Italia, 2020
Genere: commedia
Durata: 90'
Regia: Luca Medici
In molti, forse in moltissimi, non saranno d’accordo con me su questa recensione proprio perché Tolo Tolo ha spaccato e spiazzato l’opinione pubblica dividendo il giudizio tra chi lo considera un capolavoro e chi uno dei peggiori film dell’anno.
Ancor prima che il film facesse il suo esordio nelle sale si è detto di tutto e di più sia su Tolo Tolo che su Checco Zalone da parte di addetti ai lavori, giornalisti e media. Anche perché la pellicola, preceduta da una clip canora che in realtà (a sorpresa) non è nemmeno compresa nel film, è rimasta avvolta nel mistero.
Tolo Tolo è lungi dall'essere un film riuscito in ogni sua parte. Anzi, è una creatura bizzarra, frammentaria e in continua metamorfosi.
In origine avrebbe dovuto intitolarsi “L'amico di scorta” e avrebbe dovuto dirigerlo lo storico regista dei film di Zalone e grande amico del comico, ovvero Gennaro Nunziante.
Non si sa cosa sia successo ma alla fine Zalone decide di esordire alla regia, firmando il film come Luca Medici, il suo vero nome. In breve: la mancanza di Nunziante è il vero tallone d'Achille di un film che incappa in molti dei problemi di un regista ai suoi esordi. Tolo Tolo infatti è una pellicola che sfuma da un'introduzione infinita al vivo dell'azione senza soluzione di continuità, con scatti improvvisi e cadute nella farsa, senza mai una vera e propria esplosione, negando ogni catarsi.
Zalone dà un taglio netto, quasi uno strappo, con il suo passato e tira fuori un film che si potrebbe definirlo con un aggettivo che mai ci saremmo pensati di associare al comico pugliese: sofisticato.
Già leggendo la trama di Tolo Tolo si capisce che film ci troviamo davanti. Checco Zalone, a Spinazzola nelle Murge, terra di carne e burrate, ha un sogno: aprire il sofisticato ristorante giapponese Murgia & Sushi.
Come può andare? Ovviamente male.
E allora, fuggito ai debiti e ai pignoramenti, lo ritroviamo in un resort a Malindi, in Kenya. Lavora come cameriere, ha un amico, Oumar (Soulemayne Sylla), e una ragazza che gli piace, Idjaba (Manda Touré). Sembra andare tutto bene, ma scoppia una guerra e Checco ci si trova in mezzo. Sarà costretto a fuggire e a tornare in Italia. Ma senza alcun aiuto dai propri connazionali. Sarà costretto a compiere "il viaggio", quello che ogni giorno compiono migliaia di migranti: attraversare il deserto, arrivare in Libia, con tutto quello che comporta, affrontare il mare su un barcone. Per poi trovarsi di fronte ai porti chiusi.
Quello di Zalone è il tentativo più coraggioso e più vicino al successo di fotografare l'Italia del qui e dell'ora, preda della polarizzazione tra sardine e squali, ammaliata dalla facile retorica dell'uomo forte, il cui concetto di Africa (ma anche di economie, tasse, famiglia e amore) è evanescente, inconsistente, urlato.
Il limite di Tolo Tolo è che la voglia di Zalone di smarcarsi da sé stesso fa tante illustri vittime: mancano comprimari di vero spessore, l'ambientazione africana è poco più di un fondale, la regia è poco incisiva.
Giunto alla fine di questa breve recensione di Tolo Tolo, posso affermare che per me è un film sorprendente: molto più duro, diretto, coraggioso degli altri, pur mantenendo il suo solito sguardo "finto ingenuo" sul mondo per scardinarne i pregiudizi.
È però anche un film in cui si ride meno rispetto agli altri: piuttosto si sorride, un po' a denti stretti.
Ma è anche un film che forse avrebbe potuto, e forse avrebbe dovuto, essere qualcos'altro.
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C & C