Solennità di Cristo Re
“Re in eterno siede il Signore: benedirà il suo popolo nella pace” ci ricorda una delle antifone della S. Messa.
La solennità che celebriamo “è quasi una sintesi dell’intero mistero salvifico”. Con essa si chiude l’anno liturgico, che, dopo aver celebrato tutti i misteri della vita del Signore, presenta alla nostra considerazione Cristo glorioso, Re di tutta la creazione e delle nostre anime. Benché le feste dell’Epifania, di Pasqua e dell’Ascensione siano anche di Cristo Re e Signore di tutto il creato, quella di oggi fu istituita per onorare specialmente Gesù come unico sovrano di fronte a una società che sembra ignorare Dio.
Il Re d'Amore
Nei testi della Messa si mette in rilievo l’amore di Cristo Re, che è venuto a stabilire il suo regno non con la forza del conquistatore, ma con la bontà e la mansuetudine del pastore: “Ecco , io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge, quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore ele radunerò da tutti i luoghi, dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine” (Ez. 34, 11-12).
Con questa sollecitudine il Signore ha cercato e cerca gli uomini dispersi e lontani da Dio a causa del peccato. E poiché erano feriti e malati, li curò e ne fasciò le ferite. Li amò a tal punto da dare la vita per loro, per instaurare così il regno d’amore nell’anime.
Così il cristiano non può avere un atteggiamento passivo dinanzi al regno di Cristo nel mondo. Bisogna, infatti, che egli regni (cfr. seconda lettura, 1 Cor 15,20 -26.28) in primo luogo nella nostra intelligenza, mediante la conoscenza della sua dottrina e la perfetta sottomissione e il costante e amoroso assenso alle verità rivelate; che regni nella nostra volontà, la quale deve obbedire e identificarsi sempre più compiutamente con la volontà divina; è necessario che regni nel nostro cuore, affinché nessun affetto si frapponga al nostro amore a Dio; che regni nel nostro corpo, tempio dello Spirito Santo.
E’ importante che Gesù regni negli individui, nelle famiglie, nella società già da ora perché è il Signore. Anche perché il suo regno ci libera dalla schiavitù del peccato, dell’errore e della morte e ci introduce nella libertà dei Figli di Dio e nella vita eterna.
Il Re Giusto
E’ bene accettarlo per entrare poi al termine della nostra vita nel suo Regno Celeste in Paradiso. Infatti, Gesù nella prima venuta è venuto umile, povero, giudicato e condannato. Nella seconda venuta verrà in tutto il suo splendore, nella gloria per giudicare i vivi e i morti.
Egli verrà per «retribuire ciascuno secondo le sue opere», per dare il premio o la condanna. La stessa celebrazione odierna, aperta alla speranza, mossa dall'attesa del compimento finale, ci offre la possibilità di fare con serietà e urgenza un bilancio di tutta la nostra vita. Dalle opere, che oggi noi facciamo, dipenderà il giudizio finale del Cristo: giudizio di benedizione o di maledizione, di premio o di condanna, di vita o di morte.
«Quando il Figlio dell'uomo verrà nella gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra» (Mt 25, 31-33).
L'immagine fondamentale, che regge e accompagna quest'atto di giudizio sovrano di Gesù, è ispirata al passo di Ezechiele (34, 17; 18 lettura): si tratta del re-pastore che giudica «fra pecora e pecora, fra montoni e capri», separando gli uni dagli altri, affinché nessuno danneggi più l'altro e perché ognuno entri nel recinto che gli è proprio secondo il suo stato. Gesù, l'umile Figlio dell'uomo, è ormai Re e Signore: egli vive nella gloria del Padre suo. Dopo aver proclamato in vita il Vangelo della salvezza, Gesù compie ora l'atto finale di giudizio su tutti gli uomini: su come essi hanno risposto e corrisposto al suo appello di conversione, su come essi hanno tradotto in opere efficaci il suo comandamento nuovo dell'amore. Il giudizio che Gesù emette sull'operato di ogni uomo è una separazione dei buoni dai cattivi, degli operatori di bene dagli operatori d'iniquità. Con questo atto di separazione Gesù incarna, come Re supremo, anche l'altra figura biblica e messianica del Pastore universale: «Il Figlio dell'uomo... separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri» (Mt 25, 32).
Le opere di carità
Norme del giudizio del Figlio dell'uomo sull'operato di tutti gli uomini sono soprattutto le opere di carità, di misericorda (cfr ls 58,7; Cb 22,6-7; Sir 7,35-36). «Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi» (Mt 25, 34-36). La benedizione, che egli accorda agli uomini, giusti e buoni, verte quindi sulle opere di carità e di misericordia fatte ai poveri, ai sofferenti, a ogni sorta di disagiati, nel corpo e nell'anima.
Ricordiamo le opere di carità. di misericordia enunciate nel Catechismo della dottrina cristiana:
OPERE DI MISERICORDIA CORPORALE
Dar da mangiare agli affamati.
Dar da bere agli assetati.
Vestire gli ignudi.
Alloggiare i pellegrini.
Visitare gli infermi.
Visitare i carcerati.
Seppellire i morti.
OPERE DI MISERICORDIA SIRITUALE
Consigliare i dubbiosi.
Insegnare agli ignoranti.
Ammonire i peccatori.
Consolare gli afflitti.
Perdonare le offese.
Sopportare pazientemente le persone moleste.
Pregare Dio per i vivi e per i morti.
Gesù nei bisognosi
Gesù mostra d'identificarsi pienamente nei poveri e nei più piccoli della società; in essi Gesù vuol essere riconosciuto, e quindi sfamato, dissetato, ospitato, vestito e visitato. «Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli - aveva detto Gesù nel "discorso apostolico" -; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli» (10, 32-33).
Quest'atto di riconoscimento, cioè di premio, di benedizione e di felicità, è quello che Gesù fa oggi nel preannuncio del giudizio finale a favore di quanti sono stati caritatevoli e misericordiosi verso i fratelli bisognosi. Alla scena di benedizione, suggellata dall'ingresso degli eletti nella beatitudine di Dio Padre, si contrappone la scena di allontanamento, e quindi di rigetto e di condanna, per quanti non hanno riconosciuto il Cristo nei suoi fratelli più piccoli e quindi non l'hanno aiutato (25, 41-45). Ai primi il giudizio di Gesù, Giudice supremo, è di benedizione e di vita (Paradiso); verso i secondi, raffigurati dai capri posti alla sinistra del Figlio dell'uomo, il suo giudizio suona come condanna senza appello (Inferno):«Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli» (25, 41). La parola ultima del Vangelo odierno è come la sentenza suprema e definitiva sulla sorte di tutti gli uomini, buoni e cattivi: «E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna» (25, 46).
La Regina per grazia
Preghiamo la Madonna di aiutarci ad accogliere e far regnare Gesù nelle nostre anime e nell'anime del prossimo. Ci rivolgiamo alla Madonna, perchè anche Lei è Regina: Gesù è Re per natura e per conquista; Maria è Regina per grazia, e svolge in ruolo importante di potente mediazione nel far accogliere e diffondere al più presto e nel mondo intero il Regno del Figlio suo, che è Regno di pace, di amore e di verità. Gesù è venuto nel mondo per mezzo di Maria così regnerà nelle nostre anime e nelle anime di tutti gli uomini per mezzo di Maria.
Cristo Re