Il sepolcro vuoto... vide e credette
(Gv 20, 1-9)
« Questo è il giorno che ha fatto il Signore. Esultiamo insieme, alleluia » (Salmo resp.).
È il giorno più gaudioso dell'anno perché « il Signore della vita era morto; ora è vivo e trionfa » (Sequenza).
Se Gesù non fosse risorto, vana sarebbe stata la sua incarnazione, e la sua morte non avrebbe dato la vita agli uomini. « Se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede » (1 Cr 15, 17), esclama S. Paolo. Chi infatti può credere e sperare in un morto? Ma Cristo non è un morto, è un vivo. « Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso - ha detto l'Angelo alle donne -. È risorto non è qui » (Mc 16, 6).
Il sepolcro vuoto: segno della risurrezione
Maria Maddalena, dopo aver visto « la pietra ribaltata dal sepolcro » corre subito a darne avviso a Pietro e a Giovanni: « Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno deposto » (Gv 20, 1-2). I due vanno di corsa ed entrati nella tomba vedono « le bende per terra e il sudario posati là» (ivi 6-7): S. Giovanni vide e credette. E' il primo atto di fede della Chiesa nascente in Cristo risorto, provocato dalla sollecitudine di una donna e dal segno delle bende trovate nel sepolcro vuoto.
Cosa portò a credere?
I due videro non le fasce a terra, ma le fasce distese, afflosciate, senza essere state sciolte o manomesse. Erano rimaste immobili al loro posto. Probabilmente in una nicchia scavata nella parete, tipica dell’architettura funeraria di tipo signorile, in cui era stato posto il corpo di Gesù. Semplicemente, ora quel corpo non c’era più, e le tele si erano afflosciate su se stesse".
Se si fosse trattato di un rapimento chi si sarebbe preoccupato di denudare il cadavere e deporne i lini?
Le tele afflosciate indica ancor più che Gesù passò, sgusciò attraverso il lenzuolo e le bende! Il primo segno
Il secondo segno è il il sudario, a differenza delle fasce distese, appariva sollevato, in maniera quasi innaturale,
Pietro, capo della Chiesa, e Giovanni soprattutto, « il discepolo che Gesù amava » (ivi 2), hanno avuto il merito di accogliere i « segni » del Risorto: la notizia portata da una donna, il sepolcro vuoto, i lini ivi deposti.
La resurrezione sostegno alla nostra fede e speranza , stimolo per carità.
E' un sostegno della nostra fede. Fra tutti i miracoli operati da Cristo per provare la sua qualità di Messia e la sua divinità, quello della Resurrezione pertanto è indubbiamente il più grande quindi è quello che è maggiormente atto a provare la sua divinità.
Cristo stesso, infatti, aveva dato la sua resurrezione come il sigillo della sua divinità, come argomento principale della sua divina missione : «Il terzo giorno risorgerò ». Dimodochè S. Paolo ebbe a dire: « Si Christus non resurrexil, inanis est praedicatio nostra, inanis est et fides vestra » (1 Cor., 15, 14). Le cautele prese dai Giudei per soffocare nella tomba questa prova luminosa della divinità di Cristo, vengono tutte rovesciate. Col suo trionfo sulla morte, Egli ha confermato i prodigi della sua vita terrena.
Un sostegno della nostra speranza. Se è risorto Cristo, risorgeremo un giorno anche noi. « Omnes quidem resurgemus » (Cor., 15, 51). E' di fede. Cristo, infatti, è il nostro capo; noi siamo le sue membra; e tutti, membra e capo, formiamo un solo corpo morale. Ma le membra non seguono forse le sorti del capo? Se il capo, dunque, è risorto, anche noi, sue membra, un giorno risorgeremo! E con noi risorgeranno tutti i nostri cari che ci hanno preceduto, e con essi formeremo in cielo una sola falange... Confidiamo, dunque!... Cantò bene il Manzoni: « Nel Signor che si confida - col Signor risorgerà! » (La Risurrezione). La vita ha inghiottito la morte!...
Uno stimolo per la nostra carità, ossia, una spinta a camminare sempre più fervorosamente per la via dei comandamenti divini, quella via che conduce al cielo. « Quomodo Christus resurrexit a mortuis per gloriam Patris, ita et nos, in novitate vitae ambulemus » (Rom., 6, 4). Con Cristo anche noi dobbiamo risorgere ad una nuova vita, ad una vita di maggior fervore nel servizio divino... La nostra corporale resurrezione dev'essere preceduta dalla nostra resurrezione spirituale... Sia essa vera, costante... come lo fu quella di Cristo!...
