La Russia lavora a Selena, una centrale nucleare lunare da 100 kW. Tra tecnologia, geopolitica e cooperazione con la Cina, il ritorno del nucleare sulla Luna.
Mentre la nuova corsa alla Luna viene spesso raccontata come un duello tra Stati Uniti e Cina, in Russia si sviluppa da anni un progetto meno visibile ma potenzialmente decisivo: la realizzazione di una centrale nucleare sulla superficie lunare, pensata per garantire energia continua a future basi abitate. Una prospettiva ambiziosa, che affonda le radici nella tradizione nucleare sovietica e che trova una ricostruzione dettagliata nelle analisi di Anatoly Zak su RussianSpaceWeb, riferimento imprescindibile per comprendere l’astronautica russa.
Il cuore di questa iniziativa è il Centro Nazionale di Ricerca “Istituto Kurchatov”, culla del programma atomico dell’URSS. Nel 2020, proprio qui è stato avviato uno studio preliminare su una centrale elettrica nucleare destinata all’uso lunare. Non un programma operativo, ma una NIR (Naučno-Issledovatel’skaja Rabota), cioè una ricerca di base volta a esplorare la fattibilità tecnica e concettuale del sistema.
Il progetto, denominato TEG-YaR (Generatore Termoelettrico – Reattore Nucleare), ha coinvolto il Kurchatov insieme a varie aziende dell’industria russa coordinate da Rosatom. L’obiettivo era definire l’architettura di una stazione energetica autonoma in grado di fornire 100–150 kW di potenza elettrica per 20–30 anni di funzionamento continuo sulla Luna.
Schema di un reattore nucleare lunare proposto dall’Istituto Keldysh. Credito: Keldysh institute
In parallelo, Roscosmos ha avviato nel 2020 lo studio NIR Avangard, dedicato alle esigenze energetiche di una futura base lunare russa. Il problema è cruciale: senza una fonte affidabile e continua di energia, qualsiasi insediamento permanente è destinato a restare sulla carta.
L’energia solare resta la scelta più intuitiva. Le nuove generazioni di pannelli flessibili “rollout” promettono prestazioni interessanti, con rendimenti stimati tra 200 e 500 watt per chilogrammo di hardware. Tuttavia, la Luna impone vincoli severi: notti di circa due settimane e vaste regioni in ombra permanente.
Ed è proprio in queste aree oscure che si concentrano alcuni dei maggiori interessi scientifici, in particolare per la possibile presenza di ghiaccio d’acqua. In tali contesti, l’energia solare diventa inutilizzabile. A ciò si aggiunge un limite industriale: la Russia, nel 2020, disponeva di una capacità interna ridotta per la produzione di celle fotovoltaiche avanzate, con una parziale dipendenza da materiali e tecnologie importate.
Roscosmos ha esaminato anche l’opzione delle celle a combustibile, già utilizzate con successo dalla NASA e sviluppate in epoca sovietica per i programmi L3 e Buran. Ma rilanciare questa tecnologia richiederebbe tempi lunghi e investimenti elevati, oltre a una riprogettazione quasi completa dei sistemi per adattarli a una base lunare moderna.
Alla luce di questi limiti, lo studio Avangard ha indicato nei reattori nucleari la soluzione più solida come fonte primaria di energia. Secondo le valutazioni russe, una centrale nucleare stazionaria può fornire oltre 100 kW per almeno vent’anni, con vantaggi economici rispetto ai sistemi solari quando la potenza richiesta supera i 40–50 kW, come già evidenziato da studi del Centro Keldyš.
I tecnici russi considerano questi impianti affidabili e sicuri, se adeguatamente schermati, e adatti a un funzionamento altamente automatizzato. Una volta installata e avviata, la centrale potrebbe operare quasi senza manutenzione, un fattore cruciale in un ambiente remoto come la Luna.
Nel 2023, al forum Armiya-2023, il Kurchatov ha presentato un modello in scala del sistema Selena, una centrale nucleare lunare parzialmente interrata, dotata di grandi radiatori esterni. L’immagine ha dato concretezza a un’idea che fino a quel momento era rimasta confinata ai documenti tecnici.
Nel frattempo, il progetto ha assunto anche una dimensione geopolitica. Nel 2024, il direttore di Roscosmos Jurij Borisov ha confermato colloqui con la Cina sull’uso di una centrale nucleare russa per una base lunare congiunta, precisando però che un’eventuale consegna sarebbe realistica solo dopo il 2036. L’8 maggio 2025, Russia e Cina hanno firmato un Memorandum of Understanding sulla cooperazione per una centrale destinata alla International Scientific Lunar Station.
Secondo Anatoly Zak, resta da chiarire se la Russia sarà semplice fornitrice di hardware o partner strategico. Affidare a Mosca un elemento critico come la fonte primaria di energia comporta rischi politici e finanziari, soprattutto considerando l’esperienza della ISS e la tradizionale cautela cinese nel mantenere capacità spaziali autonome.
Il progetto federale Space Atom, avviato nel 2025, prevede 92,9 miliardi di rubli fino al 2030 per lo sviluppo della centrale lunare, ma il completamento è stimato non prima del 2036, con un costo totale di oltre 166 miliardi di rubli. Nel dicembre 2025, Roskosmos ha affidato a NPO Lavochkin lo sviluppo operativo della centrale.
All’inizio del 2026, il direttore del Kurchatov Mikhail Kovalchuk ha illustrato i dettagli tecnici di Selena: il sistema deriva dalla stazione Elena-AM, progettata per l’Artico russo, ma utilizza un raffreddamento a metallo liquido (lega piombo-bismuto) al posto dell’acqua. Questa scelta elimina problemi di ebollizione e alta pressione, aumentando semplicità e sicurezza.
La centrale non prevede turbine né parti in movimento. L’energia termica del reattore verrà convertita direttamente in elettricità tramite sistemi termoelettrici, riducendo ulteriormente la necessità di interventi umani. Non a caso, Kovalchuk ha affermato che «chi per primo installerà una centrale nucleare sulla Luna diventerà il padrone della testa di ponte lunare».
Che Selena arrivi davvero sulla superficie lunare o resti un progetto di lungo periodo, il suo significato va oltre l’ingegneria. L’energia nucleare rappresenta per la Russia un modo per rientrare da protagonista nella corsa alla Luna, facendo leva su un settore in cui vanta un’esperienza storica unica. In un futuro in cui le basi lunari dipenderanno da forniture energetiche stabili e potenti, la vera competizione potrebbe non essere solo su chi atterra per primo, ma su chi riesce ad accendere e mantenere accesa la luce sulla Luna.
Fonte principale: Anatoly Zak, RussianSpaceWeb