Micro-scariche elettriche rilevate da Perseverance potrebbero spiegare il blackout di Mars 3 e i rischi elettrici per future missioni su Marte.
Come racconta la Storia, il lander sovietico Mars 3 nel 1971 smise di trasmettere pochi secondi dopo l’atterraggio, lasciando uno dei casi più enigmatici dell’esplorazione spaziale. All’epoca si parlò di guasti, condizioni estreme o della grande tempesta di polvere globale in corso, ma senza una spiegazione fisica convincente.
Oggi, grazie ai nuovi dati pubblicati su Nature il 26 novembre, emerge una possibile chiave di lettura scientifica. Gli strumenti ambientali del rover #Perseverance hanno infatti rilevato micro-scariche elettriche all’interno delle nubi di polvere marziane e dei dust devil, generate dalla triboelettrificazione dei granelli di polvere in movimento. Non si tratta di fulmini nel senso terrestre del termine — Marte non ha temporali — ma di impulsi elettrostatici transitori, prodotti dal continuo sfregamento tra particelle in un’atmosfera rarefatta.
L’evidenza è arrivata in modo inatteso: dal microfono del rover, che ha registrato decine di eventi elettrici associati alle raffiche di vento più intense e al passaggio ravvicinato di vortici di polvere. In alcuni casi, è stato lo stesso rover a caricarsi elettricamente e a scaricare energia verso il suolo marziano.
In un ambiente come quello di Marte, dove la soglia di scarica elettrica è molto più bassa che sulla Terra, questi fenomeni sono relativamente facili da innescare. Ed è qui che il passato incontra il presente: impulsi elettrostatici di questo tipo potrebbero aver interferito con l’elettronica meno protetta di missioni storiche come Mars 3, contribuendo al suo improvviso silenzio subito dopo l’atterraggio.
Questa scoperta ha implicazioni concrete per il futuro: lander, rover e soprattutto sistemi destinati a missioni con equipaggio dovranno essere progettati per resistere non solo alla polvere, ma anche ai disturbi elettrici atmosferici del Pianeta Rosso, finora sottovalutati.
Se volete approfondire il lato della cosiddetta “maledizione del pianeta rosso” e ripercorrere le missioni più sfortunate dirette verso Marte, potete leggere il mio articolo qui.
Un ringraziamento a Virginia Di Biagio Missaglia, per il suo pezzo su LinkedIn da cui ho tratto lo spunto iniziale.