Chi ha provato il volo camminerà guardando il cielo, perché là è stato e là vuole tornare (Leonardo Da Vinci)
Certe esperienze ci segnano, è inevitabile. Ci sono persone, su questa Terra, che appartengono al cielo. Gagarin era una di queste, Armstrong, anche.
Neil Armstrong nacque a Wapakoneta, nello Stato dell’Ohio, il 5 agosto 1930.
Ad appena due anni, fu portato dal padre, Stephen Koenig Armstrong, alle National air races di Cleveland, nell’Ohio. Cosa scatta nella mente di un bambino alla vista di quelle macchine volanti? Meraviglia, stupore, ammirazione, voglia di emulazione. Forse, per il piccolo Neil, la voce della sua natura. Volare.
Ad appena sei anni ebbe il suo battesimo del volo su di un trimotore Ford. A quindici prese il brevetto, prima ancora di poter avere l’età per guidare.
Iniziò gli studi in ingegneria aeronautica ma la Guerra di Corea gli fece sospendere il percorso accademico. Da quel conflitto tornò decorato con la Air Medal, la Gold Star e la Korean service Medal.
Ripresi gli studi si laureò e divenne un pilota collaudatore passando, dopo pochi anni, ai comandi degli aerorazzi X-15 dal 1957 al 1962.
Già nel 1958 lo spazio aveva iniziato a bussare alla sua porta: venne infatti incaricato di portare avanti il programma dello spazioplano militare X-20 Dynasoar.
Il cielo, per uno come Armstrong, evidentemente non bastava.
Sfiorò, incidentalmente, la soglia dello spazio durante un volo con l’X-15. Il 20/4/1962, pochi giorni dopo che Jurij Gagarin aveva toccato lo spazio in nome dell’Umanità, portò il suo X-15 all’altitudine record di 65 Km: come allungare la mano e vedere il proprio obiettivo lì a pochi passi…
Nel settembre del 1962 gli venne proposto di entrare a far parte del nuovo gruppo di astronauti della NASA. Inutile dire che accettò con entusiasmo.
Gemini-8: una missione che rischiò di tramutarsi in tragedia e che, grazie alla freddezza di Armstrong e di David Scott, fu un prezioso test che mise in luce i difetti del programma. Anche grazie a questa missione il programma Gemini mise a punto tutte le procedure necessarie al balzo verso la Luna.
La nomina a Comandante di Apollo 11 avvenne grazie ad una casuale rotazione degli equipaggi.
Armstrong, infatti, era destinato ad essere riserva dell’Apollo-9 durante la missione di questa di collaudo del LM e del CSM in orbita terrestre. A causa dell’inversione del programma tra le missioni otto e nove, venne messo di riserva all’Apollo 8 e per le procedure interne della NASA si ritrovò ad essere nominato comandante della missione numero 11, quella dell’allunaggio.
Nessuno ebbe ad obiettare su questa scelta: Armstrong era considerato una persona aliena a comportamenti da protagonista. L’improvviso carico di responsabilità ed aspettative non avrebbero scalfito la sua proverbiale freddezza dimostrata in centinaia di situazioni rischiose dalle quali si era sempre tirato fuori.
Della cronaca di quella missione, ne hanno parlato tanti, tantissimi.
Neil Armstrong volle portare, tra le poche cose che recò con sé in quel viaggio storico, il suo distintivo Scout. Dare il meglio di noi stessi, è il motto che Sir Baden Powell ha messo come regola numero uno dello scoutismo. Armstrong diede sempre il meglio di sé stesso nella sua vita alla ricerca del volo, nel prendere con freddezza e determinazione le decisioni giuste un secondo prima che fosse troppo tardi.
Il suo capolavoro non fu quello storico piccolo passo per un uomo, ma la decisione di afferrare i comandi del LM a pochi metri dal suolo lunare per evitare di finire contro il bordo di un cratere.
Rischiando di arrivare a corto di combustibile, il che avrebbe significato la possibilità di non poter ripartire dalla Luna, diresse manualmente il LM fino a compiere un perfetto atterraggio manuale lasciando 40” di combustibile in più del limite di pericolo nei serbatoi.
Gagarin ed Armstrong, ho detto prima, erano esseri umani destinati al cielo. Eroi senza bandiera, gli unici che l’Umanità intera non considera solo un Sovietico od un Americano, ma due di noi.
Ed Armstrong, insieme ad Edwin Aldrin, primi sulla superficie lunare, posarono su quel suolo alieno una targa a ricordo di chi, per primo, ci aveva donato lo spazio.
Una placca lasciata sulla Luna ricorda Jurij Gagarin morto in un incidente aereo nel 1968, Vladimir Komarov morto nello schianto della Sojuz-1 nel 1967 e gli astronauti di Apollo-1: Grissom, White e Chaffee.
Lo spazio non ha frontiere né confini.