Omelia della 16a domenica del TO - Anno A
« Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo»
Il Vangelo odierno è la continuazione di quello di domenica scorsa, la parabola del buon seminatore, dove Gesù ci richiamava al fatto che nel «campo di Dio» nella Chiesa e nel mondo, non tutti sono terreno fertile e produttivo, cioè dei buoni discepoli di Gesù. Con la presentazione di altre tre parabole: della zizzania, del grano di senape e del lievito, Gesù ci parla della natura del bene e del male, il seme buono o cattivo seminato nel cuore dell’uomo che è il “campo di Dio”, dello sviluppo di questo seme e alla fine la raccolta di ciò che ha prodotto il seme, che può essere buono o cattivo, a seconda della natura del seme stesso.
La parabola della zizzania
La parabola della zizzania, è molto affine alla parabola del buon seminatore: completa questa, spiegando come e perché nello stesso campo possono coesistere buon grano e zizzania, buoni e cattivi discepoli, uomini giusti e ingiusti (peccatori). La zizzania è il seme cattivo che cresce insieme al grano; in effetti la forma della zizzania è simile a quella del grano, anzi le due piante esternamente sembrano identiche ma producono frutto molto diverso. Il grano, cioè la grazia di Cristo produce frutto di amore, pace, gioia unione; il frutto della zizzania è l’odio, la divisione, la sofferenza, la morte pur avendo un’apparenza di bene. Il senso letterale della parabola è molto chiaro: Gesù, spiegando agli Apostoli il significato della parabola, dice che il seminatore è Lui stesso, mentre il campo è il mondo, o meglio, il cuore di ogni uomo nel cui intimo il Signore depone i semi della verità e tanta luce bastevole per far compiere quelle scelte da cui dipendono la salvezza eterna.
E la zizzania, cioè lo spirito cattivo seminato nel cuore degli uomini, da dove proviene? Gesù è pronto e risoluto a dirlo: dal diavolo, nemico del bene e delle anime, che cerca di rendere vana la semina fatta dal Signore. Perché il diavolo ha potuto seminare la zizzania nel cuore degli uomini? “Mentre tutti dormivano”, dice la parabola. Gli errori, le eresie, le false dottrine, le immoralità si diffondono quando i cristiani e i Pastori delle anime “dormono”, ossia non sono vigilanti, non pregano o vivono secondo le idee del mondo, mancano di zelo. Ed ecco allora che il diavolo ne approfitta per entrare nel cuore dell’uomo e, dove prima Dio aveva deposto il seme buono, semina zizzania. Soprattutto i Pastori sono ancora più responsabili. Per San Tommaso, infatti, il “tutti” dei quali parla Gesù, sono tutti coloro che sono preposti alla sorveglianza del campo, «praepositi humani generis» (Commento a Matteo 13, 2): Vescovi, pastori, genitori, educatori. Se dormono, cioè se non si impegnano bene o non si impegnano affatto, e non vigilano, il demonio ha vita facile, può penetrare facilmente dappertutto e corrompere il raccolto. I Pastori, devono proteggere le anime dal male sull’esempio di Cristo.
Ci sono dei periodi storici della Chiesa dove si è verificata la maggiore depravazione dei pastori. In quei tempi tutto il gregge è andato corrompendosi e se non fosse stato per l’azione di grandi santi come Santa Caterina al tempo dello scisma d’occidente, o di San Francesco al tempo del pauperismo, o di San Pio X al tempo del modernismo il gregge facilmente si sarebbe disperso del tutto. La parabola, quindi, ci richiama soprattutto ai nostri tempi: molti cristiani e pastori sono “addormentati”, permettendo al “nemico” di Dio e delle anime di diffondere dottrine false e demolitrici sulla fede, sulla morale, sul matrimonio, le immoralità, soprattutto attraverso i mass-media. E’necessario vigilare su ciò che si legge, si vede e si ascolta per non lasciarsi ingannare dalle idee del mondo e dei falsi profeti; è necessario vigilare soprattutto sul proprio cuore perché non si allontani dal Signore, ma resti ben saldo unito a Lui, attraverso una intensa vita di fede e di preghiera.
Durante la crescita ci si accorge, da parte dei servi (buoni pastori tornati a vigilare) che la semina è corrotta, che è cresciuta la zizzania, che sono le persone cattive, che vivono lontane da Dio, che operano il male. Che fare? estirpare subito la zizzania? Il padrone del campo riconosce l'opera notturna e nefasta di un suo «nemico». Ma per evitare che estirpando le erbacce si danneggi anche il frumento, il padrone sentenzia: «Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura», e al momento della mietitura si farà la cernita: la zizzania sarà legata in fastelli e bruciata, mentre il grano verrà riposto nel granaio (Mt 13, 27-30). Nel dialogo serrato che intercorre tra il padrone del campo e i suoi servi si fronteggiano la pazienza del primo e l'impazienza dei secondi.
