Domenica VI - Tempo Ordinario Anno B
“Signore, se vuoi, puoi guarirmi!”
(Mc 1,40-45)
Il Vangelo di questa domenica narra il commovente episodio della guarigione di un lebbroso. Il miracolo suscitò tanto stupore tra la gente che gli apostoli, con ogni probabilità, lo inserirono tra i temi preferiti delle loro catechesi. Infatti tre evangelisti lo narrano con abbondanza di particolari.
La lebbra corporale
La lebbra è una malattia determinata da un microrganismo con eruzione di pustole e di lesione cutanee, di disturbi nervosi e muscolari; essa porta spesso alla perdita delle estremità (naso, orecchi, labbra, mani e piedi) e poi alla morte. La lebbra era molto diffusa nell’antichità; nel MedioEvo essa costituì un flagello per l’Europa. Nel mondo moderno ci sono ancora circa 20 milioni di malati di lebbra (soprattutto dove c’è la povertà) è curabile con medicine e con l’igiene (pensiamo allo spreco degli Stati per gli armamenti speco; mentre il costo di una bomba o di un aereo è sufficiente per curare milioni di lebbrosi!).
Ai tempi di Gesù, era ritenuta una malattia incurabile. Per timore del contagio, Mosè aveva prescritto nella Legge che il lebbroso doveva essere segregato dalla comunità e tenuto lontano dai luoghi abitati. Per farsi riconoscere da lontano, doveva portare “vesti strappate e il capo scoperto …e gridare: Immondo! Immondo” (13,45). Nessuno doveva avvicinarlo, non solo per paura del contagio, ma anche per motivi religiosi, perché la lebbra era considerata un castigo di Dio per i peccati commessi. Chi toccava un lebbroso era considerato anch’egli immondo.
Il brano odierno del Vangelo si apre con la scena del lebbroso che va verso Gesù. Forse era giunta al suo orecchio la fama dei prodigi compiuti dal giovane Maestro di Nazareth. Un giorno che lo vide passare decise di incontrarlo. Era quella l’unica occasione della sua vita. Non poteva perderla. Perciò, invece di tenersi a debita distanza, si avvicina alla folla e compie un gesto ardito: si butta in ginocchio ai piedi di Gesù. Grande fu lo stupore della gente dinanzi a quella scena commovente! Ora sono l’uno di fronte all’altro: Gesù e il lebbroso, il Creatore e la creatura, l’amore misericordioso e l’uomo malato che aspetta di essere guarito. Con una frase che è un capolavoro di preghiera il lebbroso supplica Gesù: “Se vuoi, puoi guarirmi!” (Mc 1,40). Non fa un lungo discorso, ma una breve, accorata, umile, fiduciosa supplica con cui egli riconosce Gesù come Dio e Signore ed esprime tutta l’angoscia del suo cuore. Quale grande fede splende nel povero lebbroso! Abbandonato dagli uomini, trova in Gesù l’unica speranza della sua esistenza. All’audace gesto del lebbroso, Gesù compie un gesto altrettanto audace: “ stese la mano e lo toccò” e, con il comando della sua parola divina, lo guarisce all’istante dicendo: “Lo voglio, guarisci” (Mc 1,41).
La lebbra spirituale e Gesù Salvatore
I Padri della Chiesa hanno visto nella lebbra un simbolo del peccato. Ogni peccato, anche quello veniale, è incomparabilmente peggiore della lebbra per turpitudine, per ripugnanza e per i tragici effetti che esso produce in questa vita e in quella futura. Come la lebbra deforma e distrugge il corpo, così il peccato produce effetti devastanti nell’anima. Anzi il peccato è incomparabilmente peggiore della lebbra, perché mette in pericolo la sua salvezza eterna. La più grave sciagura per l’uomo non è la rovina del corpo, ma quella dell’anima. «Se avessimo fede e potessimo vedere un'anima in stato di peccato mortale, moriremmo di paura»
La scena del lebbroso di fronte a Gesù descrive mirabilmente la nostra reale condizione di peccatori, di deboli e povere creature, sempre bisognose dell’aiuto di Dio. Un passo importante per uscire dalla nostra situazione di peccato è di riconoscere umilmente la nostra miseria e, in secondo luogo, muoverci, metterci in cammino spirituale verso Colui che solo può aiutarci. Gesù, infatti, è il nostro Salvatore. Egli è venuto per salvarci. Egli è il Medico delle nostre anime e ha sempre il desiderio di guarirci dalle nostre debolezze.
