Italia, Francia, 2020 - in produzione
Genere: thriller, drammatico
Stagioni: 1
Episodi: 10
Ideatore: Alessandro Sermoneta, Mario Ruggeri, Elena Bucaccio, Guido Maria Brera, Daniele Cesarano, Barbara Petronio, Ezio Abbate
Italia, Francia, 2020 - in produzione
Genere: thriller, drammatico
Stagioni: 1
Episodi: 10
Ideatore: Alessandro Sermoneta, Mario Ruggeri, Elena Bucaccio, Guido Maria Brera, Daniele Cesarano, Barbara Petronio, Ezio Abbate
Nel corso degli anni Sky ci ha abituato con le sue serie “original” a uno standard che solo in rare occasioni si era mostrato altrettanto encomiabile in Italia. Storie interessantissime, interpretate con grandi capacità, messe in scena in maniera superlativa. I vari attestati di stima per produzioni come Chernobyl o The New Pope o Gomorra, senza andare troppo lontano, sono la dimostrazione di quanto quella intrapresa dal colosso televisivo europeo sia la strada giusta. Eppure in Diavoli, anche perché si addentra in un territorio immenso nella sua complessità, viene a mancare qualche elemento al quale eravamo abituati con le recenti serie, risultando a volte un po’ ostica nella comprensione (per chi non è addentrato nel campo della finanza) causando un po’ di smarrimento.
La serie, tratta dal romanzo "I diavoli" di Guido Maria Brera (uomo di finanza che questo mondo lo conosce bene), vede come protagonista Massimo Ruggero (interpretato da Alessandro Borghi), un rampante head of trading in una grandissima banca finanziaria londinese, che in un già storicamente teso 2011 si trova coinvolto in una specie di thriller che mescola le sue ambizioni professionali, i suoi drammi personali ma anche (esagerando, forse) le sorti della finanza e della politica internazionali. A giocare un ruolo ambiguo in tutto questo schema è Dominic Morgan (interpretato da Patrick Dempsey), CEO della New York-London Investment Bank e suo mentore, ma anche uomo dalle mille ombre, anche lui segnato da un lutto che rende complicata la relazione con la moglie Nina (interpretata da Kasia Smutniak). Una morte interna alla banca e una promozione mancata saranno le micce che fanno esplodere una sequela di intrighi, cospirazioni e manipolazioni, da seguire con attenzione fra termini tecnici e salti temporali talvolta disorientanti.
Bellissime le location e le ambientazioni, da una Londra frenetica e raggelante, tutta grattacieli della City e case dal lusso minimalista alla Costiera Amalfitana, finalmente inquadrata in una storia che non sia la classica commedia o un racconto di criminali.
Come dicevamo all'inizio la serie risulta, per coloro che poco masticano termini finanziari un po’ complicata e forse un tantino “pesante”, ma a “salvarla” sono indubbiamente i protagonisti, belli da guardare mentre strisciano nei panni di personaggi che di bello non hanno proprio niente. Sono questi e il loro dualismo estremo la parte più interessante e l'anima della serie.
Patrick Dempsey si diverte da morire (e si nota moltissimo) a fare finalmente un antieroe dopo dieci anni di Grey’s Anatomy, in cui era il protagonista senza ombra e senza macchia. L’attore americano può dare finalmente sfogo al suo lato più diabolico, misurando gesti e movimenti, sfoggiando raramente sorrisi, che però quando arrivano gelano il sangue.
La vera colonna portante di Diavoli è però Alessandro Borghi: protagonista assoluto, presente nella maggioranza delle scene, si afferma tra i più (se non il più) brillanti attori del nostro cinema dimostrando una stoffa internazionale recitando in inglese. Emotivo e allo stesso tempo glaciale, sofisticato e brutale, Borghi cerca di dare più tridimensionalità possibile al suo personaggio, anche se la scrittura non sempre lo aiuta.
Un ottimo cast, Kasia Smutniak, che si conferma attrice di grande intensità nel ruolo di Nina, moglie di Dominic; Lars Mikkelsen, che ha il ruolo di Daniel Duval, leader di Subterranea, una piattaforma clandestina di controinformazione, e Laia Costa, che interpreta Sofia, ragazza argentina che lavora per Duval e ha un conto in sospeso con Morgan. Tra gli altri interpreti, Malachi Kirby, Paul Chowdhry, Pia Mechler e Harry Michell.
Diavoli non fa nulla per risultare "piacevole" ad orecchie poco allenate. Insomma, non è una serie per tutti. Anzi, richiede una grande concentrazione per la sua narrativa sofisticata, fatta di salti temporali, tecnicismi e una regia moderna. Il fatto che la storia allunghi le mani verso temi più familiari al genere crime thriller ne facilita in parte la commestibilità. Nonostante questo, però, il rischio confusione, soprattutto per i più disattenti, è costantemente dietro l'angolo.
Piacevole o meno, interessante o noiosa, la serie ci sbatte in faccia una dura e cruda realtà: la finanza oggi non solo è il terreno di gioco dove si combatte la terza guerra mondiale, ma è anche la sua arma più potente.
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