Italia, 2021
Genere: drammatico, sportivo, biografico
Durata: 91'
Regia: Letizia Lamartire
Negli ultimi tempi il calcio sta trovando sempre più spazio non solo attraverso le partite ma anche attraverso approfondimenti sui protagonisti. Dopo la serie tv targata Sky “Speravo de morì prima”, dedicata a Francesco Totti, dal 26 maggio è disponibile su Netflix “Il Divin Codino”, film che racconta la vita di Roberto Baggio, uno dei più forti calciatori di tutti i tempi e idolo di generazioni.
Stavolta però non si tratta di una serie tv, ma di un film che dura 90 minuti scarsi e quindi sarebbe stato assolutamente impossibile raccontare la vita di Baggio in così poco tempo.
Inutile fare paragoni tra i due prodotti, Francesco Totti e Roberto Baggio non possono essere raccontati allo stesso modo trattandosi di due personalità totalmente differenti sotto tutti i punti di vista, quindi ho trovato giusto il modo degli sceneggiatori di costruire il film in questo modo. Gli autori, diretti dalla regia di Letizia Lamartire non ci raccontano tutta la carriera del calciatore perché, come dichiarato in conferenza stampa dagli stessi sceneggiatori, era impossibile ripercorrere tutte le annate calcistiche. Di conseguenza l’attenzione viene spostata su tre momenti chiave della sua vita: la sua crescita nelle giovanili del Vicenza, con il successivo acquisto della Fiorentina ed il primo grave infortunio, l’apice del successo, che coincise anche con il punto più doloroso, quando ai mondiali di Usa 94 portò la nazionale italiana fino alla finale, per poi sbagliare il rigore decisivo, e infine gli ultimi anni da professionista con l’arrivo in provincia a Brescia per provare ad entrare nella rosa dei 23 che dovevano partecipare ai Mondiali di Corea e Giappone del 2002, alla ricerca dell’ennesimo riscatto. Il Baggio cinematografico è interpretato da Andrea Arcangeli (attore già noto per la serie tv Romulus, recensione disponibile sul nostro sito), il quale interpreta il campione in modo molto realistico (anche la somiglianza è pazzesca), parte per niente facile. L’attore ha raccontato ai giornalisti di aver letto di tutto sul grande calciatore e di essere stato rassicurato dallo stesso sul viversi questa meravigliosa esperienza in maniera tranquilla.
Il Divin Codino è un film, come già detto in precedenza che non è una cronaca dettagliata degli eventi anno per anno e quindi ci sta che gli sceneggiatori cerchino di concentrarsi su un aspetto o un momento specifico. Il focus, in questo caso, è quello interiore, personale, che cerca di far uscire fuori il carattere assolutamente particolare di Baggio, uomo schivo, riservato, devoto alla famiglia e poi a Buddha, scoperto durante la primissima parte della sua carriera. Per questo moltissime scene sono dedicate al rapporto con il padre, scomparso di recente e interpretato da Andrea Pennacchi.
La trama si concentra principalmente sul Mondiale americano e sul quel maledetto rigore sbagliato nella finale di Pasadena del 17 luglio 1994, episodio che tormenterà e che continua a tormentare Baggio tutt’ora. Molto particolare il retroscena del rapporto assai conflittuale con un Arrigo Sacchi che, purtroppo, non viene ritratto nel modo giusto da Antonio Zavatteri.
Finiti i Mondiali del 1994, una spruzzata di Brescia con Martufello in grandissima forma nei panni di Carletto Mazzone, unico che riesce a dare una sensazione di freschezza ad un film che avrebbe meritato momenti più piacevoli e non solo bui.
Il risultato è un film eccessivamente sintetizzato, che elimina completamente parti fondamentali della carriera di Baggio: Juve, Milan, Bologna, Inter, gli altri due mondiali disputati da protagonista con la Nazionale in Italia nel ’90 e in Francia nel ’98… niente… Omissioni francamente inaccettabili che rendono molto difficoltoso, per uno spettatore che non conosca abbastanza bene la carriera del campione, capire quanto grande sia stato Roberto Baggio nella storia del calcio italiano.
Purtroppo uno spettatore ventenne o un non appassionato di calcio non avrà l’impressione di avere di fronte una leggenda dello sport, ma più che altro un uomo tormentato che ha sbagliato un rigore decisivo in finale dei Mondiali.
Concludo questa recensione con un apprezzamento particolare sull’attore protagonista Andrea Arcangeli, che è quasi maniacale nelle somiglianze fisiche e nella mimica, ma purtroppo Il Divin Codino ha dei limiti ben chiari nella scrittura e nella eccessiva compressione e confusione degli eventi.
Un peccato, perché Roberto Baggio è stato molto, molto più di questo.
Sempre Vostri
C & C