DOMENICA I D’AVVENTO
Il gran giorno.
(Lc 21, 25-33).
Le due venute di Cristo.
Due come tutti sanno - sono le venute di Cristo in questo mondo: la prima, avvenuta venti secoli fa, per redimere il mondo; la seconda è quella che avverrà alla fine del tempo, per giudicare il mondo.
Questa seconda venuta viene designata col nome di giorno grande « dies magna ».
In quell'ultimo giorno del mondo, infatti, verrà scritta da Dio stesso l'ultima pagina della storia dell'umanità, con la definitiva sentenza riguardante gli eletti ed i reprobi.
Opportunamente la Chiesa, per prepararci a commemorare l'avvenimento grandioso della prima venuta di Cristo, ci propone la considerazione della sua seconda venuta.
Il salutare timore del giudizio universale apre la via all'amore, ossia alla fuga del male, alla pratica del bene, e quindi ci dispone a commemorare nel modo più degno l'anniversario della venuta di Cristo.
Non perdiamolo mai di vista, specialmente in questo tempo di Avvento, quel gran giorno del giudizio universale!…
Perché il giudizio universale?
Il giudizio universale, che si svolgerà alla fine del mondo, non è altro che la ratifica solenne e pubblica del giudizio particolare svoltosi già, per ciascun individuo, al momento stesso della morte.
Ci si potrebbe chiedere: per quale motivo vi sarà questo giudizio universale?... Non sarebbe sufficiente il solo giudizio particolare?...
Il giudizio universale è necessario. L'uomo infatti, non è soltanto un individuo, ma è anche un membro della società. Non basta quindi che egli venga giudicato come individuo, nel dì della morte, ma è anche necessario che egli venga giudicato da Dio come membro della società, ossia dell'umanità a cui appartiene: e questo si verificherà appunto nel gran dì del giudizio universale.
Come, dunque, dopo la morte o catastrofe della persona particolare, la Giustizia Divina ha stabilito il giudizio particolare, così, dopo la morte o catastrofe universale del mondo e della società, ha stabilito il giudizio universale. Nel primo, vengono puniti o premiati i delitti o le virtù individuali; nel secondo, invece, vengono puniti o premiati anche i delitti e le virtù sociali.
Il giudizio universale è necessario.
Lo richiede la gloria di Dio, quale potrà così giustificare pienamente, dinanzi a tutta l'umanità, dal primo uomo fino all'ultimo, la mirabile benché misteriosa provvidenza con cui Egli ha guidato il mondo, provvidenza misconosciuta da tanti empi. Il governo della Provvidenza divina - come dice Bossuet nel suo celebre Discorso sulla storia universale - apparirà a tutti gli uomini come il ricamo di un tappeto, visto nel suo giusto verso, nel suo meraviglioso disegno, e non già visto - come ci accade ora - nel suo rovescio, in una confusione di fili multicolori…
Lo richiede la gloria di Cristo il quale, essendo stato cosi misconosciuto, oltraggiato innanzi a tutta l'umanità, dovrà essere onorato e riverito da tutti.
Lo richiede la gloria dei buoni i quali, tante volte come il loro Maestro divino - essendo stati ingiustamente disprezzati, diffamati dinanzi alla società, saranno in quel giorno pienamente, universalmente rivendicati e glorificati.
Lo richiede la confusione dei cattivi i quali, tante volte ingiustamente applauditi in questo mondo, saranno giustamente umiliati, dinanzi a tutti in quel giorno. Quanti delitti, industriosamente occultati, saranno quel giorno svelati!…
I segni precursori del gran giorno.
Quando spunterà l'alba di quel giorno così grande?...
Il giorno e l'ora del giudizio universale, e con esso della fine del
mondo, li sa soltanto Iddio. Gesù non ha voluto rivelarceli. Ci ha descritto però con colori assai vivaci i segni precursori del grandioso evento. Essi sono: uno sconvolgimento profondo della terra, del cielo (sole, luna, stelle), del mare; e conseguentemente un terrore universale che farà tramortire gli uomini. Si vedrà allora apparire Gesù, sopra una nube, con grande potenza e maestà, cioè - come spiega Innocenzo III - con tutta la sua infinita potenza, alla quale nessuno potrà opporsi; con tutta la sua infinita sapienza, alla quale nessuna cosa rimarrà occulta; con tutta la sua infinita giustizia, la quale non potrà essere compromessa da nessun interesse o rispetto umano o prepotenza.
Quando vedrete questi segni - esclama Gesù sappiate che il gran di si avvicina, come dal germoglio degli alberi vi accorgete subito che l'estate si appressa.
Conferma poi la verità della sua predizione dicendo: « Non passerà questa generazione (ossia, il popolo giudaico) fino a che tutto si adempia». E conclude, con la più grande energia : « Il cielo e la terra passeranno : le mie parole non passeranno ».
Il cielo e la terra, infatti, sono enti contingenti, mutevoli, mentre Dio, con la sua parola, è l'Ente necessario, immutabile.
Prepariamoci al gran giorno!
Ci attende, quindi, tutti, il gran di del giudizio universale. Per me, per voi, per tutti gli uomini, dal primo fino all'ultimo, esso spunterà infallibilmente. Dove sarò io, dove sarà ciascuno di voi in quel giorno?… A destra, tra gli eletti, oppure a sinistra, tra i reprobi?... All’apparire del Giudice supremo, in quel giorno, esulteremo o piangeremo?...
Prepariamoci, fin da adesso, a questo giorno; onde poterci trovare tutti fra gli eletti, ad esultare con Cristo. Prepariamoci ad esso, col renderci propizio, benevolo il gran Giudice, piangendo sinceramente i nostri peccati, che l'hanno sdegnato, e dandoci generosamente a tutte le opere buone, per amore di Lui, rendendolo così ben disposto verso di noi.
Si narra che S. Caterina da Siena, sentendo parlare del giudizio universale, fu vista tutta esultante, mentre gli altri furono visti tutti tremanti. Richiesta del perché di una tale esultanza, rispose: « Perché penso che Colui il quale verrà a giudicarmi è quel Gesù che amo tanto, e per il quale ho sacrificato la mia giovinezza e tutta la mia vita! »
Oh! se ciascuno di noi potesse ripetere altrettanto!…
Il gran giorno del giudizio non ci porterebbe spavento ma conforto!
Prepariamoci dunque nel miglior modo possibile a questo giorno supremo. Giudichiamoci severamente adesso, e non temeremo il giudizio di quel giorno!
Una seria e continua preparazione alla seconda venuta di Cristo, sarà la migliore preparazione alla sua prima venuta, ossia alla celebrazione del S. Natale.
(P. Gabriele M. Roschini, Predicate il Vangelo, LICE Torino, 1943, pp. 5-7)
Omelia della I domenica di Avvento di don Alberto Secci - 1 dicembre 2024