Di fronte all’opera devastatrice di Satana e dei suoi seguaci, molti, e forse anche noi, invocano la giustizia di Dio perché intervenga a punire i cattivi e faccia piovere fuoco dal cielo su di loro per distruggerli.Ma il Padrone del campo si oppone a questo zelo inopportuno. E ai suoi servi che vorrebbero sradicare immediatamente la zizzania, Egli risponde: “No, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano” (ivi, 29). La risposta del Signore costituisce un insegnamento importante e fondamentale della parabola e della Liturgia di questa domenica. Contrariamente al nostro modo di agire intempestivo, l’atteggiamento del Signore risulta completamente opposto: Egli è pieno di misericordia e di infinita pazienza verso l’uomo. Dio concede a tutti, buoni e cattivi, il tempo della vita terrena per pentirsi, convertirsi, salvarsi e santificarsi. Egli permette che i buoni vivano accanto ai cattivi, sia per provare i primi e rafforzarli nella fede, sia per dare tempo ai secondi di convertirsi. Ma, d’altra parte, se Dio volesse esercitare quella giustizia che noi invochiamo sugli altri, siamo proprio certi che, per i tanti peccati commessi, non meritiamo anche noi severi castighi come o più degli altri? Vi sono anime sulla terra che la pensano come il Signore; più che chiedere a Dio di far piovere la sua giustizia sui perversi, imitano il comportamento di Gesù: si fanno vittime d’amore come Lui per il genere umano. Pensiamo a S. Veronica Giuliani, S. Pio di Pietrelcina, i tre Pastorelli di Fatima…
Infine verrà anche il tempo per la giustizia divina di manifestarsi, e sarà al momento della mietitura di cui parla il Vangelo, ossia alla fine dei tempi, quando Gesù si presenterà come Giudice e separerà il buon grano dalla zizzania. Ed è allora che, secondo le parole del Maestro, si avvererà il dramma finale della parabola: la zizzania verrà bruciata nel fuoco eterno (l’inferno) e i “giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro” (ivi, 43) (il Paradiso). Quindi nonostante la «semina» perversa, il Regno di Dio crescerà e porterà i suoi frutti. La vittoria finale sarà del bene e dei buoni; il male soccomberà.
Gesù, così, nel Vangelo ci parla molte volte dell’inferno: lo fa non per spaventarci, ma per prevenirci a non cadere in esso e per pregare per i poveri peccatori che rischiano di caderci. La Madonna, lo stesso nelle varie apparizioni: a Fatima, addirittura, fece vedere a tre piccoli fanciulli l’inferno, luogo terribile di fuoco e disperazione.
Le parabole del granello di senape e del lievito
L’origine umile e la crescita nascosta e definitiva del seme (del Regno di Dio sulla terra e poi, definitivamente in Cielo) viene sottolineata ancor più con le altre due parabole del Vangelo odierno. Esse sono, rispettivamente, la parabola del granello di senape e del lievito. Entrambe si rassomigliano, poiché parlano di una piccola origine, coronata però da un grande risultato.
Il più piccolo dei semi che cresce più degli altri, ovvero il seme di senapa, è il simbolo dell’umiltà davanti a Dio. Chi si fa piccolo come un bambino sarà il più grande nel regno dei cieli (Cf. Mc 10, 15). La piccolezza davanti a Dio è l’ingrediente per conquistargli il cuore. La Vergine santissima è il prototipo dell’umiltà e della piccolezza davanti a Dio: «Ha guardato l’umiltà della sua serva, d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1, 48).
Il messaggio religioso di questa domenica, quindi, sia alla luce delle tre parabole evangeliche, sia alla luce della prima lettura, ci richiama alla misericordia di Dio, alla vittoria del bene sul male, alla pazienza e alla speranza. «Tu, padrone della forza - leggiamo prima lettura -, giudichi con mitezza; ci governi con molta indulgenza» (12, 18). Questo è il modo di agire di Dio, col quale egli ci ha insegnato che «il giusto deve amare gli uomini», proprio come fa Dio stesso. Egli infatti concede anche ai peccatori la possibilità di pentirsi (12, 19).
La vittoria del bene sul male: pensiamo ai sistemi totalitari del secolo scorso, al terrorismo odierno, al secolarismo, alla cultura della morte. Alla fine, con l’aiuto di Dio e della nostra Madre Maria il bene trionferà. A Fatima ai nostri tempi tristi pervasi da tanto male la Madonna profetizzò: “Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà”. Affrettiamo il trionfo del bene sul male e del trionfo del Cuore Immacolato di Maria, soprattutto con la santità di vita, vincendo il male con il bene, con l’esempio della nostra vita e una retta condotta cristiana e consacrando ogni realtà, noi stessi, le nostre famiglie, la società, il mondo intero al Cuore Immacolato di Maria.
Video presentazione di P. Bernardino M. Abate (2017)