USA, 2021
Genere: avventura, fantastico, anime, sportivo
Durata: 115'
Regia: Malcolm D. Lee
Se siete nati negli anni '80, ma anche nel decennio successivo come il sottoscritto, molto probabilmente quello di Space Jam è un marchio che sicuramente risveglia nostalgici ricordi. L'avventura di Michael Jordan nel mondo dei Looney Tunes contro i temibili, ma nemmeno troppo, Monstars era un racconto capace di far divertire, di intrattenere e anche di nascondere dietro alle battute tra Bugs Bunny e Bill Murray una sana morale, con il credere in sé stessi elevato a mantra per superare i momenti di difficoltà. Un racconto per tutti, per i ragazzi di allora e per gli adulti di oggi, che si ritrovano a dover far conto sempre più spesso con le rivisitazioni più disparate dei titoli a cui sono maggiormente attaccati.
Michael Jordan cede lo scettro a LeBron James come star principale della pallacanestro portando i Lakers, invece dei Bulls sotto i riflettori. Secondo Joe Pytka, regista del primo “Space Jam”, ma anche secondo me, LeBron James non regge il confronto con Michael Jordan. Probabilmente è così perché MJ è un’icona praticamente irraggiungibile ma c’è da dire che il fuoriclasse dei Lakers fornisce una prova attoriale convincente, spalleggiato dall’ottimo Don Cheadle. La dinamica padre-figlio, alquanto retorica, porterà LeBron a imparare a lasciare che Dom sia quello che sente di essere.
La trama è molto semplice e ahimè alquanto banale, infatti LeBron James vorrebbe che suo figlio Dom seguisse le sue orme cestistiche ma il ragazzo è più preso dai videogiochi, avendo tra l’altro già sviluppato un titolo tutto suo. Poco dopo aver rifiutato un’offerta di digitalizzazione di sé stesso da parte della Warner Bros, King James viene catapultato assieme al suo ragazzo in un mondo digitale chiamato “Server-Verso”, gestito da un algoritmo (interpretato da Don Cheadle) in cerca di gloria. Per tornare alla vita occorrerà vincere una speciale partita di basket. C’è da assemblare una squadra e trovandosi nell’universo Warner LeBron non può fare a meno di ingaggiare i Looney Tunes, i quali però ormai non sono più uniti come una volta. La sconfitta, però, si ripercuoterebbe anche sugli animali parlanti della Tunes Squad, che verrebbero, in caso di perdita, completamente cancellati.
Dopo una prima parte in cui il campione NBA viene trasformato in un classico cartone animato e finisce in un episodio di Bugs Bunny e Willy il Coyote, la seconda metà del film è incentrata tutta sulla partita.
Risulta godibile e piacevole a mio avviso la trovata di cortocircuitare i personaggi dell’universo Warner a più riprese, così che a bordo campo a tifare ci ritroviamo gente come il pagliaccio IT della saga horror del maestro Stephen King, The Mask e anche il Re della Notte di Game of Thrones.
Il doppiaggio italiano vede Fedez prestare la voce a Wet-Fire, Carlton Myers a The Brow, Cecilia Zandalasini a White Mamba e soprattutto Flavio Tranquillo alla telecronaca (dopo Sandro Ciotti nel primo film del 1996 l’unica voce degna a sostituirlo era proprio quella del giornalista sportivo).
Per quanto le aspettative fossero alte, almeno le mie, purtroppo il film si è mostrato come una sgradevole mossa commerciale a favore di Warner Bros dove i diritti intellettuali prevalgono sulla trama. Essendo appassionato di informatica e di tecnologia, ho apprezzato molto il fatto che la trama si sviluppasse all’interno di un server. Ma questo non giustifica il senso di Duffy Duck dentro un film della DC, Lola Bunny in Wonder Woman sotto forma di fumetto, Speedy e la Nonna in Matrix, oppure Taz che appare dal nulla a causa di Rick e Morty.
Purtroppo, anche dalla grande critica, questo film è stato visto come una commercialata rilasciata sotto forma di pellicola cinematografica. Non stupitevi se, all’interno del film, sentirete nominare molteplici volte “Warner Bros.” o vedrete poster di opere targate Warner.
Se la trama fosse stata sviluppata in un modo diverso, il film avrebbe potuto avere un senso e, magari, cavalcare l’onda del successo del suo predecessore.
Tra marketing, videogames e intrattenimento ne viene fuori un film essenzialmente per i più giovani, stracolmo di personaggi autoreferenziali per la Warner e che certamente non resterà nell’immaginario collettivo come quello del 1996.
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