Titolo originale: The Father
UK, Francia, 2020
Genere: drammatico
Durata: 97'
Regia: Florian Zeller
Titolo originale: The Father
UK, Francia, 2020
Genere: drammatico
Durata: 97'
Regia: Florian Zeller
A differenza del mio “collega”, che gestisce assieme a me la pagina”, non sono un buon conoscitore dell’inglese, anzi a dirla tutta sono davvero un pessimo conoscitore della lingua. Infatti è molto raro che guardi un film in lingua originale proprio per questa mia pecca, ma non so come mai, appena ho saputo dell’uscita di The Father – Nulla è come sembra in lingua originale mi sono catapultato a vederlo (con i sottotitoli ovviamente). La curiosità era veramente troppa, non solo per i giudizi all’unanime positivi ed entusiasti ma per l’inaspettata, almeno all’inizio, vittoria di ben due premi Oscar. Il primo per la miglior sceneggiatura non originale, essendo il film tratto da un opera teatrale dello stesso regista e drammaturgo Florian Zeller, qui all'esordio nel lungometraggio. Il secondo, davvero sorprendente e vero colpo di scena degli Oscar 2021, ad Anthony Hopkins che a 83 anni diventa il più anziano attore protagonista a vincere l'ambito premio. Dopo aver visto il film però non potrete non essere d’accordo con gli Academy, l'interpretazione di Hopkins è capace di trasformare un ottimo film in un capolavoro.
La trama del film è piuttosto semplice e descrive una situazione estremamente comune e che quasi ognuno di noi ha vissuto in prima persona o ne ha sentito parlare. Anne (interpretata da un altrettanto meravigliosa Olivia Colman) è pronta a trasferirsi a Parigi con il suo compagno, ma prima di partire vuole essere sicura di trovare una badante in grado di gestire suo padre Anthony. Il padre soffre di demenza senile, è convinto che le badanti gli rubino gli orologi e altri oggetti a lui cari, confonde i ricordi e le persone. Quel che è peggio è che a questa confusione dovuta dalla malattia si alternano brevi momenti di lucidità che rendono ancora più complicato il susseguirsi degli eventi. È un film totalmente incentrato sui due personaggi principali, sul rapporto padre/figlia e, in particolar modo, sull'anziano genitore. È attraverso i dialoghi e il modo in cui si rapportano i due che lo spettatore riuscirà a capire non solo i sentimenti a volte tenuti nascosti, ma anche un trascorso difficile nella loro relazione. È una storia di dolore e di affetti, di amore e di rabbia, in cui le emozioni vengono costantemente trattenute per non doversi mettere a nudo. Fino ad arrivare a un potentissimo e incredibile finale che non può lasciare indifferenti.
Ho particolarmente apprezzato la scelta di Zeller che preferisce costruire dialoghi davvero realistici, lasciando spazio al non detto. Si ha davvero la sensazione di trovarsi di fronte a due persone vere e reali (e il gioco sul padre di nome Anthony, uguale a quello dell'attore che lo interpreta e con cui condivide la data di nascita, sembra voler sottolineare questa ricerca di realismo) riuscendo a creare un legame emotivo davvero forte con il proprio pubblico. Ma il vero capolavoro di scrittura sta proprio nell'adattamento del testo teatrale in un'opera cinematografica. Spesso i film tratti da questo genere di storie danno l'impressione di trovarsi di fronte a uno spettacolo teatrale filmato e inserito in una scenografia. Non è il caso di The Father che, invece, con grande maestria, riesce a usare tutta la grammatica cinematografica per dare vita a un film che merita il grande schermo. La decisione azzeccata di abbracciare il punto di vista del padre Anthony, con la sua malattia, trasforma il film in un labirinto a cavallo tra l'incubo e il thriller. Il montaggio e la scenografia, con la stessa ambientazione che cambia a seconda dello stato di Anthony, raccontano la storia riuscendo nell'incredibile impresa di rendere The Father una visione cinematografica unica.
Nessuno si sarebbe immaginato la vittoria dell’Oscar al miglior attore protagonista, da premettere che in Italia il film non era ancora uscito e quindi la sorpresa è del tutto giustificata, ma dopo aver visto il film il vero stupore sarebbe stato se Anthony Hopkins non l’avesse vinto l’Oscar. È davvero difficile riuscire a spiegare a parole come Hopkins, alla veneranda età di 83 anni, riesca a usare le espressioni facciali, il movimento del corpo, gli occhi stessi, per raccontare le sue certezze e le sue indecisioni, di come quell'esplosivo momento finale sia da solo uno di quegli apici professionali a cui ogni attore aspirerebbe. Non possiamo e non dobbiamo però dimenticarci di Olivia Colman, candidata anche lei agli Oscar 2021, in un ruolo a prima vista meno memorabile, ma altrettanto straordinario. Anne diventa presto il personaggio su cui rivolgere i nostri pensieri, a me ha ricordato tanto alcune figure legate alla mia famiglia e per questo ho empatizzato tantissimo con il pergonaggio. È un lavoro in cui Olivia Colman procede trattenendosi, per non dichiarare esplicitamente le sue emozioni, ma anche in questo caso basta poco, sempre grazie al corpo, per riuscire a capire tutto ciò che sta provando. I due danno vita ad una coppia sensazionale riuscendo nell'incredibile impresa di far dimenticare allo spettatore di star assistendo al lavoro di due attori e non di due persone vere. In questo sta la forza travolgente del film: arrivati ai titoli di coda si ha la sensazione di aver assistito a una perla cinematografica.
Concludo la recensione invitandovi assolutamente alla visione del film che, nonostante i temi affrontati e il modo in cui vengono messi in scena, potrebbero rendere la visione piuttosto dolorosa a chi ha vissuto sulla propria pelle gli stessi eventi, ma credetemi sarà impossibile non esserne travolti. Inoltre consiglio di vedere The Father in lingua originale sottotitolata, per meglio apprezzare due fuoriclasse in tutto il loro talento capaci di trasformare quello che a prima vista sembra un semplice dramma in un labirinto sulla demenza senile.
Sempre Vostri
C & C