DOMENICA DI QUINQUAGESIMA
La profezia della Passione e la guarigione del cieco di Gerico.
(Lc 18, 31-43).
Il Vangelo di questa Domenica consta di due parti nettamente distinte: la profezia della Passione, morte e resurrezione di Gesù; e la guarigione miracolosa del cieco di Gerico.
La profezia della Passione.
Pochi giorni prima della orrenda tragedia del Golgota, Gesù, mentre si recava a Gerusalemme, prende in disparte i suoi dodici Apostoli e per prepararli alla grande prova che l'attendeva, per fortificarli nella fede e nel coraggio, predice loro, in termini chiari e particolareggiati, la sua tremenda Passione e morte, seguita dalla risurrezione: « Ecco che noi saliamo a Gerusalemme, e tutte le cose scritte dai Profeti intorno al Figliuolo dell'uomo, saranno adempite; poichè Egli sarà dato in balia dei Gentili, e sarà schernito e flagellato e gli sarà sputato in faccia: e dopo averlo flagellato lo uccideranno; ma il terzo giorno risusciterà ».
Gesù altre due volte aveva loro parlato profeticamente della sua Passione: la prima volta vicino a Cesarea di Filippo, dopo la celebre professione di fede di S. Pietro; la seconda volta, sei giorni dopo, mentre scendevano dal Tabor dov'era avvenuta la trasfigurazione. Questa terza volta però ne parla così dettagliatamente che, più che una profezia riguardante un fatto futuro, sembra la storia di un fatto passato. Ciò nonostante, « gli Apostoli - come si esprime chiaramente l'Evangelista - non compresero nulla »
Compresero, sì, il significato materiale delle parole dette da Cristo, ma non riuscirono proprio a comprendere come avrebbero potuto avverarsi. Grossi di mente com'erano, si aspettavano anch'essi - come gli altri giudei - un Messia glorioso, restauratore del regno d'Israele, e non già un Messia paziente, crocifisso, fondatore di un regno spirituale ed universale.
Non comprendendo il mistero di dolore, predetto così chiaramente da Cristo, gli Apostoli non compresero neppure, per allora, il mistero di amore e di iniquità che avvolse la Passione e morte di Cristo. Mistero di amore: poichè soltanto l'amore, il più ineffabile amore poté spingere l'uomo-Dio a dare la sua vita per noi e per la nostra salvezza. Mistero di iniquità: poiché nelle piaghe del Crocifisso noi vediamo scritta a caratteri di sangue l'iniquità che commette l’uomo peccando, iniquità che può venire lavata soltanto dal sangue di un Dio.
Gli Apostoli non compresero questo mistero di dolore, di amore, di iniquità. Comprendiamolo almeno noi, in questi giorni di Carnevale specialmente, che sono i più rumorosi e i più pericolosi dell'anno, nei quali trionfano la pazza gioia, l'amore profano, il peccato. Il pensiero della Passione e della morte di Cristo ci tenga lontani dal peccato, il quale nuovamente lo tradisce. lo schernisce, lo sputacchia, la flagella e lo uccide; e ci sproni a riparare quel numero innumerevole di oltraggi che si fanno a Lui in questi giorni di paganesimo redivivo. Leghiamo l'anima nostra alla croce di Cristo, e gridiamogli con tutta l’anima quella bella invocazione attribuita a S. Agostino: « Signore, fammi sentire tutto il dolore e tutto l'amore che provasti nelia tua Passione: tutto il dolore per accettare ogni mio dolore quaggiù; fatto l'amore per rifiutare ogni amore mondano ».
La guarigione del cieco di Gerico
Mentre Gesù si avvicinava a Gerico, un povero cieco, sentendo il calpestio della folla, domandò cosa fosse e gli fu risposto: « Passa Gesù Nazareno ». All'udire quel nome che aveva già riempito della suafama tutta la Palestina, un vivo sentimento di fiducia si accende nell’animo suo e grida: « Gesù, Figlio di David, abbi pietà di me!». Invitato da alcuni a tacere, egli grida più forte: « Figlio di David, abbi pietà di me! ». Una fede così viva in Gesù ch'egli riconobbe per Messia, vale a dire, figlio di David: una costanza e un coraggio cosi ardenti che spingevand a gridare tanto più lorte quanto più lo costringevano a tace cere, non potevano lasciare indifferente il cuore così sensibile di Gesù. Egli lo fa venire a Sé, gli domanda cosa vuole, e gli dice: « Vedici! La tua fede ti ha salvato!…».
E il cieco prodigiosamente guarito, pieno di gratitudine, si diede a seguire Gesù, glorificando Iddio.
Quanti ciechi ad occhi aperti vi sono anche oggi!… Si può dire, anzi, senza esagerazione, che tutti, chi più chi meno, siamo poveri ciechi.
E' rimasto celebre un episodio della vita di Pio XI. In una udienza pubblica, era presente anche un povero cieco il quale, non appena ebbe la ventura di avere fra le sue mani la mano del Papa, gliela strinse fortemente. II Papa se ne accorse e percuotendogli leggermente la spalla gli disse: « Tutti siamo poveri ciechi! ». La graziosa scenetta fece tanto impressione che un pittore, presente all’udienza, si affrettò a riprodurla in un magnifico quadro.
Si, tutti, chi più chi meno, son sulla terra poveri ciechi, affetti da una cecità spirituale in confronto della quale è ben poca cosa la cecità materiale.
Sono ciechi tutti coloro i quali non vedono, o meglio perdono di vista la meta che essi debbono raggiungere, ossia, il cielo, poiché hanno gli sguardi continuamente inchinati, meglio, inchiodati sopra la terra. Sono ciechi coloro i quali non vedono, o meglio, non vogliono vedere la strada stretta che conduce alla méta, al cielo, poiché sono tutti intenti a camminare sulla via larga che conduce all'inferno.
Sono ciechi coloro i quali non vedono, o meglio, non vogliono vedere i mezzi più efficaci per camminare nella via che conduce al cielo, perché rifuggono dal compiere il minimo sforzo, dal fare la minima violenza alle proprie disordinate passioni.
Sono ciechi tutti coloro che si lasciano abbagliare gli occhi dell'anima dal falso bagliore dell'oro, della gloria,del piacere.
Tutti questi poveri ciechi, consci della loro miseria, non debbono far altro che imitare il cieco di Gerico: ricorrere con fede a Gesù, che è la « luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo », e gridare a Lui con costanza: « Signore, che io vedal - Domine, ut videam! ». E Gesù, il celeste medico, mosso a compassione di loro, non tarderà a ripetere la confortante parola: « Vedici! La tua fede ti ha
guarito! »
(P. Gabriele M. Roschini, Predicate il Vangelo, LICE Torino, 1943, pp. 45 -44)
Gesù guarisce un cieco