DOMENICA V T.O. - B
Preghiera, sofferenza, apostolato
(Mc 1,29-39)
Il Vangelo di questa domenica, la quinta del tempo ordinario, ci introduce nella vita quotidiana di Gesù, permettendoci di conoscere concretamente lo svolgimento delle attività in una delle sue abituali giornate apostoliche. Gli episodi descritti sono ricchi di insegnamenti: l’importanza della preghiera, il valore della sofferenza e la necessità dell’annuncio del Vangelo a tutti gli uomini.
La preghiera
Sulla preghiera il Vangelo ci dice che Gesù “al mattino si alzò quando era ancora buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava” (Mc 1,35). E’ un quadro bellissimo quello che il Vangelo ci presenta: Gesù a colloquio con il Padre! Dopo una giornata di intenso lavoro apostolico, Gesù si raccoglie nella solitudine e prega il Padre, riversando in Lui tutta la tenerezza del suo amore. Sono le ore più belle della sua giornata, i momenti più intimi e suggestivi, fatti di conversazione amorosa e di filiale confidenza col suo Padre diletto.
Con il suo esempio Gesù ci insegna che la preghiera deve occupare un posto primario e fondamentale nella nostra vita. Ogni cristiano, perciò, deve consacrare qualche parte della giornata esclusivamente ad essa. Se Gesù, pur essendo sempre unito al Padre, avverte il bisogno di dedicare alla preghiera un lungo periodo di tempo, a volte anche tutta la notte, tanto più noi, povere creature, dobbiamo sentirne il bisogno e l’urgenza. Gesù, inoltre, ci insegna che la preghiera è un rapporto filiale con Dio, e che per elevare il cuore e la mente a Lui bisogna distaccarsi dalle cose che ci circondano. E noi, quale importanza diamo alla preghiera? Dedichiamo ad essa ogni giorno un po’ del nostro tempo? E se preghiamo, ci impegniamo a pregare bene, mettendo da parte le preoccupazioni, le distrazioni e i pensieri inutili? Ricordiamoci che la preghiera è indispensabile e che senza di essa la nostra vita spirituale a poco a poco si spegne.
(Importanza della S. Messa, della recita del S. Rosario, della Meditazione. Esempio di S. Giuseppe Moscati, medico laico che non iniziava la giornata lavorativa senza la preghiera: alzata 5 del mattino preghiere, Rosario, S. Messa e comunione)
La sofferenza
Un altro quadro che emerge dalla giornata trascorsa da Gesù a Cafarnao è l’intensa attività apostolica, in particolare l’incontro con gli ammalati. “Venuta la sera - racconta il Vangelo odierno - dopo il tramonto del sole, gli portarono tutti i malati e gli indemoniati …(Egli) guarì molti che erano afflitti da varie malattie e scacciò molti demoni” (Mc 32-34). Gesù di fronte alla sofferenza umana si fa medico e buon samaritano, si fa “medico e medicina”. I miracoli di guarigione da Lui compiuti manifestano non solo il suo potere divino sulle malattie e la sua solidarietà con la sofferenza umana, ma che Egli è il Salvatore di tutto l’uomo, ed è l’unico che può guarire l’umanità dalle malattie dell’anima, dal male più grave, quello spirituale del peccato. Gesù, quindi, è la risposta a quel profondo mistero dell’uomo che è il dolore. Già nell’AT c’è un anticipo di risposta, e poi in forma piena in Gesù.
Nella prima lettura dell’odierna Liturgia Giobbe parla della vita dell’uomo come un susseguirsi di illusioni e di dolore, come “un soffio”, i cui giorni passano senza speranza.: “a me son toccati mesi d’illusione e notti di dolore mi sono state assegnate… Ricordati che un soffio è la mia vita” (7,3; 7,7). L'interrogativo sul perché del dolore nel mondo e sul senso della sofferenza umana ha trovato una delle espressioni più alte e più drammatiche nel libro di Giobbe. Esso è il capolavoro letterario della corrente sapienziale della Bibbia. Ma per la problematica che solleva esso ha un valore universale: Giobbe resta un nostro contemporaneo. La storia di Giobbe è nota: egli era «un uomo integro e retto, temeva Dio ed era alieno dal male» (Gb 1, 1). Aveva sette figli e tre figlie; era molto ricco; viveva felice sulla terra. Giobbe viene colpito sia nei beni materiali, sia negli affetti più cari: «un vento impetuoso» travolse i figli che morirono tutti. Giobbe soffre tutto con rassegnazione e con la sua pazienza, divenuta proverbiale. Alla fine egli si ammala gravemente: una malattia dolorosa e ripugnante lo colpisce dalla testa ai piedi. In questa situazione estrema la moglie lo esorta a maledire Dio, ma Giobbe resiste alla tentazione e non pecca.
