Titolo originale: The Last Dance
USA, 2020
Genere: documentario, sportivo
Episodi: 10
Ideatore: Michael Tollin
Titolo originale: The Last Dance
USA, 2020
Genere: documentario, sportivo
Episodi: 10
Ideatore: Michael Tollin
“Nella mia carriera ho sbagliato più di 9000 tiri. Ho perso quasi 300 partite. 26 volte, i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito davvero molte volte nella mia vita. Ed è per questo che alla fine ho vinto.”
Tra gli anni Ottanta e Novanta anche chi non seguiva il basket o chi come me era troppo piccolo per apprezzare in pieno non poteva non conoscere la storia di Michael Jordan e della dynasty dei Chicago Bulls.
The Last Dance, docu-serie sportiva statunitense creata da Michael Tollin per ESPN e Netflix racconta proprio questo, le vicende del più grande giocatore di basket di tutti i tempi, dei suoi due fidati amici campioni che hanno fatto con lui la storia, ovvero Scottie Pippen e Dennis Rodman e il coach che ha saputo gestire il tutto, il maestro Phil Jackson. Ma non solo loro, oltre a tutte le stelle dei Bulls abbiamo Larry Bird, Magic Johnson, Isiah Thomas, stelle dei Boston Celtics, dei Los Angeles Lakers, dei Detroit Pistons, squadre leggendarie di quegli anni oltre ai vari manager che hanno fatto la storia della NBA.
The Last Dance è la storia dei Chicago Bulls e dell'uomo che era in grado di volare.
In realtà questo progetto nasce come una docu-serie di 10 episodi diretta da Jason Hehir (The Fab Five, Chicago Bears 1985, Andre the Giant) ed è a tutti gli effetti un racconto della realtà, ma è un vero e proprio film sportivo, ha tensione, profondità e una trama avvincente. Può piacere sia a chi è appassionato di basket, ma anche a chi non conosce la storia, stiamo parlando di un percorso di consapevolezza, un tutorial del pensiero positivo, una cavalcata entusiasmante come solo le storie di sport sanno essere.
La trama è molto semplice, nell'autunno del 1997, Michael Jordan, il proprietario dei Bulls Jerry Reinsdorf e il coach Phil Jackson accettarono che una troupe cinematografica della NBA Entertainment seguisse la squadra per l'intera stagione sportiva, in quella che fu definita da Jackson “l’ultimo ballo”. È una stagione molto particolare. I Chicago Bulls, la cui squadra era all'apice, con il general manager Jerry Krause pensano di fare una rivoluzione e di sostituire il coach Phil Jackson, questa scelta potrebbe comportare il ritiro di Jordan. La squadra arriva da tante vittorie, ma ripetersi non è facile.
Michael Jordan è il fulcro, l’aggregatore, il vincente, attorno a lui gira tutto, non solo sul parquet ma anche nel documentario. Con il trascorrere degli episodi il campione si rende conto che da solo non avrebbe mai vinto niente e infatti questo aspetto viene progressivamente destrutturato in maniera perfetta con l’evolversi della narrazione, dando sempre maggiore importanza a quelli che sono tutt’altro che dei comprimari, e soprattutto alle loro storie. E quindi si parlerà dell’infanzia difficile di Pippen e del suo rapporto di odio represso con i dirigenti dei Bulls, in particolare con il GM Krause. Si parlerà di Denis “The Worm” Rodman, anche se in realtà ci vorrebbe un documentario solo per lui e della costruzione dell’approccio zen e filosofico al gioco di Jackson coadiuvato da Tex Winter. Ma anche del cattivo di turno, Jerry Krause, il general manager che questo gruppo straordinario lo ha messo insieme, e personaggi apparentemente minori, coach e assistenti che hanno contribuito a fare di quei Bulls una squadra irripetibile.
La serie non ha una narrazione evocativa, The Last Dance tiene attaccati allo schermo per la bellezza assoluta di quello che mostra: le schiacciate di Jordan, gli assist di Pippen, le stoppate di Rodman, le memorie di tutti i compagni, e anche degli avversari, raccontano quel tempo lontano in cui la lealtà, l’etica, la fatica, la sofferenza erano i valori da portare in campo insieme al talento.
The Last Dance non è solo l’inestimabile documento di una stagione prodigiosa, la storia di una squadra di antieroi, è la sintesi di quello che una comunità dovrebbe essere per raggiungere il sublime, superare le divisioni, tendere al miglioramento costante della condizione collettiva. Un documentario che andrebbe fatto vedere nelle scuole per far avvicinare i ragazzi ai veri valori dello sport, ormai persi e dimenticati. C’è un ego strabordante nelle parole e nella figura stessa di Michael Jordan. Ma se non avesse ascoltato il suo allenatore Phil Jackson, e non si fosse messo da parte negli ultimi minuti di gara 7 contro i Los Angeles Lakers nelle Finals del 1991, fidandosi per la prima volta di un suo compagno, probabilmente oggi non staremmo parlando di The Last Dance.
Consiglio la visione a tutti, soprattutto a chi non è appassionato di basket perché potrà guardare il racconto senza sapere come andrà a finire, come un vero e proprio film sportivo, con la consapevolezza però che un film sui Bulls e su Michael Jordan può essere solo un documentario. Nessun attore, anzi nessun essere umano, potrebbe fare in scena quello che è stato capace di fare Michael Jeffrey Jordan.
Sempre Vostri
C & C