La Russia conferma la ROS a 51,6°: i moduli Nauka e Prichal saranno trasferiti dalla ISS per formare il nucleo della nuova stazione orbitale.
Cambio di orbita: la decisione è ufficiale
Quella che fino a pochi giorni fa sembrava solo una tendenza, ora è una certezza: la futura Stazione Orbitale Russa (ROS) volerà su un’inclinazione di 51,6°, esattamente la stessa dell’ISS.
Il Consiglio dello Spazio dell’Accademia Russa delle Scienze (RAN) ha approvato la proposta di Roscosmos, chiudendo così il capitolo — mai del tutto convincente — della precedente orbita polare a 96–97°.
La scelta è stata presa dopo un riesame completo dei parametri del progetto da parte di una commissione mista di scienziati e specialisti dell’agenzia. La motivazione ufficiale è chiara: l’orbita ISS consente di sfruttare infrastrutture esistenti, ridurre i costi, accelerare la costruzione della ROS e usare veicoli collaudati da Baikonur.
La scelta di mantenere l’inclinazione di 51,6° e continuare i voli con equipaggio da Baikonur arriva anche in un momento delicato per il cosmodromo: la rampa 31/6, usata per le Soyuz, ha mostrato problemi strutturali dopo il lancio di MS-28, sollevando dubbi sulla sua piena operatività. Un elemento che rende ancora più urgente definire la futura architettura dei lanci e il ruolo che Baikonur potrà realmente avere negli anni della transizione verso la ROS.
Un ritorno al passato che definisce il futuro
Questa svolta conferma ciò che già circolava da mesi: l’attuale politica spaziale russa si muove lungo il binario del pragmatismo.
La scelta dell’orbita a 51,6° permette infatti di continuare a usare Soyuz e Progress senza dover attendere la piena operatività del cosmodromo di Vostočnyj, e senza dover forzare il debutto della nuova navicella Orel, che rimane ancora senza missione e con lo sviluppo rallentato al minimo.
Il nuovo capo di Roscosmos, Dmitrij Bakanov, ha approvato un piano che di fatto riporta la ROS all’orbita tradizionale della collaborazione internazionale, riducendo l’ambizione tecnologica ma rendendo il progetto più realistico in tempi di forte austerità.
Il complesso A1 a Vostochnji, presente e come sarà a regime. Credito: RKK Energia
Il punto più rivoluzionario della decisione è che la nuova inclinazione consente alla Russia di costruire la ROS direttamente utilizzando la ISS ancora operativa.
Nell’assetto aggiornato, il complesso russo sarà composto da:
il modulo Nauka (MLM), oggi parte della ISS
il modulo nodale universale Prichal, anch’esso attualmente agganciato alla stazione internazionale e destinato a essere trasferito sulla ROS
il modulo scientifico-energetico NEM
un modulo di attracco aggiuntivo
La conferma più clamorosa: sia Nauka sia Prichal verranno separati dall’ISS e diventeranno il nucleo della nuova stazione russa.
Una soluzione senza precedenti, che rende la ROS un’estensione diretta dell’esperienza ISS, sia tecnologica sia operativa.
La costruzione avverrà con l’uso combinato dei lanciatori Proton, Soyuz e — se possibile — Angara. Resta da capire il ruolo di ESA in tutto questo: il braccio robotico ERA, infatti, è installato sul modulo Nauka.
Il modulo energetico-scientifico NEM che dovrebbe essere il primo ad andare in orbita della futura ROS. Credito: RKK Energia
La scelta dell’orbita 51,6° riapre anche spazi diplomatici inattesi.
L’estate scorsa la visita di Bakanov alla NASA aveva già segnalato un clima più disteso. La possibilità di una “ISS 2.0” ibrida — con raccordi operativi tra segmenti russi e internazionali nella fase finale della ISS — resta sul tavolo, sebbene gli ostacoli geopolitici siano enormi.
La vera novità è un’altra:
l’India osserva da vicino lo sviluppo della ROS.
Nella recente visita del Presidente Putin in India, si è parlato molto di cooperazione tra i due paesi e questa cooperazione è stata anche declinata in ambito spaziale.
Quando Nuova Delhi costruirà una propria stazione, le prime indicazioni suggeriscono che potrebbe adottare la stessa inclinazione sia dell’ISS sia della futura ROS, aprendo scenari di cooperazione che fino a pochi anni fa sembravano impensabili.
Il modulo NEM ed il modulo ShM in allestimento. Credito: RKK Energia
Il programma della navicella Orel resta in un limbo: nel 2025 si sono registrati solo test marginali: simulazioni di recupero, prove di antenne e qualche collaudo per Angara.
Nessun passo verso un volo di prova.
Con la scelta dell’orbita ISS, Orel potrebbe essere ripensata come veicolo meno ambizioso, o potrebbe essere lanciata — un domani — con il vettore Soyuz-5/Baiterek, anch’esso in corso di sviluppi accelerati proprio per supportare una ROS meno futuristica e più pragmatica.
Per ora, però, la Russia punta tutto sulla continuità: Soyuz e Progress continueranno a garantire la presenza in orbita, mentre il destino di Orel rimane incerto.
Il test di trasporto e sollevamento di un simulacro del lanciatore Angara A5-P avvenuto recentemente a Vostochnij. Credito: Tzenki
La navicella PTK "Orel" nelle due versioni standard e ROS. Creduto: RKK Energia
La nuova strategia russa è oggi chiarissima: sopravvivere, non espandersi.
La ROS sarà una stazione più piccola, meno innovativa e meno costosa di quanto immaginato qualche anno fa, ma avrà un vantaggio decisivo: potrebbe essere realizzata davvero.
Il trasferimento di Nauka, l’uso dei moduli già pronti o quasi pronti, la continuità con l’orbita ISS e la possibilità di cooperazioni “pragmatiche” con NASA e India trasformano un progetto ambizioso in un progetto concreto.
Come spesso accade nella cosmonautica russa, tra sogni grandiosi e compromessi molto terrestri, a emergere è la resilienza: la capacità di reinventarsi pur tornando indietro.
Se davvero nascerà una “ISS 2.0” russa, costruita con pezzi vecchi e ambizioni nuove, lo scopriremo nei prossimi anni.
Per ora, una cosa è certa: la storia della cosmonautica russa continua, più cauta, più povera, ma ancora sorprendentemente tenace.