E’ il 1964.
Sono passati sette anni dallo Sputnik-1 e sei dall’ Explorer-1, dalla base di lancio statunitense di Wallops Island un gruppo di italiani, guidati da Luigi Broglio, lanciava un piccolo satellite, una sfera di 254 Kg, simile nella forma proprio allo Sputnik sovietico.
Quel giorno la nostra nazione diventa la terza al mondo a mandare in orbita un proprio satellite.
E’vero che il vettore, un piccolo Scout, era statunitense così come la base di lancio, ma il progetto, la realizzazione ed il personale era tutto italiano ed il San Marco-1 (o San Marco-A) era il culmine di un processo che veniva da molto, molto lontano…
Riavvolgiamo per qualche minuto il nastro della storia…
Il "San Marco-1"
Le origini
Gaetano Arturo Crocco (1877-1968), istituì nel 1926 la Scuola di Ingegneria Aeronautica (oggi Scuola di Ingegneria Aerospaziale) a Roma, in San Pietro in Vincoli (pensate un pò, un ex convento). Nel 1935, il gruppo si sposta a Guidonia, la Città dell’aria, così chiamata in onore del Tenente Generale Alessandro Guidoni, capo del corpo del Genio Aeronautico morto mentre collaudava un nuovo tipo di paracadute.
Il gruppo da lui guidato venne conosciuto col nome di Guidoniani e, tra loro, un giovane ufficiale: Luigi Broglio.
All’epoca la struttura di Guidonia era il non plus ultra in termini di ricerca aeronautica, una struttura avanzatissima che tutto il mondo ci invidiava, superiore anche alle analoghe strutture in Unione Sovietica o Stati Uniti; la prima al mondo a disporre di una galleria del vento supersonica.
Gaetano Arturo Crocco (1877-1968)
Il dopoguerra
Dopo la II guerra Mondiale, è proprio Luigi Broglio a raccogliere l’eredità del Generale Crocco divenendo il direttore della Scuola di Ingegneria Aeronautica ma, soprattutto, intessendo, insieme al collega Antonio Ferri nel frattempo emigrato negli USA, una rete di rapporti che lo portarono ad avvicinare al suo lavoro fisici del calibro di Edoardo Amaldi, ed anche personaggi di spicco della scena aerospaziale internazionale, come l’ungherese Theodore Von Karman e il direttore scientifico della NASA Hugh Dryden.
Nel 1956 viene creato il Centro Ricerche Aerospaziali (CRA) dell’Università di Roma che, con la collaborazione della nostra Aeronautica Militare inizierà i primi studi sull’alta atmosfera per mezzo di piccoli razzi.
Nel 1959, su iniziativa di Amaldi e Broglio, nasce la Commissione per la Ricerca Spaziale (CRS) che è la progenitrice dell’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana.
Luigi Broglio (1911-2001)
Nasce il San Marco
Siamo nel 1961: il Presidente del Consiglio Amintore Fanfani ratifica il piano triennale delle attività spaziali la cui punta di diamante è rappresentata dalla realizzazione del primo satellite interamente concepito e realizzato in Italia: il SAN MARCO.
Il nome non è stato scelto a caso: San Marco è il Patrono dei Naviganti, ma è anche il Patrono della Città di Venezia e del Veneto regione dalla quale Broglio, Mestrino, è originario.
Si trattava di un satellite dedicato allo studio della Ionosfera cioè lo strato di particelle ionizzate che ricopre gli strati alti dell’atmosfera terrestre, importante per la propagazione delle onde radio e che viene direttamente influenzato dall’attività solare. Per far questo, si avvale principalmente della bilancia inerziale denominata Bilancia Broglio, uno strumento all’avanguardia per l’epoca progettato e realizzato dallo stesso Luigi Broglio.
Luigi Broglio illustra la piattaforma San Marco
Il vettore che lo porterà in orbita equatoriale ellittica di 850x200 km con un periodo orbitale di circa 90 minuti è lo Scout un piccolo lanciatore quadristadio a combustibile solido statunitense ormai in fase di dismissione.
Il primo lancio da Wallops Island è previsto il 21/4/1963 ma si tratta di un prototipo suborbitale. Il lancio fallisce ma questo test servirà d’esperienza per correggere tutti gli errori e presentarsi, il giorno 15 dicembre del 1964, pronti a scrivere la Storia.
Erano le 20:24 UTC, le 21:24 in Italia.
Dopo Unione Sovietica e Stati Uniti, la visione di Luigi Broglio porterà la nostra nazione nel novero dei pionieri del cosmo.