Intanto, tre suoi amici vengono a compiangerlo. Si apre un dialogo a quattro voci di crescente intensità: gli amici di Giobbe, riportando la concezione comune sulla retribuzione e sulla giustizia divina, intendono dimostrargli che per il fatto di aver subito un accumulo così tragico di sofferenze, egli deve aver commesso una colpa grave: la sofferenza è castigo e pena per il peccato commesso. Ma Giobbe contesta questo principio che identifica la sofferenza solo quale punizione del peccato. Egli sa di non aver peccato e protesta la sua innocenza. Alla fine del libro sapienziale Dio stesso proclamerà l'innocenza di Giobbe; la sua sofferenza non è dovuta a colpe personali, ma è la sofferenza dell'innocente provato da Dio che non cessa di essere buono e provvidente. Dio si rivela un Dio misterioso. Così il dolore può essere atto di amore e dono di redenzione.
Sarà Gesù Cristo, il Crocifisso, a rivelare questo senso ultimo, purificatore, del dolore nel mondo. Egli ci ha rivelato che il male, il dolore, il pianto, la morte hanno avuto origine non da Dio ma dal peccato stesso dell’uomo. Nella sua infinita misericordia, Dio ha inviato suo Figlio in mezzo a noi per risollevare l’umanità dallo stato di sofferenza soprattutto morale e spirituale in cui era immersa. Ogni sofferenza accettata per amore di Dio ha un valore incommensurabile, perché diventa amore che salva e redime l’uomo dal peccato. (cfr. la Madonna a Fatima, S. Pio e le stimmate). L’amore ha spinto i Santi a bramare di patire sempre più, fino a considerare le sofferenze “i gioielli dello Sposo”, come le chiamava P. Pio da Pietrelcina.
Qual è la nostra partecipazione alle sofferenze di Gesù? Accettiamo con gioia le piccole croci di ogni giorno? Sappiamo fare del lavoro, dei nostri doveri, delle difficoltà che incontriamo un’offerta al Signore per il bene delle anime?
L'apostolato
La necessità dell’apostolato della predicazione. A Gesù che lo cercavano, Egli rispose rispose loro: «Andiamocene altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto! » La missione di Cristo è quella di evangelizzare, di portare la Buona Novella fino agli estremi confini della terra, attraverso gli apostoli e i cristiani di ogni tempo. Questa è la nostra missione Questa è la missione della Chiesa, che compie così il mandato del Signore: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni [ ... ], insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato». San Paolo, citando il profeta Isaia, esclama con entusiasmo: «Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene!». E la seconda lettura della Messa ci parla della responsabilità di trasmettere il gioioso annuncio della verità che salva: «Non è per me un vanto predicare il vangelo; è per me un dovere: guai a me se non predicassi il vangelo!».
Con queste stesse parole di san Paolo la Chiesa ci ricorda spesso l'invito che il Signore rivolge perché diffondiamo la dottrina di Cristo in ogni luogo, approfittando di ogni occasione.
San Giovanni Crisostomo previene le eventuali scuse per sottrarsi a questo splendido obbligo: «Niente di più freddo che un cristiano che non si preoccupi della salvezza degli altri [ ... ]. Non dire: non posso aiutarli, perché se sei davvero cristiano è impossibile che tu non possa. Le proprietà delle cose naturali non si possono negare: e vale lo stesso per ciò di cui parliamo, dato che agire così fa parte della natura del cristiano [ ... ]. E’ più facile che il sole non illumini e non emani calore, piuttosto che un cristiano non dia luce; sarebbe più facile che la luce fosse tenebre. Non dire che è una cosa impossibile; impossibile è il contrario [ ... ]. Se ordiniamo bene la nostra condotta, tutto il resto seguirà come conseguenza naturale. La luce dei cristiani non può nascondersi, non può nascondersi una luce così brillante».
Chiediamoci se nel nostro ambiente, dove viviamo, dove lavoriamo, siamo veri propagatori della fede, se incoraggiamo i nostri amici ad avvicinarsi con più frequenza ai sacramenti. Domandiamoci se avvertiamo l'urgenza dell'apostolato come un'esigenza della nostra vocazione, se sentiamo la medesima responsabilità dei primi cristiani, giacché oggi la necessità non è minore: «è per me un dovere: guai a me se non predicassi il Vangelo!».
Affidiamoci alla Madonna e chiediamoLe di essere buoni cristiani ferventi nella preghiera, generosi nel sacrificio e zelanti per la salvezza delle anime.
Gesù in preghiera