Titolo originale: The Catcher in the Rye
1° ed. originale: 1951
2° ed. originale: 1961
Autore: J. D. Salinger
Titolo originale: The Catcher in the Rye
1° ed. originale: 1951
2° ed. originale: 1961
Autore: J. D. Salinger
Sono passati settant’anni da quando è stato scritto ma “Il giovane Holden” rimane un romanzo che si può definire di formazione e di riflessione sulla condizione marginale di tutti coloro che decidono di non adattarsi a una società ottusamente povera di immaginazione. Un libro che racchiude lo spirito pionieristico e avventuroso di un popolo. La mancanza di punti di riferimento, la solitudine portata all'estremo.
Jerome David Salinger, autore “quasi” di un “romanzo unico”, titola il suo libro in modo ben diverso dalla trasposizione italiana ”The Catcher in the Rye" strofa di una nota canzone in Scots attribuita a Robert Burns, Comin’ Through the Rye. Il titolo dell’opera deriva da una storpiatura che il ragazzo fa durante un passaggio del libro e in inglese questo genere di titolazione permette di avere un gioco di parole, molto complesso da rendere in altri idiomi. Nel 1952 un editore italiano, Gherardo Casini, lo pubblicò, con traduzione di Jacopo Darco, con il titolo “Vita da uomo”. Ma divenne celebre anche in Italia quando lo pubblicò Einaudi con la traduzione di Adriana Monti con il titolo “Il Giovane Holden”.
Nonostante i tanti anni passati sembra sempre un personaggio dei giorni nostri Holden Caufield, con quell'aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e la sua 'infanzia schifa' e le 'cose da matti che gli sono capitate sotto Natale', dal giorno in cui lasciò l'Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena.
Perché è arrabbiato Holden?
Poiché non lo si sa con precisione, ognuno ha potuto leggervi la propria rabbia e assumere il protagonista a "exemplum vitae".
E’ il romanzo di una coscienza presessantottina, di una voglia libertaria di emancipazione generazionale, di uno strappo esistenziale fra la cupa ristrettezza di una famiglia-tipo americana del primo dopoguerra e il germe ribellistico di un diciassettenne in crisi scolastica. Alla fine si finisce per solidarizzare con la povera famiglia Caulfield che già aveva avuto la tremenda disgrazia di perdere un figlio di 11 anni morto di leucemia (e quel fratello torna spesso nei pensieri di Holden al punto di sembrargli talvolta ancora vivo). Poi c’è un fratello più grande che vive a New York e vuole fare lo scrittore e Holden ammira. Ma soprattutto colpisce moltissimo il rapporto che Holden aveva con la sorellina Phoebe. Quando Holden è girovago a New York resta nondimeno collegato a Phoebe, anzi una notte torna a casa di nascosto e si insinua nella sua camera per chiacchierare a lungo prima di fuggire di nuovo.
J. D. Salinger, scomparso nel 2010, è un autore di una scrittura che condensa uno spirito ribellistico, uno slang particolare, una febbrile inquietudine di giovanili tormenti.
Il giovane Holden è un libro importante, centrale, della narrativa americana del ‘900. Forse tra i più grandi, ma questo è un mio parere personale.
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C & C