Una recensione emotiva di Camminare tra le stelle: sogni, paura, resilienza e orizzonti lontani raccontati da Luca Parmitano ed Emilio Cozzi.
Ogni fiume ha il suo mare.
È una frase che amo molto, perché racchiude un’idea semplice e potente: se si ha un sogno e lo si insegue davvero, in qualche modo si finisce sempre per arrivare dove si è destinati.
Questo libro, pensato per i più giovani ma capace di parlare anche agli adulti, racconta proprio questo. Emilio Cozzi accompagna Luca Parmitano lungo il corso dei loro “fiumi”, seguendoli dalle sorgenti dell’infanzia fino a quel mare sconfinato che è lo spazio.
Non tutti hanno la fortuna, il talento e le circostanze giuste per arrivare davvero a camminare tra le stelle, come ha fatto Luca. Ma anche raccontare quelle stelle, dare loro voce e trasformarle in storie, è un modo per realizzare un sogno. Ed è un sogno che, in fondo, ci accomuna tutti.
Leggendo questo libro mi sono ritrovato spesso tra le sue pagine. Anche io, da bambino, sognavo di volare: prima su un aeroplano, poi a bordo di un’astronave immaginaria, proprio come fecero i piccoli Luca ed Emilio. Quelle immagini, quei desideri, non restano confinati all’infanzia: tornano a galla mentre leggi, e ti ricordano chi eri e perché certi sogni non ti hanno mai davvero lasciato.
Il libro racconta ai ragazzi il percorso di una vita costruita attorno al desiderio di andare nello spazio, senza nascondere le difficoltà, i momenti di paura e persino il rischio reale di fallire o di perdere la vita, come è successo a Luca Parmitano durante una EVA. Eppure, proprio lì sta uno dei messaggi più forti: anche quando sembra che il filo della storia si stia spezzando, esiste sempre qualcosa che può salvarci e ricucire la trama.
Come diceva il Capitano Kirk dell’Enterprise, non esistono situazioni senza via d’uscita. Ed è una verità che vale nello spazio come sulla Terra.
Il messaggio finale, che parla ai ragazzi ma anche ai “bambini cresciuti” come il sottoscritto, è che l’orizzonte è sempre un passo più in là di dove siamo arrivati. Un sogno va coltivato, curato, a volte messo da parte in un cassetto. Ma se è davvero importante, prima o poi germoglia e dà i suoi frutti. Che si tratti di volare nello spazio, di raccontarne le storie o di seguire qualunque altra strada.
In fondo, ognuno di noi ha il suo mare. Un luogo dove fermarsi un attimo, guardarsi indietro e sorridere per la strada percorsa per arrivarci.