Durante la missione Axiom-4, SpaceX sottovalutò una perdita di ossigeno liquido che avrebbe potuto causare una catastrofe. Fu l’intervento dell’ISRO a evitare il peggio. Ecco cosa è successo e perché ne avevamo già parlato su Le Storie di Kosmonautika.
Nel mio precedente articolo su Le Storie di Kosmonautika, “È colpa di Alfredo”, avevo già sollevato dubbi circa le modalità con cui si gestiva la sicurezza del lancio della missione Axiom-4 verso la Stazione Spaziale Internazionale.
In quel pezzo mettevo in evidenza la leggerezza con cui certe notizie venivano riportate, soprattutto quando, semplicisticamente, si tendeva a dare la colpa ad Alfredo, che, parafrasando Vasco Rossi, sarebbe dare la colpa ai russi e nello specifico ad una perdita, nota da tempo e sotto controllo, dal modulo russo Zvezda. Oggi emerge una conferma significativa che merita di essere riletta alla luce di quelle osservazioni.
V.Narayanan CEO di ISRO
Lo scorso 22 agosto 2025, un articolo pubblicato su Prokosmos ha rivelato che un atteggiamento definito “eccessivamente superficiale” da parte di SpaceX nei confronti di una perdita di ossigeno liquido nel serbatoio del Falcon 9 avrebbe potuto scatenare una vera e propria catastrofe al decollo della missione Axiom-4.
Secondo il presidente dell’ISRO, V. Narayanan, fu proprio la persistenza e la fermezza del team indiano a impedire che il volo – previsto per l’11 giugno 2025 – avvenisse nonostante il pericolo reale identificato poco prima del lancio.
Narayanan ha spiegato che:
«Il team di SpaceX non ha fornito all'Agenzia Spaziale Indiana informazioni complete sui risultati dei test del motore e sulla perdita. Gli ingegneri americani probabilmente hanno ritenuto la perdita insignificante, poiché era stata rilevata dal sensore di ossigeno e non dal sensore di perdite. È stato scioccante. Quando abbiamo chiesto loro dove fosse la perdita, hanno detto di non essere riusciti a trovarla. Poi abbiamo chiesto la velocità della perdita di ossigeno e hanno risposto che l'informazione era riservata. Delle 14 domande poste a SpaceX, abbiamo ottenuto risposta solo a due».
I funzionari ISRO insistettero per una riparazione completa del guasto. L'agenzia temeva che, se la perdita fosse stata causata da una crepa, questa avrebbe potuto portare a un lancio catastrofico.
Il tentativo di lancio dell'11 giugno fu quindi annullato. E i timori indiani trovarono conferma: il team del Falcon trovò effettivamente una crepa nel condotto del carburante, che si stava allargando durante i test.
Narayanan ha aggiunto:
«Se il razzo fosse partito con una crepa del genere, le vibrazioni durante il decollo ne avrebbero causato la rottura. Sarebbe stata una situazione catastrofica. Probabilmente l'hanno presa troppo alla leggera».
Dopo la riparazione, SpaceX condusse nuovi test, e solo allora ISRO si dichiarò soddisfatta dei risultati.
All’epoca dei fatti, però, i canali ufficiali dell’ISRO non avevano confermato con chiarezza questa ricostruzione. Più semplicemente, si parlò di accortezza, del fatto che fosse stata rilevata una perdita e che i lanci fossero stati rinviati per motivi tecnici e di sicurezza.
Alcuni media indiani riportarono solo generici riferimenti alla priorità della sicurezza e ai ritardi della missione come ad esempio IndiaTimes, Economic Times e Times of India
Non era emersa, insomma, una versione così critica e diretta nei confronti di SpaceX.
È solo ora, a distanza di mesi, che l’ISRO parla esplicitamente di superficialità nella gestione americana del problema e del ruolo chiave svolto dall’agenzia indiana.