DOMENICA III - Anno B
FARE PENITENZA E CREDERE AL VANGELO
(Mc 1,14-20)
Il Vangelo di questa domenica riporta il primo messaggio di Gesù indirizzato agli uomini di tutti i tempi che intendono far parte del Regno di Dio. “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi (o meglio FATE PENITENZA, nella versione ufficiale latina troviamo scritto PAENITEMINI) e credete al Vangelo” (Mc 1,15). Sono quattro affermazioni che costituiscono un programma di vita.
« Il tempo è compiuto ». Ormai è passato il tempo delle promesse e dell'attesa: il Messia è venuto e sta iniziando il suo ministero. E’ la sua presenza che colma i tempi rendendoli veicolo della misericordia di Dio e storia della salvezza. Per questo «il regno dei cieli è vicino»; tanto vicino che il Figlio di Dio è in mezzo agli uomini per insegnare e aprire ad essi la via che vi conduce. Il Regno è vicino, però non è ancora realtà completa, bensì in fase di attuazione; la vicinanza diventerà presenza attuale, possesso personale quando l'uomo, accogliendo l'invito di Gesù avrà realizzato in sé le condizioni necessarie per entrarvi. Per questo Gesù soggiunge: FATE PENITENZA E CREDETE AL VANGELO.
La penitenza
La penitenza è rinnovamento interiore, conversione, cambiamento profondo della vita che esige anzitutto il rammarico, il pentimento di aver peccato, il desiderio di riparare le proprie colpe, nell’imposizione e accettazione, liberamente fatte, di opere penose, in riparazione dei peccati e l’impegno di combattere il peccato, allontanandosi da tutto ciò che fa deviare dall'amore e dalla legge di Dio, orientando tutto il proprio essere all’amore del Signore.
Conversione e penitenza simile a quella che Dio aveva chiesto a Ninive per mezzo di Giona (cfr. 1a lettura) e che i Niniviti attuarono abbandonando la « loro condotta perversa ».
Credere al Vangelo
Alla penitenza segue credere al Vangelo, cioè a prestare attenzione ai detti, alle parole ed opere del Signore, soprattutto mettendoli in pratica, così da rinnovare il proprio essere nella perfezione e santità; si ha così l’uomo nuovo, che aderisce e si configura a Gesù. Così ogni cristiano, ogni seguace di Cristo, deve aderire positivamente al Vangelo con una fede vivificata dall'amore che non si accontenta di accettarlo in teoria, ma lo traduce in vita, in pratica. Rinuncia anche all’amore proprio, ai beni materiali, ai piaceri di questo mondo e tutto ciò che porta ad escludere Dio dalla propria vita. E’ quindi necessario deporre quella mentalità terrestre per cui l'uomo vive ed agisce unicamente in vista di interessi e felicità temporali.
« Passa la figura, la scena di mondo », ammonisce S. Paolo (1 Cr 7, 3 l); non è cristiano attaccarsi ad esso come ostriche allo scoglio. Occorre farsi una mentalità evangelica capace di produrre desideri, intenzioni, abitudini, comportamenti del tutto conformi al Vangelo di Cristo. Il cristiano, dunque, deve vigilare continuamente ed esaminarsi con frequenza, perché i beni creati non gli siano d'impedimento all'unione con Dio, ma rappresentino un mezzo per amarlo e servirlo. Bisogna sforzarsi di dirigere rettamente gli affetti affinché l'uso delle cose di questo mondo non siano d’impedimento a tendere alla carità perfetta; ammonisce infatti l'Apostolo San Paolo: Quelli che usano di questo mondo, non vi ci si arrestino, perché passa la scena di questo mondo (Cfr 1 Cor 7, 3 1) invitando a porre il proprio cuore a ciò che è eterno, in Dio. E’ impossibile servire a Dio e a Mammona, dirà Gesù.
Seguire Gesù
Credere al vangelo comporta quindi seguire Gesù, essere sui discepoli, con un cuore distaccato, libero da tutti quei legami che ci tengono prigionieri del male e impediscono di avanzare nel cammino spirituale. A qualcuno il Signore chiederà un distacco completo da tutto, per disporre di lui con pienezza, come fu per gli apostoli, per il giovane ricco e, lungo i secoli, per tanti che hanno trovato in Lui il loro tesoro e la loro ricchezza. E’ una chiamata “speciale”.
