo a noi la verità che la Scrittura ci ha svelato. Anche noi, come il popolo eletto e come i primi discepoli di Gesti, siamo stati scelti; scelti a oggetto del suo amore, ammessi nella famiglia di Dio nel Battesimo, ammessi alla sua stessa mensa nell'Eucaristia, ammessi alla « beata speranza » della venuta del suo Regno (Tit. 2, 13) e altri anche per una speciale consacrazione.
A nostra volta, noi abbiamo scelto Dio. Lo abbiamo fatto, la prima volta, nella stessa occasione del Battesimo, quando abbiamo proclamato di voler credere in Cristo e in nessun altro.
Mistero della libertà
Abbiamo trovato la via che ci porta al Cielo, e la nostra libertà, finalmente, non ci serviva più per andare di qua e di là senza direzione, ma per andare verso un obiettivo: Cristo. E’ il seguire Gesù che ci fa liberi, ci fa realizzare noi stessi. Purtroppo per molti la libertà significa seguire gli impulsi o gli istinti, lasciarsi trascinare dalle passioni o da un piacere momentaneo, diventando schiavi di essi e quindi non più liberi in questo mondo, e si rimane così sul punto di morte, anche per tutta l’eternità (inferno). Veramente questi uomini - tanti - hanno dimenticato che "la libertà è, sì, un diritto umano irrinunciabile e basilare, ma essa non è caratterizzata dal potere di scegliere il male, ma dalla possibilità di fare responsabilmente il bene, riconosciuto e desiderato come tale" (Giov. Paolo II).
Il viaggiatore che si dirige verso una regione sconosciuta consulta una mappa, domanda a chi conosce la strada e segue la segnaletica, e lo fa con interesse, dato che vuole giungere alla sua meta. Non si sente per niente limitato nella propria libertà, né considera umiliante dipendere da mappe, segnali e guide per arrivare là dove si era ripromesso di giungere. Se si sente insicuro e comincia a provare smarrimento, i segnali che trova sono per lui motivo di sollievo e di gratitudine.
In verità, spesso ci fidiamo di più delle mappe o della segnaletica stradale che del nostro senso di orientamento, della cui scarsa affidabilità abbiamo avuto modo di fare esperienza. Quando seguiamo i segnali non proviamo alcun senso di coercizione; li accogliamo anzi come un grande aiuto, un suggerimento in più, che subito diventa parte delle nostre conoscenze.
Questo rappresentano i Comandamenti di Dio, le leggi e gli insegnamenti della Chiesa, il consiglio che riceviamo nella direzione spirituale o quello che chiediamo se ci troviamo in una situazione a rischio. Sono segnali che, in vario modo, garantiscono la nostra libertà, la scelta libera che abbiamo fatto di seguire Cristo, evitando ogni strada che non porti là dove vogliamo andare.
«L'autorità della Chiesa, nei suoi insegnamenti di fede o di morale, è un servizio. E' la segnalazione della strada che conduce al cielo. Merita ogni fiducia, perché gode dell'autorità divina. Non si impone a nessuno. E' offerta, semplicemente, agli uomini. E ciascuno può, se lo desidera, impadronirsene, farla propria ... » Non dobbiamo stupirci se talvolta le segnalazioni di cui Dio si serve ci fanno abbandonare strade e sentieri che sembrano più piacevoli, per altri più ripidi e duri. Anche se per questa scelta dovremo fare i conti con le proteste della nostra comodità, pur nelle asprezze del cammino, saremo sempre felici per il fatto che la nostra vita ha un formidabile obiettivo, Cristo, e ci porta alla vera libertà, perché servire il Signore è libertà come ha proclamato il Papa Giovanni Paolo II all'incontro Mondiale della Gioventù del 2000.
Opzione e scelta del bene, col rinnovo dei nostri impegni battesimali.
Le nostre azioni nel bene devono, inoltre, avere un carattere di perennità nel bene, nella volontà di Dio. Purtroppo le nostre scelte sono instabili, mutevoli come mutevole è la nostra stessa natura di uomini; non c'è nulla di definitivo e irreversibile nella nostra vita se non la morte; siamo sempre tentati di guardare indietro dopo aver messo mano all'aratro (cf. Lc. 9, 62). Di fatto, la nostra vita somiglia a una tela di Penelope: è un continuo fare e disfare di propositi, un oscillare continuo tra i due poli di attrazione che sono Dio e il mondo (O Dio e mammona). Ed ecco, allora, che prendono piede nel nostro cuore gli idoli; c'è un vitello d'oro nel cuore di ogni uomo. Basta che ci ascoltiamo mentre parliamo per scoprire qual è questo idolo, giacché - come disse Gesù - la bocca parla di ciò che più abbonda nel cuore (cf. Mt. 12, 34).