Disse lo stesso Broglio:
Io mi sentivo in debito verso il mio Paese. Molto prima dello Sputnik volevo creare un gruppo di persone che fosse capace di mandare avanti un progetto in un settore che avrebbe potuto dare prestigio all’Italia
Sono le 21:24 in Italia del 15/12/1964: il San Marco-1 decolla verso lo spazio
Ma non finì qui:
Grazie alla mediazione di Giorgio La Pira, all’epoca, Sindaco di Firenze, con Enrico Mattei, Luigi Broglio riuscì ad ottenere una piattaforma petrolifera dismessa dall’ENI, la Santa Rita, che servirà da centro di controllo, ed un ex pontile mobile utilizzato dalla Marina degli Stati Uniti durante lo Sbarco in Normandia, che, ribattezzato San Marco diverrà la piattaforma di lancio.
Il complesso, denominato San Marco Equatorial Range venne posizionato al largo di Malindi, di fronte alle coste del Kenya in una posizione vantaggiosissima per i lanci: difatti si trovava ad appena 2° sotto l’Equatore.
Avevamo la rampa di lancio, avevamo i lanciatori Scout che gli USA ci avevano regalato perchè in fase di dismissione, il tradizionale stellone italico ci venne in aiuto per i sistemi di controllo poiché ottenemmo tutte le attrezzature derivate dagli ICBM Polaris dismessi dall’Italia e dalla Turchia a seguito degli accordi segreti Kennedy-Krushev seguiti alla crisi dei missili di Cuba.
Luigi Broglio davanti alla piattaforma San Marco
Posizione del "San Marco Equatorial Range": 2° sotto l'Equatore
Lavorando sulle apparecchiature di guida e controllo dello Scout, modificandole artigianalmente, riuscimmo a mettere in piedi una struttura di lancio e controllo perfettamente efficiente.
Parafrasando il titolo del mio libro, anche Noi abbiamo usato le matite!
Era il 26/4/1967, alle ore 10:04 UTC (le 11:04 in Italia), da una base di lancio italiana si levava verso lo spazio un satellite italiano, il SAN MARCO-2.
La piattaforma San Marco sarà poi utilizzata per lanciare i satelliti dell’omonima serie ma anche satelliti della NASA e di altri paesi, fino al 1988; oggi la Santa Rita è utilizzata da ESA per il tracciamento dei lanci effettuati da Kourou.
Il lancio del "San Marco-2" dall'omonima piattaforma: è il 26/4/1967
Presente e futuro
Recentemente il Ministro dell’Industria e del Made in Italy, Adolfo Urso, nell’ambito di accordi volti a stabilire la collaborazione spaziale con i paesi africani, Kenya incluso, ha annunciato la possibilità di convertire la Base Luigi Broglio, come è stata ribattezzata nel 2001 alla scomparsa del Padre dell’astronautica Italiana, al lancio dei nostri Vega-C
Tanto tempo è passato da quegli anni pionieristici, l’Italia è diventata uno dei paesi più importanti nell’ambito spaziale, leader nella realizzazione di Habitat (quasi il 50% dei moduli pressurizzati della ISS è realizzato in Italia), la maggior parte dei satelliti e delle sonde spaziali usa componentistica Italiana e siamo uno dei paesi con il maggior numero di astronauti inviati nello spazio.
Insomma l’Italia, 60 anni dopo San Marco-1, ha Conoscenze, Cuore e Capacità per cogliere le sfide del Sesto Continente: lo Spazio.
Il lancio del VEGA-C
Una piccola nota di colore:
durante un’incontro, nel 1965 tra il nostro Presidente del Consiglio dell’epoca, Amintore Fanfani ed il Presidente della Repubblica Francese, Charles De Gaulle, questi annunciò molto pomposamente che la Francia era in procinto di lanciare un suo satellite e che questo l’avrebbe fatta diventare la prima nazione europea a farlo.
Fanfani ascoltò con attenzione e poi, senza scomporsi e, forse, con un lieve sorrisetto sotto i baffi, disse al collega che l’Italia lo aveva già fatto un’anno prima.
Grande fu lo stupore di De Gaulle che si precipitò al telefono col suo Ministro per la ricerca scientifica che, pochi mesi dopo, rassegnò le dimissioni.
Bisogna però essere onesti:
Lanciato il 26/11/1965 l’Asterix-1 (A-1 Armee-1) fu il primo Satellite francese ma fu il primo satellite europeo costruito da un paese europeo ad essere lanciato da un lanciatore europeo, il Diamant-1, da una piattaforma di un paese europeo, anche se la base di Hammagur si trova sul suolo Algerino che però all’epoca faceva parte del territorio nazionale Francese.
Onore al merito ai nostri cugini d’Oltralpe coi quali, dopo la nazionalizzazione della gestione dei lanci della famiglia Vega, passati da Arianespace ad Avio è tornata quella entusiasmante gara per la conquista dello Spazio partita proprio negli anni del San Marco.
Amintore Fanfani e Charles De Gaulle. Credito: Bridgeman Bridges
Il lanciatore francese Diamant (a sinistra) ed il satellite Asterix-1 (A-1)