Titolo originale: Идиот (Идіотъ nella grafia originale)
1° ed. originale: 1869
1° ed. italiana: 1902
Autore: Fëdor Michajlovič Dostoevskij
Titolo originale: Идиот (Идіотъ nella grafia originale)
1° ed. originale: 1869
1° ed. italiana: 1902
Autore: Fëdor Michajlovič Dostoevskij
"Dobbiamo leggere Dostoevskij quando ci sentiamo a terra, quando abbiamo sofferto sino ai limiti del tollerabile e tutta la vita ci duole come un’unica piaga bruciante e cocente, quando respiriamo la disperazione e siamo morti di mille morti sconsolate. Allora, nel momento in cui, soli e paralizzati in mezzo allo squallore, volgiamo lo sguardo alla vita e non la comprendiamo nella sua splendida, selvaggia crudeltà e non ne vogliamo più sapere, allora, ecco, siamo maturi per la musica di questo terribile e magnifico poeta".
Le parole di Hermann Hesse rappresentano una premessa perfetta non solo per la recensione che proverò a scrivere ma anche per tutti coloro che vogliono iniziare a conoscere il mondo letterario dell’autore russo.
L’affetto che mi lega a “L’idiota” è forse dovuto al momento particolare che attraversavo quando lo lessi la prima volta, la storia di questo principe semplice, ingenuo e infinitamente compassionevole è qualcosa a cui è difficile rimanere indifferenti, e nel mio caso impossibile non immedesimarsi.
La storia de “L’idiota” è la storia di Lev Nikolaevic Myškin, un giovane principe appena tornato in Russia dalla Svizzera dove è stato curato per l’epilessia. Myškin guarda al mondo con ingenuità e stupore; la malattia lo ha reso incosciente per molti anni, ed è ora con occhi quasi vergini che si accosta a chiunque gli parli, anche al rozzo Parfen Rogozin, suo compagno di viaggio, protagonista di una furiosa lite con il padre a causa di Nastas’ja Filippovna, una donna nel cui nome Myškin si imbatte continuamente nel suo primo giorno a San Pietroburgo. La sente nominare anche a casa del generale Epancin, in cui Myškin fa conoscenza della generalessa Elizaveta Prokof’evna, sua lontana parente, e delle tre bellissime figlie, Adelaida, Aleksandra e Aglaja. Il principe Myškin si ritrova immediatamente coinvolto in una fitta rete di intrighi e segreti intessuti da una miriade di personaggi che sembrano non aver remore a considerarlo un idiota per il candore con cui professa la sua malattia e per la semplicità con cui si discosta dagli atteggiamenti di chi lo circonda. L’incontro tra Myškin e Nastas’ja segnerà la fine della lunga fase introduttiva e darà il via a due ossessioni direttamente proporzionali: quella della donna per l’unico uomo che veramente le mostra rispetto ma verso il quale si sente indegna e quella del principe nei confronti di questa donna segnata da sofferenze verso cui non può che esserne fatalmente attratto.
Sono una lo specchio dell’altro.
Attorno a loro sfilano una vasta folla di personaggi e tutti, a modo loro, definiscono il principe “idiota”. Lo definiscono così perché se qualcuno lo ingiuria arrossisce di vergogna, perché non sa mentire (e non vuole nemmeno farlo), perché nell'attesa di essere ricevuto in un salotto si intrattiene con un cameriere e discute con lui della pena di morte e perché ha una fiducia illimitata nel prossimo anche se il prossimo puntualmente cerca di fargliela perdere.
“Che razza di idiota sono, se so che mi si considera un idiota?”
Dostoevskij dà al suo protagonista una connotazione profetica, il suo assumersi volontariamente le sofferenze altrui lo dimostrano chiaramente. Professa una sua parola, che potremmo definire rivoluzionaria, in un mondo che vive di sofferenza e sopraffazione.
Dostoevskij, come tutti i grandi artisti al compimento dello oro opere, chiuderà il romanzo assolutamente insoddisfatto, ma il suo romanzo diventerà un simbolo della perfezione morale.
Un libro che ha lasciato in me un segno indelebile, nonostante non sia stato ritenuto un capolavoro dalla critica al pari degli altri scritti dell’autore russo, il suo insistere sulla solitudine, sul dolore e sull'accettazione sociale ha un’urgenza fortemente contemporanea.
E ad ogni rilettura offre suggestioni sempre nuove.
Una palestra per riflettere…
Sempre Vostri
C & C