Titolo originale: The Omen
USA, UK, 1976
Genere: horror
Durata: 111'
Regia: Richard Donner
“Qui è la saggezza. Chi ha intendimento conti il numero della bestia: poiché esso è numero d’uomo, e il suo numero è 666.”
Apocalisse, 13/18
E con questa frase inquietate che si conclude il film di cui sto per parlarvi ed è con questa frase che voglio iniziare la recensione.
Ma procediamo con ordine…
La notte di Halloween è passata da un po’ e quest’anno anch’io ho deciso di passarla vedendo un film horror. Partiamo dal presupposto che come ben sapete nessuno dei due è amante del genere, se abbiamo rispolverato qualcosa in questi anni è soltanto merito di Ivan, gestore di horrorthriller88 ed esperto in materia, che più volte abbiamo ospitato sulla nostra pagina all’angolo dell’ospite.
Questa volta ho scelto un classico, un film del 1976 intitolato “Il presagio”
Il film segue la storia di Robert Thorn (interpretato da Gregory Peck), diplomatico americano a Roma, divenuto padre per la prima volta, ma di un bimbo nato morto, cela la disgrazia a sua moglie Kathie (interpretata da Lee Ann Remick) che tanto aveva desiderato quel figlio, e si prende come proprio un maschietto nato lo stesso giorno del suo, da madre (così gli ha detto un sacerdote) morta dandolo alla luce.
Trasferitisi a Londra, dove Robert è stato nominato ambasciatore, lui e Kathie si godono in serenità i primi cinque anni di vita del piccolo Damien, finché, mentre festeggiano il suo sesto compleanno comincia, col suicidio di una governante, una serie di tragici avvenimenti di cui saranno vittime anche un sacerdote, la stessa Kathie e un fotografo. Robert si convince che Damien è il figlio del Diavolo, l'Anticristo profetizzato dall'Apocalisse: nato, come gli rivelerà un'incursione a Cerveteri, non da una donna, ma da una bestia…
I presupposti per una bella storia horror ci sono ed infatti, nonostante non cammini a pari passo con i miei gusti, devo dire che non mi è dispiaciuto. Quello che più mi ha colpito è stato che pur trattandosi di un prodotto di quarantacinque anni fa, quindi immaginate i mezzi e la tecnologia usata a quel tempo, il risultato è stato davvero ottimo. Una storia sovrannaturale da brividi. Lenta, ansiosa, sinistra e letale quanto basti per far accapponare la pelle. Non mi sono mai piaciuti i prodotti sovrannaturali, dove entità sconosciute iniziano a far muovere oggetti, cose o persone (tipo Paranormal Activity), però in questo contesto devo ammettere che il sovrannaturale applicato alle persone è ben riuscito, oltre ad avere alla base una storia interessante e ben approfondita durante il film. Oltre ad avermi fatto stare con un’ansia assurda per tutto il tempo, questo film mi ha fatto anche riflettere e vi spiego anche il motivo; la maggior parte dei film horror che ho visto o che siamo abituati a vedere, soprattutto quelli più moderni, finiscono sempre con il bene che trionfa sul male o peggio ancora, finisce a tarallucci e vino.
In questo caso, e ricordiamo che stiamo sempre parlando di un film degli anni 70, non c’è un lieto fine o un vissero felici e contenti… anzi, è il male a trionfare sul bene e proprio questo Male, sembra suggerire il regista, non si riesce MAI a sconfiggere del tutto: esso ha già vinto da un pezzo la battaglia contro l’umanità, e si diverte a distruggerla progressivamente con guerre, carestie ed eventi catastrofici.
Ora potete capire il perché ho voluto iniziare questa recensione con quella frase…
Gregory Peck, il protagonista, è stato un attore che nel corso della sua carriera ha sempre interpretato personaggi idealisti e di elevata statura morale. Nel 1962 ha vinto il premio oscar per la sua interpretazione dell'avvocato Atticus Finch nel film Il buio oltre la siepe. Il 20 gennaio 1969 il Presidente Lyndon B. Johnson lo ha onorato con la Medaglia presidenziale della libertà per il suo impegno umanitario.
Un attore che mi piacerebbe approfondire meglio dato che oltre a questo film l’ho soltanto visto nel Promontorio della paura, film del 1961 revisionato successivamente da Martin Scorsese in Cape Fear con uno strepitoso Robert De Niro (recensione presente sul nostro sito).
Prima di concludere questa recensione voglio sottolineare di quanto inquietante sia stata la colonna sonora di Jerry Goldsmith che ha fatto da sottofondo all’intera pellicola, a partire dai titoli di apertura con questa immagine di un bambino che al posto di un’ombra normale ha una croce. Una musica angosciante ed impressionante, che non a caso ha vinto il premio oscar come miglior colonna sonora originale nel 1977… in competizione con un altro “filmino” intitolato Taxi Driver…
Il presagio è un cult del cinema horror sovrannaturale degli anni settanta e nonostante non sia il mio genere, nonostante l’ho visto con molto ritardo, sono contento di averlo aggiunto alla mia collezione.
Agli amanti dell’horror che non l’hanno visto, o semplicemente a chi è curioso di recuperare qualche vecchio classico, il mio consiglio è quello di vederlo… magari in una serata dove fuori c’è vento e pioggia. Una combo perfetta.
Sempre Vostri
C & C