Gesù che guarisce, che cura dalla lebbra: fa "segni grandi". Questi “segni” che richiamano alla manifestazione della potenza di Dio dinanzi alle malattie dell'anima: dinanzi al peccato. Tale riflessione è sviluppata nel salmo responsoriale, che proclama proprio la beatitudine del perdono dei peccati: «Beato l'uomo a cui è rimessa la colpa, e perdonato il peccato" (Sal 3 1, 1). Gesù guarisce dalla malattia fisica, ma in pari tempo libera dal peccato. Egli si rivela così il Messia annunziato dai profeti, colui che "si è caricato delle nostre sofferenze", che "si è addossato i nostri peccati" per liberarci da ogni infermità spirituale e materiale. Gesù ci dice che è venuto per questo: per perdonare, per redimere, per liberarci da quella lebbra dell'anima che è il peccato. E annuncia il suo perdono come segno di onnipotenza, di un potere che solo Dio può esercitare e che si concretizza nel Sacramento della Confessione.
Il Sacramento della Confessione (o della Penitenza)
Ogni Confessione è espressione dei potere e della misericordia di Dio; i sacerdoti esercitano questa potestà non in virtù propria, ma in nome di Cristo - in persona Christi -, come strumenti nelle mani del Signore. E Gesù stesso che, nel sacramento della Penitenza, attraverso il sacerdote pronunzia la parola autorevole e paterna: "Ti sono perdonati i tuoi peccati". Nel sacerdote che parla ascoltiamo Cristo.
Nella Confessione ci accostiamo, con venerazione e gratitudine, a Cristo stesso; ci inginocchiamo; dobbiamo vedere nel sacerdote Gesù, il solo che può guarire le nostre infermità. «Signore! se vuoi, puoi guarirmi». «Lo voglio, sii puro»
E il Signore al lebbroso così gli disse « ‘Lo voglio, guarisci’. Subito la lebbra scomparve ed egli guarì». Possiamo immaginare la gioia immensa di chi fino a quel momento era stato un lebbroso. Fu tale la sua gioia che, nonostante le raccomandazioni del Signore, cominciò a proclamare e a diffondere per ogni dove la notizia della grazia straordinaria che aveva ricevuto. Non seppe contenere la gioia, e senti il bisogno di rendere partecipi tutti della sua buona sorte.
Questo deve essere il nostro atteggiamento di fronte alla Confessione. In essa ci liberiamo dalle nostre infermità, per grandi che possano essere. E non solamente ci viene cancellato il peccato: l'anima acquista una grazia nuova, una giovinezza nuova, si rinnova in noi la vita di Cristo. Ci ritroviamo uniti al Signore in modo speciale e diverso, e dobbiamo far partecipi tutti gli altri - le persone che ci stanno a cuore - di questa vita nuova, di questa gioia nuova che troviamo in ogni Confessione. Non ci deve bastare l'aver incontrato il Medico, dobbiamo portare la notizia, attraverso il nostro apostolato personale (apostolato della confessione), a coloro che non sanno di essere malati o che pensano di essere incurabili. Quello di portare molti alla Confessione è uno dei grandi compiti che Cristo ci affida in momenti come questi, nei quali vere e proprie moltitudini si sono allontanate da ciò di cui hanno più bisogno: il perdono dei propri peccati.
A volte si dovrà cominciare con una catechesi di base, forse consigliando loro libri di facile lettura e spiegando, con linguaggio semplice, i punti fondamentali della fede e della morale. Li aiuteremo a riconoscere che la loro tristezza e il vuoto interiore hanno origine dall'assenza di Dio nella loro vita. Con molta comprensione indicheremo loro anche il modo di fare un esame di coscienza profondo, e li incoraggeremo a prendere contatto con un sacerdote, magari lo stesso da cui ci confessiamo abitualmente noi; li esorteremo a esporre con semplicità e umiltà tutto quanto li allontana dal Signore, che li sta aspettando. La nostra preghiera, l'offerta di ore di lavoro e di qualche mortificazione, la nostra stessa puntualità alla Confessione, tutto questo otterrà da Dio nuove grazie efficaci per chi desideriamo si avvicini al sacramento, a Cristo stesso.
Anche ogni nostro incontro con Cristo è indimenticabile, e i nostri amici, e quanti abbiamo aiutato ad avvicinarsi a Dio, non dimenticheranno mai la pace e la gioia del loro incontro con il Maestro. E a loro volta diverranno apostoli che diffondono la Buona Novella, la gioia di una buona Confessione.
La Madonna ci aiuti a purificarci e accostarci alla confessione; ci doni la gioia e la gioia, con il desiderio urgente, di comunicare i grandi beni che il Signore ci reca in questo sacramento.
Gesù guarisce il lebbroso