Il Vangelo oggi ci racconta proprio la chiamata speciale e la sequela dei primi quattro discepoli di Gesù. Essi infatti furono i primi e più diretti collaboratori di Gesù nella diffusione del Regno di Dio e nell’opera di salvezza dell’uomo. Mentre lavoravano nelle barche, erano pescatori, Gesù passa e li chiama: “Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini” (Mc 1,17). Il Vangelo fa notare che essi “subito” seguirono il Maestro, abbandonando ogni cosa: parenti, mestiere, casa. La risposta immediata dei discepoli denota una fiducia senza limiti nel Maestro; Gesù chiede solo di seguirlo e i discepoli accettano, confidando solamente in Lui. Nella risposta dei discepoli alla chiamata di Dio risalta proprio il distacco, la rinuncia, la separazione da ogni cosa.
L’invito di Gesù agli apostoli di seguirlo è un esempio della chiamata “speciale” a consacrare totalmente la propria vita al servizio del Regno. Gesù continua a chiamare giovani, adulti, uomini e donne per la strada della consacrazione a Dio. Ma quanti rispondono alla sua chiamata? Ci sono due chiamate una alla vita consacrata e l’altra alla vita matrmoniale. Secondo una testimonianza di S. Giovanni Bosco, “un terzo dei giovani porta in germe la vocazione sacerdotale e religiosa; in una famiglia uno su tre è chiamato alla vita religiosa o sacerdotale”. Colpisce profondamente che oggi siano veramente pochi coloro che accettano l’invito di Gesù. Le statistiche parlano di cifre basse mai raggiunte nei secoli passati. D’altra parte chi non si rende conto che da anni Istituti religiosi e Diocesi non hanno più vocazioni? Come mai? Crisi della natalità; crisi di fede; e una delle gravi cause della mancanza di vocazioni è dovuta alla superficialità o irresponsabilità dei giovani che si decidono per il matrimonio, escludendo per principio l’invito di Gesù a una donazione più grande di amore. Per i giovani è loro dovere, prima della scelta di uno stato di vita, esaminarsi diligentemente, con l’aiuto di guide illuminate (sacerdoti, direttori spirituali), per conoscere se il Signore abbia concesso anche ad essi la grande grazia della vocazione alla vita di consacrazione a Dio.
Se i giovani si rendessero conto della grandezza e della sublimità della chiamata al sacerdozio e alla vita religiosa il mondo diventerebbe un monastero! E invece, quante vocazioni, quanti santi mancati per la Chiesa e per il mondo!
Preghiamo per i chiamati.
Si degni la Regina degli apostoli di aprire il cuore a uno stuolo senza numero di giovani perché ascoltino la voce del Signore che li chiama a lavorare come apostoli nel suo Regno, perché rispondano prontamente e, senza indugiare, si affrettino a “vendere tutto” e a seguire con gioia e donazione totale il Divin Maestro.
Preghiamo la Madonna affinché ci aiuti sempre di più a distaccarci dal peccato, a fare opere di penitenza, accogliendo in pieno il Vangelo di Gesù, aiutandoci a vivere fedelmente la sequela a Cristo.
Preghiamo per tutto il mondo affinché accolga Gesù e il richiamo materno di Maria; la Madonna più volte nelle sue apparizioni, specialmente a Lourdes e a Fatima, ha invitato l’umanità a non peccare, a non offendere il Signore già tanto offeso, e a fare penitenza. Purtroppo il suo grido e appello materno è rimasto da molti inascoltato, anzi come diceva Papa Giovanni Paolo II, l’umanità ha preso una strada contraria a quella indicata dalla Madonna! Cosa sarà di noi e di questa umanità?
Rifugiamoci nel Cuore Immacolato di Maria, consacriamoci a Lei, recitiamo molte corone del S. Rosario, facciamo opere di penitenza in riparazione dei peccati, in particolare durante i primi sabati del mese, accostiamo con frequenza ai sacramenti, preghiamo per tutta la Chiesa.
Salviamo il salvabile.
La chiamata di Gesù