USA, UK, 2018
Genere: biografico, drammatico musicale
Durata: 134'
Regia: Bryan Singer
Fare una recensione su un film di genere autobiografico non è mai semplice. Soprattutto se stiamo parlando dei Queen e di Freddie Mercury.
Ormai tutti sanno che il film è stato al centro di numerose critiche dovute ai non pochi problemi durante la lavorazione (pur essendo l'unico regista citato, Bryan Singer è stato licenziato poche settimane prima della fine delle riprese e sostituito all’ultimo da Dexter Fletcher). A far discutere è stata anche la modifica del racconto della vera vita di Freddie Mercury e all'attività dei Queen, presumibilmente dovute alla volontà dei produttori esecutivi del progetto, di far uscire un film "pulito" che omaggiasse la band in tutta la sua grandezza.
Nonostante tutti questi problemi, Bohemian Rhapsody ha riscosso numerosi successi sia a livello di incassi (quasi 500 milioni di dollari) sia a livello di premiazioni (4 premi oscar e 2 Golden Globe su tutti)
È proprio questo contrasto a rendere così difficile questa recensione, quindi ci scusiamo in anticipo se qualche fan sfegatato dei Queen non sarà d’accordo con quello che scriveremo.
Il film, soggettivamente parlando, è un bel tuffo di costume nel passato per chi conosce a memoria e quasi senza volerlo le canzoni dei Queen ma non ha vissuto i suoi anni e i suoi concerti live. Dunque ci da la possibilità di assistere a quindici anni di storia della band britannica a partire dalla nascita del gruppo, nel 1970, fino alla storica e leggendaria esibizione al Live Aid nel 1985.
Il tutto ruota attorno al Front man e star della band, Freddie Mercury, interpretato magistralmente da Rami Malek (ruolo valsogli l’oscar per il miglior attore protagonista). E’ un viaggio nella solitudine dell’artista, attraverso la costruzione di una band che era anche famiglia, il suo rapporto complesso con l'omosessualità, i party che riempivano i vuoti e la sua ascesa da scarica valigie dell'aeroporto di Heathrow a MITO.
Una delle cose che più mi ha impressionato del film è che ci sono momenti in cui, da un punto di vista meramente estetico e iconografico, sembra davvero che quelli su schermo siano i Queen di quarant'anni fa. Non solo Rami Malek, ma anche tutti gli attori riescono a raggiungere una somiglianza fisica e gestuale davvero impressionante. I venti minuti finali del film, nei quali viene riprodotto in maniera precisa ed estremamente fedele la performance al Live AID del 1985 sono una meraviglia audiovisiva capace di emozionare anche chi non ha vissuto quegli anni come noi.
Alla luce di tutto ciò sembrano quasi scontati gli oscar al miglior sonoro e al miglior montaggio sonoro, al quale bisogna aggiungere quello al miglior montaggio.
In conclusione possiamo affermare che la performance e soprattutto la trasformazione di Malek, unita al fascino della musica dei Queen, rendono questo film unico nel suo genere, ricco di intrattenimento ed assolutamente da vedere.
Aldilà di tutte le manipolazioni, vere o false che siano, problemi e critiche... a noi Bohemian Rhapsody è piaciuto...
Sempre Vostri
C & C