Vivere la Pasqua di Risurrezione
Pertanto la Pasqua invita tutti i fedeli a risorgere con Cristo, passare dalla morte del peccato, alla vita di grazia. Questa è la vera Pasqua. Per questo la Chiesa, proprio nel periodo pasquale, che dura fino a Pentecoste, ci raccomanda il precetto pasquale, cioè l’obbligo della confessione e comunione pasquale. Per questo ci raccomanda la partecipazione alla S. Messa domenicale, che è proprio la Pasqua settimanale, della Risurrezione del Signore.
La Pasqua, quindi, ci invita a mensa con Cristo risorto, mensa in cui egli stesso è cibo e bevanda. «Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato; facciamo festa nel Signore». Il versetto è ricavato dalla prima lettera ai Corinti, nella quale S. Paolo rifacendosi al rito che prescriveva di mangiare l'agnello pasquale con pane azzimo - senza lievito - esorta i cristiani a eliminare ogni «lievito vecchio... di malizia e di perversità», per celebrare la pasqua con «azzimi di purezza e di verità » (1 Cr 5, 7-8). Alla mensa di Cristo, vero Agnello immolato per la salvezza degli uomini, è necessario accostarsi con cuore mondo da ogni peccato, con cuore rinnovato nella purezza e nella verità; in altre parole, con cuore da risorti. La risurrezione del Signore, il suo «passaggio» dalla morte alla vita, deve rispecchiarsi nella risurrezione dei credenti, attuata con un «passaggio» sempre più radicale dalle debolezze dell'uomo vecchio alla vita nuova in Cristo.
Così, con la confessione e la comunione, con una vita di vera conversione, cambiamento di vita. realmente festeggeremo la Pasqua. Così realmente sarà Pasqua in noi. Così veramente ci sarà la vera gioia e la Pasqua non sarà una festa pagana.
E questa risurrezione ha la sua verifica in un più profondo anelito alle cose del cielo. «Se siete risorti con Cristo - dice l'Apostolo - cercate le cose di lassù, dove Cristo sta assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra » (Cl 3,: 1-2). La necessità di occuparsi delle realtà terrene, non deve impedire ai «risorti con Cristo» di avere il cuore rivolto alle realtà eterne, le uniche definitive. La tentazione a sistemarsi quaggiù come se questa fosse l'unica patria, è sempre in agguato. La risurrezione del Signore è un potente richiamo; essa ricorda ai credenti che sono sempre degli accampati, dei viaggiatori in cammino verso la patria eterna. Cristo è risorto per trascinare tutti gli uomini nella sua risurrezione e condurli là, dove egli vive in eterno, fino a farli partecipi della sua gloria.
Gioire con la Madonna
E oggi vogliamo unirci alla gioia della Madonna, dopo tanto dolore, ecco che Ella è nella gioia. Un’antica tradizione della Chiesa ci ricorda che il primo incontro dopo la Risurrezione Gesù lo ebbe con sua Madre. Fu gioia grande e ineffabile per la Madre contemplare di nuovo suo Figlio non più sfigurato dai terribili segni della sua passione, ma nel fulgore della sua gloria divina! Se si pensa all'incommensurabile misura delle prove di tutta la vita vissuta da Maria fra stenti e incomprensioni, nel silenzio e nel nascondimento, fino alle prove crudeli della Passione e Morte del Figlio, chi potrà dire quanto grande e smisurata deve essere stata la sua gioia nel suo incontro personale con il Figlio risorto?
Se poi si pensa anche alla misura senza misura dell'amore di Gesù verso la sua divina Mamma e al suo bisogno di ricompensarla delle orribili sofferenze da Lei patite per corredimere l'universo, si potrà forse intuire l'immensità della gioia ineffabile provata dalla Beata Madre al primo e personale incontro con il Figlio risorto. San Bernardino ha potuto dire che i dolori sofferti dalla Madonna Addolorata e Corredentrice erano così grandi e terribili che a dividerli fra tutti gli uomini della terra, essi sarebbero morti sul colpo, tanto più si può dire che se fosse stata divisa fra gli uomini la gioia immensa e sovrumana provata dalla Madonna all'apparizione di Gesù risorto, ugualmente tutti gli uomini sarebbero morti sopraffatti dalla gioia. Cosi se vogliamo gustare la sua gioia pasquale, è soltanto e soprattutto a Lei, alla divina Madre, che dobbiamo chiedere di farci partecipi, sia pure per un solo punto, della sua ineffabile gioia, la più pura e sublime, la più alta e profonda, matrice di ogni altra sua gioia sulla terra e nei Cieli chiedendo di vivere soprattutto da risorti.
Lo faremo soprattutto pregandola in questo tempo pasquale con la bellissima antifona mariana Regina Coeli: “Regina del cielo, rallegrati, alleluia: perché colui che ti fu dato di portare nel seno, alleluia, è risorto, come aveva promesso, alleluia!”.
Catechesi sulla Risurrezione di Gesù - Il più grande segno della divinità
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Pietro e Giovanni - il sepolcro vuoto