Italia, 2019
Genere: horror, thriller, noir
Durata: 86'
Regia: Pupi Avati
Una culla con una bambina… Si apre una porta ed un ragazzo deforme entra nella stanza per divorare la neonata... Cola del sangue sui titoli di testa di un film che ti fa già capire a cosa andremo incontro.
Prima di partire con la recensione vera e propria sento l’obbligo di fare una premessa: confesso che ero molto titubante su cosa avrebbe potuto offrirmi la pellicola dato il mio scetticismo dettato anche, purtroppo, da pregiudizi verso un genere, in questo caso l’Horror, che non riesco proprio ad abbinare con il cinema italiano, dalle sue produzioni ai suoi registi e soprattutto le sceneggiature.
Ma bisogna sempre andare oltre i propri pregiudizi e infatti devo ammettere che sono rimasto molto, ma molto sorpreso da questo film e chiedo scusa pubblicamente a Pupi Avati con la promessa di rispolverare qualche sua vecchia pellicola di questo genere.
Il Signor Diavolo è un horror “gotico padano” (sottogenere attribuito al regista) inquietante e dal fascino macabro, ricco di cupe atmosfere.
La storia, tratta dall'omonimo romanzo scritto dal regista, si svolge nel 1952 in un piccolo paesino nella laguna veneziana. Il film racconta le vicende legate all'indagine sull'omicidio di un giovane ragazzo deforme ucciso da un suo coetaneo (interpretato da Filippo Franchini al suo esordio cinematografico), convinto che il ragazzo fosse in realtà il diavolo.
A svolgere l'inchiesta è il funzionario del Ministero di Grazia e Giustizia, Furio Momentè (interpretato da Gabriele Lo Giudice), che viene inviato da Roma a Venezia per indagare e cercare di contenere il danno d’immagine che l'omicidio a sfondo religioso ha provocato al governo della Democrazia Cristiana, poiché vede il coinvolgimento di una suora e di un sacrestano.
Una pellicola ben strutturata in tutte le sue parti; dalla sceneggiatura, precisa e curata in ogni dettaglio, alla fotografia gelida che esalta i toni scuri, fino agli effetti speciali. Ottimo anche l’utilizzo dei flashback che si uniscono alla lettura delle carte dell’inchiesta durante l’infinito viaggio in treno di Momentè.
Religione, politica, superstizioni, omertà e tanto altro ancora ruotano attorno ad una serie di eventi a dir poco sconvolgenti che lasciano con il dubbio fino alla fine del film.
Perché il male si annida ovunque, anche dove nessuno si aspetta.
Un film che va seguito attentamente senza mai distrarsi.
Oltre ai giovani attori presenti nel cast, Pupi Avati ha deciso di portare con se molti artisti con cui aveva già collaborato nei suoi film horror passati. Su tutti spiccano i nomi di Lino Capolicchio e Alessandro Haber. Ma una nota di merito va all'interpretazione di Chiara Caselli che interpreta in maniera sublime e allo stesso tempo inquietante, il personaggio cupo e complesso della madre del ragazzino deforme ucciso.
Posso concludere affermando che Pupi Avati ha smentito un po’ tutti, me in primis, riuscendo a riportare in vita un genere che in Italia era ormai morto e sepolto da anni (semmai fosse realmente esistito).
Complimenti.
Sempre Vostri
C & C