Si stabilisce così un regime equivoco di compromesso; si servono tacitamente due padroni. Dio detesta però questo compromesso: Nessuno può servire - dice - due padroni! (Mt. 6, 24). Forse che Dio è geloso? Sì! Giosuè lo ricordava al popolo proprio nel contesto del brano ascoltato oggi: Il Signore è un Dio geloso (Gios. 24, 19). Dobbiamo capire bene, però, in che senso è geloso. Noi apparteniamo a Dio, tutto il nostro essere, pensieri, affetti, parole, opere appartengono al Signore. Non è di questi affetti che Dio è geloso: li ha creati e voluti lui! Dio non tollera gli amori disordinati che non vengono da lui, ma dal maligno; che non sono orientabili a lui, come il sano amore umano nelle sue varie espressioni; non tollera, in altre parole, di dividere il cuore dell'uomo con il suo peggiore nemico che è il peccato. Non si può fare del suo tempio una spelonca di ladri, o un nido di serpenti, e pretendere che egli vi abiti dentro.
Da tale situazione di compromesso, sempre in agguato, si esce rinnovando la opzione, o scelta, fondamentale della nostra vita: quella che facemmo nel Battesimo quando ci fu chiesto: Vuoi essere battezzato? E noi rispondemmo: Sì, lo voglio! Bisogna rinnovare questa scelta fondamentale nei momenti di crisi, quando tale scelta è necessaria per continuare a stare con chiarezza dalla parte di Cristo; bisogna che anche nella vita del cristiano, come in quella del popolo eletto, vi sia periodicamente un « rinnovamento dell'alleanza ».
Non solo però nei momenti di crisi personale, ma anche nei momenti di crisi di un'intera società e di una cultura, come è quella che stiamo vivendo. Mai come oggi i cristiani si sono trovati di fronte a quella domanda perentori a di Gesti: « Volete andarvene anche voi? ». Tutti i giorni sentiamo di qualcuno che « si tira indietro e non va più con lui», perché giudica il suo discorso (per esempio quello che egli fa sul matrimonio indissolubile, sul portare la croce, sul non uccidere, sul cercare prima il Regno di Dio) troppo duro. Viviamo in un'epoca di decisione, in cui non è più possibile essere cristiani per abitudine, o perché lo sono stati i genitori. Occorre scegliere. Molti di noi sembrano non essersi accorti di questo, perché continuano, nella loro vita, a fare cose diametralmente opposte: continuano a piegare un ginocchio davanti a Dio e uno davanti a Baal, come il profeta Elia rimproverava i suoi contemporanei di fare (1 Re, 18, 21). Gente così la si vede passare, con estrema disinvoltura, dalla preghiera alla bestemmia, dall'ascolto del Vangelo di Gesù all'ascolto entusiastico del vangelo del mondo che spesso è ateismo; la si vede uscire dalla Messa e passare all'edicola o andare al cinema per leggere o vedere cose che sono, da un capo all'altro, irrisione e disprezzo della morale e della fede cristiana. A un gruppo di cristiani che, al suo tempo, pensava anch'esso di tenere i piedi su due staffe (sulla legge ebraica e su Gesù Cristo), san Paolo scrisse: Non vi fate illusioni; non ci si può prendere gioco di Dio (Gal. 6, 7). Quello che fanno molti cristiani, obiettivamente parlando, è proprio questo: un prendersi gioco di Dio.
Vediamo dunque quale urgenza ci sia di scegliere, di deciderci, di schierarci da una parte o dall'altra, prima che sia troppo tardi e sia Dio a schierarci da una parte ben precisa: alla sua sinistra, cioè all’inferno!
A chi decide di riscegliere Dio, la stessa lettura biblica suggerisce qual è la prima cosa da fare: Allontanate gli idoli di mezzo a voi! (cf. Gios. 24, 23). Ognuno cerchi di identificare il suo idolo, quello che nel suo cuore fa da contro - altare a Dio. Di solito, si diceva, è ciò di cui più spesso pensiamo o parliamo.
In questo momento, la nostra scelta deve prendere un carattere corale. L’Amen alle preghiere, la recita delle preghiere e la professione di fede nel Credo, non devono solo essere pronunciate ma anche credute col cuore.
A Sichem, fu tutta la comunità di Israele, riunita in assemblea con Giosuè, a scegliere il Signore e a dire solennemente: Noi vogliamo servire il Signore perché Egli è il nostro Dio! A Cafarnao, fu la prima comunità apostolica rimasta fedele a dire insieme a Gesù: Signore, da chi andremo? Noi crediamo in te! In questo momento, dobbiamo essere noi, come comunità cristiana riunita per l'assemblea eucaristica, a fare insieme questa scelta, a ribadire che noi vogliamo seguire Gesù perché abbiamo capito che egli, ed egli solo, ha per noi parole di vita eterna.
Imiteremo così la Madonna Colei che seppe dire: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto", e lo ribadì in tutta la sua vita, soprattutto nel momento del dolore, sul Calvario. Chiediamo alla Madonna, in questa S. Messa, la grazia di scegliere sempre il Signore fino alla fine della nostra vita.
E diamo questo significato di una riscelta cosciente e voluta di Dio e di Gesti Cristo, alla parola che ora la liturgia ci fa intonare: « Credo in un solo Dio! ».
Signore, da chi andremo?....