USA, 2020
Genere: drammatico
Durata: 107'
Regia: Chloé Zhao
Trionfatore assoluto agli oscar 2021, acclamato dalla critica da indici di gradimento con percentuali bulgare, definito capolavoro quasi all’unanimità e invece… devo ammettere purtroppo che non mi trovo d’accordo con tutti questi consensi, a costo di essere impopolare non ho trovato in questo film quello che mi aspettavo. Un film a mio avviso estremamente buonista, una sorta di poesia ma estremamente superficiale e soprattutto poco critica.
La regista Chloe Zhao, fresca vincitrice dell’Oscar, è sicuramente tra le più promettenti in assoluto nel panorama cinematografico e ricordiamo che sarà lei a dirigere il prossimo blockbuster Eterni, uno dei nuovi progetti Marvel; purtroppo in questo film non ho potuto apprezzare tutte le sue qualità, che sono assolutamente innegabili.
Nomadland mescola realtà e finzione, utilizzando storie e personaggi reali (come gran parte dei veri nomadi e comunità che incontriamo nel film) per raccontare la fine del sogno americano. O meglio, nel caso di questo nuovo film, una nuova e inaspettata evoluzione dell'American Dream, che sembra quasi riportarci indietro di oltre un secolo, e trasforma quello che a molti potrebbe sembrare un semplice gruppo di senzatetto o disperati, in "nuovi pionieri", alla ricerca di una felicità e di una realizzazione personale che differisce da quello che la società sembra volerci inculcare fin dalla nascita. In questo contesto si svolgono le vicende di Fern (interpretata da Frances McDormand), una nomade che si muove e vive nel suo furgone. Si sposta dal gelo del Nevada al caldo dell’Arizona, lavora stagionalmente da Amazon e da Wall Drug (una catena di giganteschi grandi magazzini disposti “orizzontalmente” a macchia d’olio come fossero cittadine). Gli spostamenti sono continui e si alternano a delle soste presso una comunità di nomadi radunati attorno a un falò per condividere le rispettive storie personali. Non mancheranno le difficoltà, il furgone che prima buca una ruota e poi è in panne, i ricambi che costano e i soldi mancano; la sorella vive lontano.
Fern non ha più casa, la sua città natale è crollata a causa della crisi economica, ne ha una (il furgone) e ne ha tante, tutte, nel grande paese contemporaneamente più universale e più ipocrita del mondo. Fern è una donna, un’adulta, una vedova, una che lavora sodo, una solitaria, un’inquieta ma gentile, un’eccentrica ma cordiale. Una che sceglie la strada, che negli Stati Uniti vuol dire scegliere la non appartenenza (al sistema, all’ordine, alle previsioni), la precarietà, la miseria.
Fern è un vero e proprio simbolo: nell’America odierna dove il nero è tornato nero e il bianco è bianchissimo, Fern è un po’ come i vecchi pionieri ma non erra per costruire, non insegue il futuro, non cerca una permanenza, piuttosto è in costante indugio, senza alcuna illusione, convinta di una giustezza tutta sua, a metà tra la rinuncia indipendente e il capriccio permaloso, in nome di una libertà che negli anni della New Hollywood significava sovversione identitaria e che oggi, in un’epoca e in un mercato industriale trumpiani, appare un ammutinamento civettuolo.
È un film di una semplice e tradizionale retorica culturale e geografica, come d’altronde ci ha abituato il cinema americano degli ultimi 100 anni, eppure la sua articolazione è banale e scontata. Se in The Rider – Il sogno di un cowboy, Chloé Zhao era generosa, straordinariamente intima ma di un’intimità mai appiccicosa e mai indiscreta, qui al contrario è addirittura molesta nell’ordinarietà e antipatica nella mediocrità di un’impaginazione piatta.
Fern è autoritaria ed egoista, rinuncia agli altri per troppo dolore, scansa il cuore in favore di un integralismo personale un po’ egocentrico. Ho trovato a tratti sgradevole anche la protagonista (e il fatto che l’interprete sia Frances McDormand mi fa veramente male al cuore pronunciare queste parole).
In conclusione Nomadland mi sembra il prodotto “esemplare” di una major al momento opportuno per il commercio dominante, un vero e proprio strumento ideale per sollecitare le coscienze.
Un discorso elettorale. Un rimprovero alla casta.
Sempre Vostri
C & C